Subito dopo aver ucciso la sorella ha provato a nascondersi, ma alla fine non ha retto alla tensione e si è costituito bussando in piena notte al commissariato della Polizia di Stato di Ponticelli, dopo essere andato ad abbracciare la madre. A scrivere anche l’ultimo atto della tragedia familiare è stato sempre lui, Giuseppe Musella, 28 anni, nessun precedente e una vita consumata in un ambiente di drammatico degrado, umano e ambientale.

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LA CONFESSIONE

«Sono stato io, adesso vi racconto tutto: ancora non so come possa essere riuscito a fare questo». Il cerchio si chiude in Questura, davanti agli investigatori della Squadra mobile e al pubblico ministero Ciro Capasso. Giuseppe appare sconvolto, ma collabora fornendo la sua versione: un racconto che però presenta ancora più di un punto oscuro.

Assistito dall’avvocato Andrea Fabozzo, Giuseppe rende piena confessione ricostruendo quella manciata di secondi di follia scatenati – sostiene – da un litigio improvviso con sua sorella. Spiega di essere appena uscito da una brutta influenza, di non stare ancora bene: «Avevo un feroce mal di testa, non riuscivo a riposare anche perché Ylenia stava ascoltando musica ad alto volume». Le cose precipitano quando il battibecco con la ragazza assume i contorni di una lite violenta: Giuseppe si accorge che la sorella ha sferrato un calcio al cagnolino che i due tenevano in casa, forse succede dopo essersi accorta che la bestiola (adesso affidata ad alcuni parenti dei due ragazzi) aveva fatto la pipì sul pavimento di casa. «Non ci ho visto più – questo il senso del racconto del giovane fermato dalla polizia – e le ho dato un paio di schiaffi». Quando la giovane è arrivata, ormai in fin di vita, in ospedale aveva il volto tumefatto.

PUNTI OSCURI

E il coltello? Fatto sta che Giuseppe insiste su un punto: mentre la sorella tentava una via di fuga uscendo dalla porta di casa lui avrebbe impugnato una lama in cucina e l’avrebbe lanciata all’indirizzo della ragazza: «Ma non volevo ucciderla», ha precisato. Le liti tra i due si erano fatte negli ultimi tempi sempre più frequenti. Il lancio di quel coltello l’avrebbe centrata alle spalle. Liti frequenti, ma anche un affetto fraterno incontenibile, che oggi stride di fronte alla tragedia sfociata nel sangue; lo testimonia un post che la giovane dedicò al fratello alcuni mesi fa su Facebook: “Hai saputo farmi da padre e da madre. Anche se litighiamo 100 volte al giorno non ti cambierei mai”. I due erano infatti cresciuti senza la presenza del padre (detenuto per omicidio) e della mamma (uscita dai domiciliari solo di recente).

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Quel che è certo è che la vittima, dopo aver ricevuto il fendente, ha la forza di scendere le scale imboccando via Al Chiaro di Luna, percorrendo finché le forze le reggono una quindicina di metri, prima di stramazzare al suolo. Questa circostanza è invece confermata dalla lunga scia di sangue che gli uomini della Polizia scientifica hanno documentato sul posto. La tragedia è compiuta: e quando lui si accorge che la sorella è moribonda, la carica a bordo di un’auto e corre verso l’ospedale Villa Betania. Lo documenterebbero le immagini delle telecamere del pronto soccorso, le stesse che indurranno gli investigatori a mettersi sulle tracce del 28enne.
Ma c’è un altro punto importante da chiarire: quando la situazione è degenerata Ylenia potrebbe non essere stata da sola. Anzi, forse in quell’appartamento c’era una o più sue amiche. Dal fitto riserbo investigativo trapela che ci sarebbero due testimoni oculari. Anche su questo punto Giuseppe – fermato con l’accusa di omicidio aggravato – dovrà fare chiarezza quando, nelle prossime ore, comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari che deve convalidare l’arresto.

IL PRECEDENTE

Questa tragedia ha fatto venire a galla anche un episodio recente della vita di Ylenia. Una brutta storia nella quale sarebbe stata coinvolta finendo al centro di un’indagine dei carabinieri su una truffa messa a segno, con un giovanissimo complice, ai danni di un’anziana in Abruzzo.
A metà febbraio la ragazza uccisa a Napoli avrebbe dovuto presentarsi all’Aquila al processo per direttissima, dopo l’arresto nel novembre scorso, insieme ad un 17enne anche lui di Napoli, con le accuse di violazione di domicilio e truffa ai danni di un’anziana 90enne avvenuto il 30 ottobre dello scorso anno con la tecnica del “falso carabiniere”. 
I due avrebbero indotto così la vittima aconsegnare tutti i gioielli custoditi in casa per farli controllare ad un “collega” che di lì a poco si sarebbe presentato presso l’abitazione. Il 17enne si era presentato a casa dell’anziana, dicendo di essere un carabiniere e chiedendo la consegna dei gioielli. Poi la fuga in auto, condotta dalla 22enne di Napoli. Il veicolo fu poi fermato dai veri carabinieri, che consegnarono la refurtiva alla legittima proprietaria. Una storia che getta un’ombra lunga e scura su Ylenia, che però non potrà mai più difendersi da quest’accusa infamante. I funerali della ragazza si svolgeranno dopo l’autopsia e il dissequestro della salma.