Doveva essere un omaggio ai colleghi e alle colleghe. Ma Io canto 2, il nuovo album di cover di Laura Pausini, che esce domani ed è l’ideale prosecuzione di quello che nel 2007 le fece vincere il premio come “miglior album pop femminile” ai Latin Grammy Awards, è diventato per la 51enne cantante romagnola una sorta di campo minato. Prima la disputa con Gianluca Grignani per la cover di La mia storia tra le dita, uscita a settembre come antipasto del progetto: lui l’ha accusata di aver modificato il testo senza chiedergli il permesso, lei ha sostenuto di averlo fatto, e la cover è sparita dalla tracklist della versione per il mercato italiano (c’è, invece, in quella per il mercato latinoamericano).
IL VELENO
Poi le critiche ricevute sui social per l’interpretazione ritenuta troppo urlata della cover in francese di Due vite di Marco Mengoni, La dernière chanson: i commenti erano così velenosi che ad un certo punto lo staff della cantante – che a dicembre ha annunciato di aver cancellato le app dei social, definendoli «luoghi di odio e rabbia» – li ha disattivati. «Quel post è stato commentato da 4mila persone, ma si parla solo delle 500 che l’hanno criticata. Mengoni è felice. Io sono prima in Francia, dopo venticinque anni. Di queste cose devo imparare a sbattermene. Quel mondo è aggressivo», si difende la voce di Strani amori.
UN GRANDE ONORE
Voce che stasera a Striscia la notizia riceverà proprio per le polemiche il Tapiro, domani sera si esibirà allo Stadio San Siro di Milano alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina – top secret la scaletta – e poi il 13 febbraio insieme a Carlo Conti e ai big in gara al Festival di Sanremo, di cui sarà co-conduttrice, sarà ricevuta dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella (è la prima volta che le porte del Quirinale si aprono per i protagonisti del Festival: «Un grande onore», il commento di Conti, che ieri a Radio Subasio ha ribadito il suo addio dopo questa edizione). Con Grignani avrà la possibilità di chiarirsi a Sanremo: il rocker sarà ospite della serata dei duetti. «Cosa è successo? Non lo so. Ho cercato Grignani per un chiarimento, ma non ho mai ricevuto risposta. Nel 2024 quando gli anticipai l’idea della cover mi ringraziò», commenta a proposito del caso di La mia storia tra le dita. Chissà che l’accordo firmato a novembre dopo che Grignani aveva annunciato di voler procedere per vie legali, i cui dettagli non sono mai stati resi noti, non preveda proprio un duetto pacificatore all’Ariston sulle note della stessa canzone.
Di sicuro non mancherà quello con Achille Lauro, co-conduttore della seconda serata, su 16 marzo, una delle diciassette canzoni dell’album (che diventano ventuno nell’edizione deluxe), tra omaggi a Ornella Vanoni (Dettagli), Pino Daniele (con una versione di Quanno chiove con una base elettronica, quasi trap, che dire audace è dire poco), Lucio Dalla (Felicità), Vasco Rossi (Un senso), Loredana Bertè (Non sono una signora), Gino Paoli (Il cielo in una stanza, presente anche in lingua tedesca e portoghese, quest’ultima co-firmata proprio da Pausini): «Dopo aver incontrato Carlo ho chiamato Pippo Baudo, prima che se ne andasse. Mi ha detto: “Cosa stai aspettando? Sei pronta”. Sanremo è sempre stata la città della quale ho avuto più paura e l’Ariston è sempre stato il teatro che mi ha fatto tremare di più le gambe. Ma con Carlo mi sento tranquilla. Non voglio essere protagonista: voglio essere al suo fianco per dare spazio alla nuova musica italiana. In gara, comunque, non ci tornerei mai: me la faccio sotto. Ammiro colleghe come Giorgia: non so dove abbia trovato il coraggio».
LE IMMAGINI
Nelle immagini interne del disco è ritratta come Giovanna D’Arco: «Cercavo una figura femminile che rappresentasse il coraggio. Quando fai un disco di cover devi avere il coraggio di reinterpretare i brani con la tua identità». Nel disco c’è anche quella Fratello sole sorella luna che aveva inciso a novembre quando Papa Leone XIV le ha consegnato il premio Global Icon Award: «Non lo volevo, perché in Italia ogni volta che mi premiano mi sembra che arrivi sempre più odio nei miei confronti. Ma quel giorno ho provato una grande emozione».
All’interno del libricino ha fatto scrivere «fate la musica, non la guerra»: «Eurovision? Io se fossi un cantante in gara ci andrei. Tutti viviamo in nazioni dove i capi di governo rappresentano la nazione ma non le idee politiche di tutta la nazione. Mattarella? Dice cose che condivido: mi sento vicina a lui. Bravo Bad Bunny ai Grammy: io non mi sono mai voluta esprimere politicamente». Il tour partirà il 27 marzo da Pamplona e arriverà in Italia a ottobre, in attesa dei concerti negli stadi dell’estate 2027 (a Roma sarà il 3 luglio): «In futuro farò altri dischi di cover. Amo cantare le canzoni degli altri: del resto, sono nata facendo piano bar».
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