di
Alberto Tomba
Trionfatore ai mondiali e alle Olimpiadi, «Albertone» ha debuttato nel 1984 con una discesa sul Monte Stella a San Siro.
Per me, questa Olimpiade Milano-Cortina 2026 si svolge nel «Triangolo d’oro» della mia carriera. Mi sono innamorato dello sci sull’Appenino, poi la passione si è scaldata a Cortina, dove mio padre mi portava da Roberto Siorpaes per diventare bravo. È stata la mia bella culla. Ma come sciatore di livello sono nato a Milano, sulla Montagnetta, per un Parallelo dove si scivolava su un breve pendio e su una superficie di ghiaccio acquoso grigio. Ero nella nazionale B, allora, e non mi volevano nella A, ma ho subito infilzato Holzer, poi De Chiesa, quindi Edalini e alla fine ho piegato Erlacher. Quella mattina era umida e mancavano due giorni al Natale del 1984, ma in quelle poche ore io sono cambiato e gli altri hanno cominciato a guardarmi in modo diverso. Non ero più solo il «cittadino» lì per caso e per fortuna.
Non sono mai stato un raccomandato. Milano mi ha portato fortuna, perché molti ricordano quella mia prima vittoria importante con il titolo sulla «Gazzetta dello Sport» a nove colonne. Però Gino Palumbo, allora direttore editoriale della rosea, (il direttore era Candido Cannavò), mi dicono superstizioso, ha preferito non mettere il mio cognome subito nel titolo… Bormio mi ha permesso di vivere la conquista della Coppa del Mondo 1994-1995. Quella settimana è stata davvero speciale. Sì, è vero nell’ultima gara, a Coppa ormai vinta, sono sceso in bermuda giallo. Non è stato facile vincere la classifica generale, potevo fare punteggi in due sole gare, mentre i dirigenti mondiali erano fissati sui campioni polivalenti. È stata una soddisfazione immensa, quindi adesso capite perché parlo del «Triangolo d’oro»?
Fare dei pronostici adesso non è facile, ma la nostra squadra alpina ha buone carte da giocare. Le leader sono Sofia Goggia e Federica Brignone, la tigre che ha recuperato in modo fantastico. Questo duo trascina le giovani che stanno dimostrando di essere pronte al grande salto, guardate la vittoria di Nicol Delago in discesa a Tarvisio. Negli slalom, le giovani stanno crescendo. Wengen, un classico con Kitzbühel, ha lanciato Franzoni, un giovanotto molto simpatico, noi diremmo un bel manzo, che ha qualità importanti ed è anche molto aperto. Paris ha l’esperienza e sullo Stelvio di Bormio non sarà facile batterlo. Poi avete visto il quarantunenne Innerhofer, il Vonn italiano? Negli slalom i nostri ragazzi devono trovare la continuità, ci vuole tempo. Per vincere all’Olimpiade bisogna essere preparati e avere un pizzico di fortuna. Io sono ottimista.
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4 febbraio 2026 ( modifica il 4 febbraio 2026 | 15:14)
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