di
Alessandro Fulloni
Parla la titolare del Constellation, il locale della strage di Capodanno a Crans-Montana dove sono morte 41 persone, tra cui 6 giovanissimi italiani
DAL NOSTRO INVIATO
CRANS-MONTANA (SVIZZERA) – «Sono state dette tante bugie, troppe. Tra queste, che io sarei scappata con la cassa. Falso. Falso. Non sono mai scappata. E non scappo nemmeno ora, perché voglio la verità». A parlare è Jessica Moretti, la titolare – insieme al marito Jacques – del Constellation, il locale di Crans-Montana teatro della strage di Capodanno, in cui sono morte 41 persone, tra cui 6 giovanissimi italiani.
Oggi Jessica Moretti – che incontriamo in un bar fuori dal commissariato di Sion – si è presentata alle audizioni: in questo momento è in corso l’interrogatorio di Jean-Marc Gabrielli, il figlioccio di Jacques.
«Capisco la rabbia delle vittime», ci ha detto. «La comprendo. Ma l’indagine accerterà la verità. E la verità aiuterà anche loro. Voglio collaborare con gli inquirenti».
Poi parla brevemente di Cyane, la cameriera con il casco (e fidanzata di Gabrielli) che avrebbe inavvertitamente appiccato il rogo sul soffitto del seminterrato del locale sorreggendo le bottiglie con le candele scintillanti. «Mi chiamava “tata Jessica”», dice.
Nella giornata di ieri è stata diffusa una lettera inviata dai Moretti agli ex dipendenti: «Abbiamo deciso di rompere il silenzio che ci è stato imposto, almeno per la durata di questa lettera. Un silenzio infinitamente pesante e doloroso», hanno detto. «Nessuno di voi avrebbe dovuto sopportare un simile calvario. Eravate i nostri protetti e lo siete ancora. Ci assumiamo questa responsabilità senza in alcun modo cercare di scaricarvi la colpa. Nemmeno per un attimo avremmo potuto immaginare una tragedia simile. Dal 1° gennaio, abbiamo incarnato la sventura che ha colpito il Constellation. Portiamo anche il peso di coloro che non sono più con noi, in un dolore immenso», hanno scritto, riferendosi ai diversi dipendenti che hanno perso la vita nel rogo.
I Moretti hanno detto di essere «feriti dalle numerose voci diffamatorie diffuse» dopo la tragedia, che hanno «esacerbato il dolore» dei dipendenti.
«Viviamo isolati, siamo completamente soli durante le indagini», dice oggi Jessica. «Ed era importante per noi mettere le cose in chiaro. La lettera era l’unico modo per esprimerci. Usarla ci protegge. Ed è stato un modo per dire loro che non li abbiamo dimenticati e che tutto ciò che viene detto è completamente falso».
Moretti e la moglie – indagati per la strage – sono al momento a piede libero, dopo che è stata versata la cauzione di 400 mila franchi. L’identità di chi abbia versato quel denaro è tuttora ignota.
Articolo in aggiornamento…
5 febbraio 2026 ( modifica il 5 febbraio 2026 | 15:05)
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