Questa mattina, quello che una volta era il famigerato spread, ovvero la differenza tra il rendimento dei titoli di Stato italiani e tedeschi a dieci anni, viaggia su un più tranquillo livello di 60 punti base. Ma il dato più sorprendente di queste ore è il sostanziale azzeramento (due punti base a un certo punto sulla piattaforma Mts), tra Italia e Germania, dello spread sul rendimento dei titoli a due anni. La Spagna, comunque, fa meglio di noi. La scadenza biennale è estremamente significativa perché è il dato che guardano con maggiore attenzione i tesorieri e gli investitori a più breve termine. Inoltre ha una sua centralità nel determinare il costo del credito al consumo. Sul piano storico segnala che di fatto il rischio sovrano infraeuropeo è rientrato (finalmente) dalla crisi post Lehman del 2008. E, bene o male, i diversi Paesi europei si sono di nuovo riallineati. 

Non c’è più un membro dell’Unione monetaria europea che, sul mercato, costituisce un rischio di contagio per l’altro. Inutile, ovviamente, celebrare questo traguardo con una vena sportiva decisamente fuori luogo (anche perché è soprattutto la Germania ad aver alzato nel tempo i propri tassi). 



















































Ma questa ritrovata parità costituisce un’occasione politica preziosa per allacciare o saldare nuove alleanze oltre ad essere uno stimolo all’integrazione europea nel suo complesso. La recente sintonia tra la premier Meloni e il cancelliere Merz è aiutata anche da questo insperato riallineamento del tanto vituperato spread. Proprio quell’indice che per il centrodestra, oggi al governo, non era altro che un ingannevole strumento dei poteri forti internazionali coalizzati contro l’Italia. Un’arma impropria brandita contro il governo Berlusconi e che causò la sua caduta. Oggi è una medaglia al petto.  

5 febbraio 2026, 11:42 – modifica il 5 febbraio 2026 | 11:56