L’ad del club maestro di sostenibilità: “Il 2007 francese è davvero forte, un lavoro di gruppo poi esaltato da Grosso, destinato a un top club. Ecco perché è difficile prendere giovani italiani”
5 febbraio – 12:00 – SASSUOLO (MODENA)
La sala da pranzo, a volte, conta più del campo: “Mangio spesso con la squadra e scelgo il posto in modo da poter osservare bene i giocatori. A tavola si conoscono meglio le persone, se ne comprende il carattere, se ne intuiscono le difficoltà. Al Sassuolo l’uomo viene sempre prima dell’atleta”. Giovanni Carnevali lo dice con orgoglio perché questo era uno dei dettami di Giorgio Squinzi. Chiunque nel club abbia problemi, dalla receptionist fino all’allenatore, sa di poter bussare alla porta di Carnevali. Forse anche per questo, dopo tanti anni nel calcio e nel Sassuolo, è ancora qui: “Mi piace occuparmi di tutto, tenere alta la soglia dell’attenzione di ogni dipendente, stare vicino a chi vive un momento particolare. Qui ragioniamo così e mi piace molto. Se arrivasse un’offerta da un club che gioca per lo scudetto, mi renderebbe orgoglioso perché sarebbe un riconoscimento al mio lavoro, ma sarei in difficoltà perché al Sassuolo sto benissimo. Martedì, a mercato chiuso, ho incontrato la famiglia Squinzi: erano curiosi di sapere come fossero stati scelti i giocatori e come si fosse arrivati al prezzo d’acquisto. Non ho limiti di spesa oltre cui serve un’autorizzazione, ma poi devo far quadrare i conti. Sento grande fiducia e cerco di ripagarla”.
Carnevali, a febbraio la salvezza è quasi in tasca. Si aspettava un ritorno in A così convincente?
“Ero fiducioso perché sapevamo di aver allestito una squadra competitiva e di avere un ottimo allenatore. Gran parte del merito è di Grosso: è destinato a finire in un top club”.
Qual è l’obiettivo a medio termine?
“Portare avanti la nostra filosofia. Cioè mantenere la categoria, crescere i giovani, venderli, rispettare la sostenibilità. Detto ciò, non ci poniamo limiti”.
Siete stati a lungo la rampa di lancio di tanti italiani. Adesso i titolari sono tutti stranieri, tranne Berardi e Pinamonti. Perché?
“C’è la concorrenza delle seconde squadre: chi ha un prospetto di buon livello può testarlo in quel contesto. E per un giovane interessante vengono chieste cifre assurde. Un ragazzo discreto della Primavera può costare 5-6 milioni. Per il corrispettivo italiano di Bakola mica mi bastano 10 milioni”.
Ecco, Bakola: un investimento importante per un 2007. Avete scovato l’ennesimo gioiello?
“Crediamo sia davvero forte: è molto giovane ma ha già una discreta esperienza. L’idea è che maturi in questi mesi e sia già utile dalla prossima stagione”.
Come funziona il sistema Sassuolo? Come arrivate a un Bakola?
“Con un lavoro di gruppo ai cui vertici ci sono, oltre a me, il ds Francesco Palmieri e il responsabile scouting Davide Cangini. Un osservatore ci ha segnalato questo ragazzo, siamo andati a vederlo dal vivo alcune volte. Abbiamo studiato le sue prestazioni pure con i match analyst. E poi sono partito per la Francia perché volevo parlare direttamente con lui. Valutiamo anche la persona, non solo il calciatore”.
A gennaio ha anticipato una parte del mercato estivo. Pedro Felipe è il nuovo Muharemovic?
“Speriamo. Quest’operazione è stata un’opportunità per il Sassuolo, per la Juve e per Pedro Felipe. Muharemovic ha la testa da grande squadra, non solo le qualità tecniche e atletiche. È serio e ambizioso”.
A luglio sarà più difficile trattenere lui o Koné?
“Entrambi. Io spero che restino per proseguire il percorso di crescita e per aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi. Ma sarà difficile. Già a gennaio ho rifiutato alcune offerte per loro, ma era deciso che a metà stagione non sarebbe partito nessuno”.
L’intervista è finita, ma chiediamo a Carnevali di comporre la top 11 di sempre del Sassuolo. Tra correzioni e cancellature, tra un cambio di modulo e tanti dubbi, servono quattro fogli, ma poi viene fuori una squadra forte: “Ha tenuto per ultima la domanda più difficile… Scelgo il 4-3-3: Consigli in porta; Vrsaljko, Demiral, Acerbi e Rogerio in difesa; Frattesi, Locatelli e Pellegrini in mezzo; Berardi, Scamacca e Raspadori in avanti. Di allenatori, però, ne metto tre: Di Francesco, De Zerbi e Grosso. E mi consenta una menzione speciale per Magnanelli: un giorno, magari, sarà sulla nostra panchina”.
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