di
Mario Platero

Dai massimi di ottobre, le criptovalute hanno accumulato perdite per 1700 miliardi di dollari; una caduta che si affianca alle preoccupazioni generalizzate viste sui mercati

NEW YORK – Non ho mai avuto la passione per le criptovalute, strumento valutario digitale che sembrava destinato a sostituire il nostro modo tradizionale di fare business o usare la carta valuta nelle sue varie forme di credito. 

Ebbene, siamo alla resa dei conti: oggi il Bitcoin, la più grande delle criptovalute, in teoria la più stabile e affidabile, è sceso sotto i 70.000 dollari. Stiamo parlando del minimo in 15 mesi e del 44% in meno rispetto al massimo dello scorso ottobre quando, sulla scia delle varie forme di incoraggiamento da parte del Presidente Donald Trump – in parallelo alla sua inaugurazione e ai suoi investimenti personali nello strumento – molti celebravano l’avvio di una nuova era. 



















































«Not so fast» si dice da queste parti, la caduta delle criptovalute si affianca alla preoccupazione generalizzata che abbiamo visto ieri sui mercati globali, con il Nasdaq in caduta dell’1% circa dopo aver sofferto perdite fino al 2%. 

Ma la preoccupazione su criptovalute è più diffusa. Nonostante gli sforzi della Casa Bianca per puntellarle, con leggi di vario genere che avrebbero dovuto convalidare la loro trasparenza, efficienza e credibilità  – tipo il Genius Act, passato da Trump l’anno scorso e il Clarity Act, ancora fermo in Parlamento – è infatti l’intero settore, pervaso da truffatori, manipolatori e incantatori a soffrire. 

Vediamo il quadro perché al di là di strumenti che dovevano essere più stabili chiamati generalmente «stablecoin», tipo Theter, che pure viaggia sotto i livelli nominali, il quadro d’insieme del mercato è devastante.

Secondo l’economista Nouriel Roubini, che studia da sempre lo strumento e che ho sentito per ascoltare il suo parere, «su 20.000 ICO (initial coin offering), l’80% (16.000) era fin dall’inizio uno strumento per truffe criminali – rubare i soldi e scappare – un altro 18% (3.600) è andato a zero del restante 2% (400), i sopravvissuti, quelli al di sotto della top 10 hanno perso in media il 90% del loro valore dal loro picco». In effetti persino le prime dieci fanno tremare i polsi: Bitcoin lo abbiamo visto ed è quello che ha tenuto meglio perché Ethereum è caduto del 55%, XRP del 60%
Solana e Dogecoin del 65% e Cardano del 75%! 

Sul mercato abbiamo anche visto la creazione di modelli Ponzi (anche Pump and Dump, Wash Trading etc) che si sono volatilizzati e «memecoin», per tornare al nostro Presidente molto bullish sul settore, chiamati $Trump e $Melania, che purtroppo hanno perso il 95% del loro valore. Il presidente dirà che ci sarà qualche cospirazione democratica o di suoi nemici dietro questi crolli generalizzati. La verità è che per fortuna c’è un mercato che ancora funziona e che reagisce, non sulla base di propaganda, ma in base ai fatti reali e con il tradizionale istinto di sopravvivenza per la protezione del proprio capitale.

Risultato complessivo per l’intero settore di questa crisi di sfiducia o presa di coscienza con la realtà? Dai massimi di ottobre – e stiamo parlando di tre mesi fa – le criptovalute nel loro insieme hanno accumulato perdite pari a 1.700 miliardi di dollari! Cifre da far tremare i polsi. E World Liberty Financial, la società di cripotvaluta lanciata dalla famiglia del Presidente Trump e che ha avuto il sostegno finanziario della famiglia reale degli EAU, come ci ha rivelato il Wall Street Journal in uno scoop di qualche giorno fa, ha anche lei accumulato perdite colossali, ma in linea con l’andamento del settore, da un massimo di 0.24 lo scorso settembre, il valore è caduto oggi a circa 0.11. Proprio quella stessa società tuttavia, diventa simbolo di potenziale conflitto di interesse. Come ricorderete, il Presidente Trump perdonò Chanpeng Zaho, fondatore di Binance un’altra criptovaluta che ha subito alti e bassi (ieri perdeva il 9%). I fatti ci dicono che alcuni investitori del Golfo hanno usato la criptovaluta emessa da World Liberty per investire 2 miliardi di dollari in Binance. Possibile che ci fossero forme di do ut des? Gli interessati naturalmente smentiscono sdegnati.

C’è da dire che abbiamo visto in passato alti e bassi per questo settore della finanza che bene o male sopravvive da 17 anni. E non c’è dubbio che un ruolo di qualche genere lo si dovrà trovare perché potrebbe aiutare la disintermediazione e contribuire ad aumentare l’efficienza del sistema, ma occorre che una volta per tutte intervengano le banche centrali con forme di regolamentazione, cosa naturalmente aborrita dagli operatori che preferiscono la totale libertà operativa. 

La BCE ad esempio ha allo studio una sua valuta digitale che dovrebbe dare più sicurezza e normalizzare il mercato, ma difficile che se ne parli prima del 2029. 

Sul tema futuro, sempre Roubini, che aveva previsto la crisi del 2007/2009 è chiarissimo: «Definire il Bitcoin o qualsiasi altro strumento crittografico una “valuta” è sempre stato fuorviante. Non è né un’unità di conto, né un mezzo di pagamento scalabile, né una riserva di valore stabile. Anche se El Salvador è stato il primo paese a rendere il Bitcoin come moneta a corso legale, rappresenta meno del 5% delle transazioni di beni e servizi. Le criptovalute non sono nemmeno un asset, in quanto non hanno flussi di reddito, funzioni o usi industriali o nel mondo reale (a differenza dell’oro e dell’argento)». 

Meglio parlare dunque di «evoluzione» piuttosto che di «rivoluzione» come aveva promesso Donald Trump? Forse. Nel frattempo ci sarà da allacciarsi le cinture perché l’opacità del settore fino a chiarimenti definitivi, resterà proverbiale: «La vera finanza decentralizzata non raggiungerà mai una scala significativa – mi dice ancora Roubini – Nessun governo serio, nemmeno l’amministrazione Trump, permetterà mai il pieno anonimato delle transazioni monetarie e finanziarie, perché ciò sarebbe un vantaggio per criminali, terroristi, Stati canaglia, attori non statali, trafficanti di esseri umani, truffatori di vario genere ed evasori fiscali». 

Ecco, siamo arrivati al punto. È provato che buona parte delle transazioni in critpovalute servono a nascondere qualcosa, a contrabbandare come dice Roubini. Ma c’è un rischio che le cripto, una volta trasparenti e regolate, diventeranno obsolete per trafficanti illegali di vario genere e dunque sfioriranno? Se così sarà avremo la prova che Roubini aveva ragione.

Nuova app L’Economia. News, approfondimenti e l’assistente virtuale al tuo servizio.

SCARICA L’ APP

Iscriviti alle newsletter de L’Economia. Analisi e commenti sui principali avvenimenti economici a cura delle firme del Corriere.

5 febbraio 2026 ( modifica il 5 febbraio 2026 | 20:42)