di
Maria Giovanna Faiella
In Italia c’è stata un’impennata di casi in Italia, con l’aumento dei contagi, in alcune aree del Paese fino al 750%. L’appello alle istituzioni di World Health Academy of Dermatology and Pediatrics e Società scientifiche dermatologiche e pediatriche: «Siano garantite terapie gratuite ai pazienti»
La scabbia non è più una malattia del passato, è tornata ed è diventata un’emergenza: negli ultimi anni, infatti, c’è stata un’impennata di casi in Italia, con un aumento dei contagi, anche tra i bambini, fino al 750% in alcune aree del Paese. Eppure si potrebbe prevenire la sua diffusione e curarla, ma le terapie – farmaci e prodotti topici – non essendo inserite in fascia A (a carico del Servizio sanitario nazionale) ma in fascia C, si pagano e sono costose, specialmente se in famiglia s’infettano due/tre persone. Ma i costi della malattia «pesano» anche sul Servizio sanitario nazionale.
Da qui l’appello alle istituzioni, da parte della World Health Academy of Dermatology and Pediatrics e delle Società scientifiche dermatologiche e pediatriche perché si garantiscano terapie gratuite e adeguate su tutto il territorio nazionale, lanciato nel corso di un incontro al Senato, «La scabbia un problema emergente».
Cos’è, sintomi, come si previene
La scabbia è una malattia contagiosa dovuta a un’infestazione della pelle dovuta a un parassita, l’acaro Sarcoptes scabiei . Il sintomo principale è il prurito, intenso e persistente, più accentuato di notte, associato a piccole papule o a lesioni cutanee.
Si contrae principalmente per contatto pelle-pelle oppure con vestiti, indumenti, biancheria del letto infestati dal parassita. Ci si può contagiare in famiglia ma anche in comunità, dalle scuole agli uffici, dagli ospedali alle residenze sanitarie.
«Solo nel 2024 sono stati segnalati circa 5.200 casi a livello nazionale, rispetto ai soli 492 nel 2010; e sono stati rilevati 854 focolai che hanno coinvolto oltre 2.500 persone» ha spiegato Giuseppe Di Mauro, presidente Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), che ha aggiunto: «La scabbia non fa distinzioni sociali o di igiene personale, e non basta lavarsi spesso per non prenderla: sapone e acqua calda non eliminano l’acaro già annidato sotto la cute, ma servono terapie specifiche».
Impatto sulla salute pubblica
Nel 2017 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inserito la scabbia nell’elenco delle malattie tropicali trascurate e ha riconosciuto il suo significativo impatto sulla salute pubblica.
«La scabbia è una malattia di rilevanza sociale, soggetta a denuncia obbligatoria e spesso a controlli domiciliari da parte dei Servizi di Igiene e Sanità Pubblica ma, nonostante ciò, nessun farmaco utilizzato per il suo trattamento è fornito gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale» ha detto il professor Fabio Arcangeli, presidente della World Health Academy of Dermatology and Pediatrics (WHAD&P).
In aumento anche tra i bambini: l’allarme dei pediatri
Negli ultimi anni, soprattutto dopo il Covid, c’è stato un aumento esponenziale dei casi. Secondo gli esperti i motivi sono vari, tra cui: intensi flussi migratori, turismo in Paesi ad elevato rischio di parassitosi, trattamenti impropri, resistenza ad alcuni farmaci.
«La scabbia è tornata a essere un problema sanitario importante, ma continua a essere sottovalutata; molti la considerano relegata al passato o legata esclusivamente a situazioni di disagio sociale, e invece oggi i dati ci dicono chiaramente che non è così e, negli ultimi anni, stiamo registrando un aumento costante dei casi, anche tra i bambini» ha sottolineato il professor Rino Agostiniani, presidente Società Italiana di Pediatria (SIP), che ha aggiunto: «La malattia non riguarda solo contesti marginali: può colpire chiunque, in qualunque ambiente. È fondamentale superare lo stigma e riconoscerla per quello che è: un’infezione contagiosa che richiede diagnosi tempestiva e trattamento adeguato».
Terapie
In attesa di nuove linee guida scientifiche aggiornate, quelle attuali indicano per il trattamento della scabbia l’applicazione di permetrina 5% crema – che va applicata dal collo ai piedi e anche nel cuoio capelluto nei bambini piccoli – o l’assunzione di ivermectina per via orale (0,2 mg/kg di peso corporeo).
Il trattamento topico va mantenuto in sede, prima di essere lavato via, per almeno 8-12 ore e ripetuto dopo una settimana. Per trattare l’intera superficie cutanea del corpo di un adulto occorrono 1-2 confezioni da 30 grammi, che hanno un costo di circa 23 euro ciascuna.
La letteratura internazionale segnala una crescente resistenza alla permetrina in molti paesi del mondo, dovuta a mutazioni dell’acaro, che riesce a neutralizzare il principio attivo del farmaco.
L’ivermectina richiede l’assunzione di 2-6 compresse da 3 mg ciascuna in base al peso corporeo, da ripetere dopo una settimana. Il costo di 4 compresse varia da 18 a 22 euro circa.
Di solito va ripetuto un secondo ciclo di terapia dopo circa sette giorni, il tempo necessario per la schiusa delle uova degli acari, che avviene in 2-3 giorni dalla deposizione; talora, anche un terzo ciclo dopo due settimane, ricordano gli esperti.
I costi a carico dei pazienti
«Solo alcune Regioni, come Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige, – ha riferito il professor Arcangeli – distribuiscono gratuitamente questi farmaci, ma seguendo indicazioni posologiche talora insufficienti per i malati, come l’applicazione di permetrina solo per una notte, anche se ripetuta dopo una settimana, o addirittura un’unica applicazione di permetrina o assunzione di ivermectina per i contatti, che dovrebbero essere trattati come malati potenziali».
Per un nucleo familiare composto da un bambino e due adulti la spesa ammonterebbe a 690 euro in caso di trattamento solo locale con permetrina e circa 560 euro in caso di trattamento con ivermectina.
«Anche la cattiva gestione terapeutica, che implica cure non eseguite a causa dell’elevato costo, indicazioni posologiche insufficienti, mancato o inadeguato trattamento dei contatti stretti, possono contribuire alla crescente diffusione della parassitosi – ha sottolineato il professor Arcangeli – . Anche per questo i farmaci dovrebbero essere dispensati gratuitamente su tutto il territorio nazionale, riconosciuti in fascia A dalle Autorità Sanitarie Nazionali, così da renderli facilmente accessibili a tutti ed utilizzabili per la giusta durata e modalità di trattamento, a discrezione del medico prescrittore».
Mancato accesso alle cure
«L’accesso alle terapie oggi rappresenta un problema concreto – ha aggiunto il professor Agostiniani –. I trattamenti sono interamente a carico del paziente e possono risultare costosi, soprattutto perché, per essere efficaci, devono coinvolgere tutti i contatti stretti, quindi spesso l’intero nucleo familiare. Questo significa un impatto economico non trascurabile, che rischia di rallentare l’avvio delle cure e di favorire ulteriormente la circolazione del contagio».
«Come società scientifica – ha detto Agostiniani – dobbiamo migliorare la conoscenza della scabbia tra i pediatri. Una maggiore formazione porta inevitabilmente a diagnosi più rapide e a una maggiore consapevolezza dell’importanza di avviare la segnalazione dei casi. È proprio la segnalazione che ci consente di avere una fotografia più accurata del fenomeno, e quindi di intervenire in modo più efficace. Solo attraverso un monitoraggio adeguato, un accesso più equo alle terapie e una maggiore attenzione culturale e sanitaria possiamo contrastare davvero la diffusione della scabbia, soprattutto tra i più piccoli».
L’App di Figli & Genitori, il tuo supporto quotidiano per crescere un figlio
SCOPRI E SCARICA L’ APP
3 febbraio 2026 ( modifica il 3 febbraio 2026 | 17:19)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
