di
Giacomo Valtolina

Alla cerimonia di apertura ci sarà Mattarella. Laura Pausini canterà l’inno. Diecimila invitati tra atleti, sponsor e ospiti al Meazza. Due miliardi e mezzo collegati

L’ellisse al centro del campo appare come una pista di pattinaggio resa lucida dalla pioggia. Sculture e busti neoclassici osservano gli spalti, sorvegliati a loro volta da tubetti di colore di una tavolozza immaginaria sospesa pronta a colare di rosso giallo e blu. Tutto è pronto per l’anteprima della cerimonia olimpica, battesimo bagnato di Milano Cortina, canto del cigno dello stadio Meazza, all’ultima vetrina internazionale prima della demolizione.

Diecimila invitati tra atleti, sponsor e ospiti vari per l’entrée dell’abbuffata a cinque cerchi.



















































Il percorso della Fiamma olimpica a Milano, il 5 febbraio

Due miliardi e mezzo si collegheranno, 60mila potranno assistere in diretta, sei i maxischermi: 36 anni dopo le sfilate di moda con i tacchi a spillo che si conficcavano nel pratone del Meazza prima dei fischi a Maradona nella partita inaugurale Argentina Camerun di Italia 90, il cemento di San Siro torna a tremare al centro del mondo.

Il silenzio umido è rotto dalle prove di volumi, prima dalle battute del vocalist, l’ex vj Marco Maccarini, che scalda il pubblico nel pre show invitando ad abbracci collettivi e «ole» abbozzate, assieme alla comica Brenda Lodigiani. I volontari insegnano il balletto del jingle olimpico: «Braccia, casetta, cuore» sul ritmo di «Vamos a la playa» («Milano Cortina oh oh oh oh oh»). Gli spifferi gelidi scendono idealmente dalle Alpi per insinuarsi tra i pilastri tra gli anelli: dal loggione al terzo rosso si ammirano la Madonnina illuminata e le torri di Citylife. Si apparecchia l’«armonia», inno all’ingegno e all’estetica italiani che confluiscono nei valori olimpici, leit motif dello show. La macchina è imponente: 1.200 volontari (più altri 900 dietro le quinte), un «esercito di bellezza» che cercherà di muoversi all’unisono tra Milano, Cortina, Livigno e Predazzo, nella prima cerimonia diffusa della storia.

Si parte con il volo di Icaro, due ballerini bianchi circondati dalle comparse nere, in una colonna sonora che comincia con sinfonie classiche rimodernate: Verdi, Rossini e Puccini ballano e suonano «riadattati» per le Gen X e Y. Il «Va pensiero» avvolge i costumi, le comparse sembrano fiocchi di neve in abiti carnevaleschi. Si danza con un remix di Raffaella Carrà che sfuma nel «Vincerò». Mariah Carey canta, in italiano «Nel blu dipinto di blu». Applausi.

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L’indiscrezione sulla partecipazione del presidente Sergio Mattarella, diventata gaffe istituzionale via Rai, è confermata assieme alla presidente del Cio. Per qualche ora era anche ventilata una sorpresa: Jannik Sinner, avvistato nelle scorse ore in un hotel vicino a Brera. Nell’attesa tutti in piedi per l’inno nazionale cantato da Laura Pausini. Una voce profonda legge l’Infinito di Leopardi, luci e ombre. E il naufragar ci è dolce in questo mare.

È il momento degli atleti, sotto ai cinque cerchi illuminati d’oro: una delle quattro passerelle li accompagna al centro del più grande e costoso show del pianeta in montaggio tra i villaggi diffusi. Grecia, come da tradizione, poi dalla A di Albania alla V di Venezuela. Infine gli Usa accolti tra qualche fischio e a chiudere Francia e Italia. Un boato sulle note di Figaro

Prende corpo l’armonia, titolo dell’esibizione. Vorticosa. In un tumulto di luci e suoni coordinato dal gran cerimoniere, Marco Balich. Con ponte tecnologico dal braciere all’Arco della Pace – un sole ispirato ai disegni di Leonardo – al gemello in piazza a Cortina. La mise en scene è un tributo a Giorgio Armani e al made in Italy tutto, dalla moda al design. Milano capitale.

Al termine della prova resta l’attesa, ancora carica di mistero, tra guest star sicure (il pianista Lang Lang, la mezzosoprano Cecilia Bartoli, il dj Mace, gli attori Matilda De Angelis, voce narratrice, Pierfrancesco Favino e Sabrina Impacciatore) e suggestioni social (Snoop Dogg e Dua Lipa?).

Nel buio complice con i sedili riempiti solo nel primo anello, il battito del cuore olimpico ieri sera ha pulsato i primi colpi. In equilibrio tra le sensibilità agli antipodi dell’oggi: esaltazione dell’identità nazionale da una parte, apertura alla grande comunità globale dall’altra. Dal palco, il messaggio universale, chiude lo spettacolo: «Sogniamo tutti insieme, uniti per la pace». Poi il gran finale: la Turandot, con la voce di Andrea Bocelli e la performance di Ghali con il coro delle voci bianche.


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5 febbraio 2026 ( modifica il 5 febbraio 2026 | 13:54)