La Banca centrale europea ha preso la sua decisione sui tassi: dopo due giorni di riunione a Francoforte, il Consiglio direttivo ha deciso di lasciare il tasso sui depositi al 2%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,4%.
È il livello raggiunto a giugno 2025, al termine di una sequenza di riduzioni complessive pari a 2 punti percentuali in un anno.
Bce, cosa cambia per i mutui
La decisione, per la verità, era ampiamente attesa dai mercati ed è stata adottata all’unanimità. E la decisione ha un sottotesto: la Bce ritiene che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi attorno all’obiettivo del 2% nel medio termine. Come è noto, si tratta del livello di inflazione considerato ideale. La situazione, allo stato attuale, non richiede né nuovi tagli né un ritorno a politiche più restrittive.
Per chi ha un mutuo, la decisione della Bce si traduce in stabilità: dopo la continua discesa dei tassi registrata tra il 2024 e il 2025, la fase attuale riguarda il consolidamento.
I mutui a tasso variabile hanno già beneficiato dei tagli precedenti e, con i tassi fermi, non vedranno ulteriori riduzioni nel breve periodo. Allo stesso tempo, però, si allontana anche il rischio di nuovi rialzi, rendendo più prevedibili le rate. Il tasso variabile, in altre parole, non è più penalizzante come in passato ma oggi ha esaurito gran parte del vantaggio di breve periodo.
Per i mutui a tasso fisso il quadro è simile: le condizioni offerte dalle banche riflettono ormai l’aspettativa di tassi stabili e di un’inflazione sotto controllo. Non c’è un miglioramento sensibile, ma nemmeno peggioramento. In altre parole, la fase di rapido calo dei costi del credito è alle spalle, sostituita da una fase di normalizzazione. Nell’attuale contesto, il tasso fisso si conferma la scelta razionale di chi vuole proteggersi da futuri shock geopolitici.
Suggerimento spiccio: chi vuole capire in quale direzione si muove il mondo, controlli periodicamente il mercato azionario e si renderà conto che ciclicamente, pur con alti e bassi praticamente settimanali, incassano la fiducia degli investitori le aziende della difesa, dell’aerospazio e della cybersecurity. Segno che il mondo cerca di blindarsi per resistere alle incognite geopolitiche. Gli alti e bassi a cui si è accennato riguardano i venti di guerra che soffiano in quattro continenti su cinque, alternati da spiragli di pace. I titoli di area, a seconda di come soffia il vento, salgono e scendono.
Prestiti a famiglie e imprese
Anche sul fronte dei prestiti al consumo e del credito alle imprese, la scelta dell’istituzione guidata da Christine Lagarde non produce scosse immediate. I tassi applicati dalle banche restano su livelli più bassi rispetto al picco del ciclo restrittivo, ma non tornano ai minimi pre-pandemia.
Per le imprese, soprattutto le piccole e medie, la stabilità dei tassi è un elemento positivo perché riduce l’incertezza e facilita la pianificazione degli investimenti.
Risparmio
È probabilmente sui risparmi che l’effetto della scelta della Bce è più rilevante. Con i tassi fermi i conti deposito e i prodotti a basso rischio non miglioreranno ulteriormente. Le offerte più generose già incorporano l’attuale livello dei tassi ufficiali. Per i risparmiatori questo implica una svolta: chi mantiene liquidità ferma rischia di vedere il potere d’acquisto eroso anche con un’inflazione moderata.
Titoli di Stato
Per chi investe in Btp e altri titoli di Stato, la scelta della Bce cambia il quadro più sotto il profilo psicologico che sotto il profilo reale: i rendimenti offerti oggi sono ancora interessanti rispetto al passato recente, ma non sono destinati a salire granché se i tassi restano stabili. Chi compra oggi lo faccia puntando più sulla stabilità che sulla rendita. Il sottotesto è uno solo: i titoli di Stato sono ancora di più strumenti da difesa del risparmio per chi ha liquidità da parcheggiare e non scommessa sui tassi.
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