di
Rosanna Scardi
Il cantante ha postato un testo in versi in cui traspare la polemica: «Mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace ma una lingua, quella araba, all’ultimo era di troppo». L’annuncio del suo nome era stato seguito dalla precisazione di Abodi: «Non esprimerà il suo pensiero». I riferimenti a Gaza
«So che è tutto un gran teatro». Lo afferma Ghali in un post pubblicato stasera (5 febbraio) sulla sua pagina Instagram, alla vigilia della cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Milano–Cortina in programma domani e che lo vedrà protagonista tra le polemiche politiche. Il rapper milanese di origini tunisine, a Sanremo nel 2024, denunciò il genocidio a Gaza. Il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, commentandone la presenza all’evento, aveva rassicurato: «Ritengo che un Paese debba sapere reggere all’urto di un artista che ha espresso un pensiero che non condividiamo, che non sarà espresso su quel palco».
La Lega ha, infatti, definito Ghali «un odiatore di Israele e del centrodestra, già protagonista di scene imbarazzanti e volgari. L’Italia e i Giochi meritano un artista, non un fanatico proPal». Su questa scia era intervenuta anche Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane: «Spero che Ghali abbia ricevuto delle indicazioni o delle linee a guida sul ruolo che deve svolgere». Ghali domani ci sarà. Il post ha come titolo «A domani».
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«Lo so – annuncia il cantante, il cui compenso per partecipare alla cerimonia non è stato reso noto –. So quando una voce viene accettata. So quando vene corretta. So quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero. So perché mi hanno invitato». Il post, che è tradotto anche in inglese e in arabo, prosegue entrando nel dettaglio della partecipazione del rapper e delle condizioni che gli sarebbero state imposte. «So anche perché non ho più potuto cantare l’Inno d’Italia – prosegue -. So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace. So che poteva contenere più di una lingua. So che una lingua, quella araba, all’ultimo era di troppo». Le parole fanno capire che Ghali avrebbe voluto recitare una lirica con dei versi in arabo, ma che la scelta è stata censurata. «So che un mio pensiero non può essere espresso – conclude -. So anche che un mio silenzio fa rumore. So che è tutto un gran teatro».
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5 febbraio 2026 ( modifica il 5 febbraio 2026 | 20:05)
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