La dirigenza nerazzurra ha a lungo trattato Perisic senza strappare il sì del Psv, convinto Diaby ma non l’Al-Ittihad, abbandonato Cancelo dopo l’ok del portoghese al Barcellona e trattato Norton-Cuffy. Nessuno è arrivato, così per il turnover restano solo i giovanissimi


Gregorio Spigno

Giornalista

5 febbraio – 18:42 – MILANO

“Luis Henrique è un patrimonio della società che va difeso”, “Io guardo a quelli che ho”, “Il mercato? Non vedo l’ora che finisca…”. E poi? “Il mercato è bastardo”. Parola di Chivu: “Non sempre va a buon fine e a noi va bene così. La società ha provato a fare fino alla fine quello che noi avevamo richiesto, ma non ci è riuscita”. L’impostazione di Cristian Chivu parlando di calciomercato, almeno pubblicamente, è cambiata quando si è conclusa la sessione invernale. Per la prima volta in stagione l’allenatore dell’Inter ha utilizzato parole un po’ più forti del solito, esponendosi in modo decisamente più diretto rispetto al recente passato. E con ragione, viene da pensare, perché il numero degli acquisti nerazzurri messi a segno a gennaio parla chiaro: zero. Anzi due, ad essere proprio sinceri del tutto. Che però tornano zero considerando che il giovane Jakirovic verrà aggregato all’Under 23 e che Massolin rimarrà a Modena fino al termine della stagione. 

L’Inter ha trattato a lungo Diaby, forte della volontà precisa del giocatore di trasferirsi a Milano; ha parlato con Norton-Cuffy per arrivare preparata all’eventuale addio di Dumfries; ha aspettato Cancelo prima della proposta più gradita dal portoghese arrivata da Barcellona; ha atteso l’eliminazione del Psv dalla Champions League per prendere Perisic. E poi? Acquisti, zero. Per un motivo o per un altro. Quindi eccola, la causa della leggera frustrazione di Chivu dopo la sfida di Coppa Italia contro il Torino. Comprensibile dopo aver sognato e accarezzato ben 4 nuovi acquisti e averli visti allontanarsi uno ad uno. L’allenatore nerazzurro ha riconosciuto alla società di averci provato fino in fondo, “prendendosela” più con le dinamiche di mercato. Ma allo stesso tempo alcune richieste – letteralmente “quello che avevamo chiesto” – esistevano eccome. Alla fine non si è visto nessun volto nuovo, motivo per cui Chivu ha mostrato un po’ di preoccupazione per la seconda parte di stagione e contro il Torino in Coppa Italia ha lanciato due giovani – Cocchi e Kamate – per far rifiatare coloro che fin qui hanno messo insieme più minuti.

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il passato insegna—  

Lo scorso anno, quando l’Inter correva ancora su tutti i fronti e qualcuno iniziava persino a far aleggiare il ricordo di José Mourinho su Simone Inzaghi, in soccorso di una squadra che per forza di cose avrebbe chiuso fisicamente stremata la stagione era arrivato il mercato di gennaio. Acquisti? Uno, Zalewski. A cui nulla si può imputare: in poco tempo l’ex Roma era subito diventato importante per il gruppo nerazzurro, tanto da servire a De Vrij l’assist per il pari decisivo nel derby d’esordio del polacco e garantire alla società una plusvalenza pesante appena sei mesi più tardi. L’energia di Zalewski. “L’energia” di cui Chivu ha bisogno per proseguire al top questa stagione: “Serve gamba, energia per gestire le fatiche di gennaio e anche quelle che arriveranno a febbraio”. E il motivo della preoccupazione dell’allenatore sta ancora tutto dentro quel termine “energia”. Perché l’Inter, giovani aggregati esclusi, ha una rosa di 24 giocatori. Ideale per conoscere e far rendere al massimo ogni profilo, meno sul piano prettamente atletico. La squadra di Chivu ha già giocato 34 partite tra Serie A, Coppa Italia, Champions League e Supercoppa, a cui nella migliore delle ipotesi se ne potrebbero aggiungere altre 27 per un totale di 61 gare se l’Inter arrivasse in fondo a tutte le competizioni. Un paio di acquisti sul mercato, probabilmente, avrebbero fatto comodo per gestire al meglio le energie da qui alla fine. Ma nonostante questo il gruppo nerazzurro resta leader in Italia e in corsa in Champions. “Batteremo colpo su colpo per proseguire il cammino di questa stagione” ha aggiunto Chivu. E così è.