di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén

L’Agenzia delle Entrate ha individuato 200 mila evasori totali nel 2025, molti del tutto sconosciuti al Fisco. Nel 2026 partiranno 2,4 milioni di lettere per correggere anomalie fiscali

Duecentomila. È un numero che pesa, come un macigno, nel bilancio – ancora incompleto – della lotta all’evasione fiscale. Sono gli «inermi invisibili» del sistema tributario: contribuenti che non solo non pagano, ma in molti casi non esistono neppure per l’anagrafe del Fisco. A scovarli, nel corso del 2025, è stata l’Agenzia delle Entrate, che ha passato al setaccio circa 17 milioni di posizioni prima di arrivare alla selezione finale.

A spiegare la portata dell’operazione è stato il direttore, Vincenzo Carbone, in occasione di Telefisco, evento del Sole24Ore: oltre la metà degli evasori totali intercettati – circa 116 mila – pur avendo redditi, non aveva presentato alcuna dichiarazione. Ma il dato che più colpisce è l’altra fetta, l’86 mila: soggetti completamente sconosciuti al Fisco, attività in nero puro, fuori da ogni radar amministrativo.



















































Due Italie fiscali

Numeri che raccontano due Italie fiscali. La prima è quella di chi «dimentica», omette, rinvia. La seconda è quella sommersa, che lavora e incassa senza mai entrare in relazione con lo Stato. Ed è soprattutto su questa che si misura l’efficacia delle nuove strategie di analisi del rischio, sempre più basate sull’incrocio delle banche dati e su indicatori selettivi.

Pronte 2,4 milioni di lettere di «compliance»

Il passo successivo sarà meno spettacolare, ma potenzialmente più incisivo: 2,4 milioni di lettere di «compliance» pronte a partire nel 2026. Non avvisi di accertamento, ma richiami. Promemoria per segnalare incongruenze, dichiarazioni mancanti, anomalie sull’Iva a fronte di fatture emesse e corrispettivi registrati. Un tentativo di spingere il contribuente a correggersi prima che scatti il controllo vero e proprio.

Carbone: «Niente automatismi»

Carbone insiste su un punto che vale anche come risposta preventiva alle paure tecnologiche: niente automatismi, niente intelligenza artificiale che decide chi colpire. Le analisi individuano i casi più critici, poi entra in gioco la valutazione umana. Un filtro che serve a evitare controlli a pioggia e a concentrare le risorse dove il rischio è più alto.

Upb: «Da riduzione evasione possibile calo debito/Pil fino a 6 punti»

Sul fronte macroeconomico, la riduzione strutturale dell’evasione fiscale avrebbe effetti rilevanti anche sul debito pubblico. Secondo le simulazioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio, se il recupero di gettito osservato negli ultimi vent’anni proseguisse fino al 2028, le entrate aumenterebbero strutturalmente fino a 0,3 punti percentuali di Pil, con una riduzione del rapporto debito/Pil di oltre 4 punti entro il 2041. In uno scenario più ambizioso, basato sugli andamenti più recenti, l’aumento delle entrate arriverebbe a 0,4 punti di Pil e il debito scenderebbe di oltre 6 punti.
Progressi che, pur in presenza di livelli di evasione ancora elevati rispetto agli altri Paesi europei, sono stati favoriti soprattutto dalle misure sull’Iva: fatturazione elettronica, invio telematico dei corrispettivi, split payment e reverse charge, strumenti che hanno reso più difficile occultare le operazioni.

I nodi aperti

Resta però il dato politico ed economico: duecentomila evasori totali in un solo anno non sono una fisiologia, ma una patologia strutturale. Indicano che il sommerso non è un residuo marginale, bensì una componente ancora robusta del sistema produttivo. Le lettere potranno recuperare una parte di gettito e favorire l’adempimento spontaneo. Ma la vera partita continua a giocarsi sulla capacità dello Stato di intercettare chi, finora, è riuscito a restare nell’ombra.

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5 febbraio 2026 ( modifica il 5 febbraio 2026 | 16:54)