Firenze, 5 febbraio 2026 – I primi indagati, almeno due. E un’ipotesi di reato, falso ideologico. L’inchiesta sul ’cubo nero’ non è più soltanto un fascicolo aperto contro ignoti. In questi giorni sono arrivati i primi avvisi di garanzia e sembrano soltanto il primo atto della ’fase due’ di un’inchiesta nata lo scorsa estate, sull’onda emotiva e mediatica per l’inestetismo, apprezzabile anche dai profani dell’urbanistica, della forma e del colore della nuova costruzione sorta al posto dell’ex teatro comunale di corso Italia, destinata a far molto rumore.
Gli avvisi, notificati nelle ultime ore nell’ambito dell’inchiesta condotta da guardia di finanza e carabinieri e coordinata dal procuratore aggiunto Marilù Gattelli, hanno raggiunto due membri della commissione paesaggistica, ’avvisati’ in vista di un atto investigativo di cui, secondo la procedura, dovevano essere messi a conoscenza. Tuttavia, trapela da fonti investigative, oltre a loro ci sarebbero altri indagati. E forse anche altri tipi di contestazione in materia edilizia. Il focus degli inquirenti è proiettato sull’iter che ha portato all’approvazione del progetto e la sua conseguente realizzazione. L’ipotesi di reato cristallizzata nei due avvisi, il falso ideologico, restringe infatti il perimetro a ciò che sarebbe stato attestato, ma che poi sarebbe risultato difforme rispetto al risultato.
Dopo un’estate passata con la testa all’insù, a vedere l’aspetto del complesso residenziale di lusso che aveva preso il posto dell’ex Comunale, lo scorso settembre finanzieri e carabinieri avevano bussato agli uffici di Soprintendenza e Palazzo Vecchio per acquisire i documenti riguardanti la trasformazione del complesso.
Da subito si è capito che nel mirino degli inquirenti c’era l’iter che ha portato alla demolizione dell’ex Comunale e alla costruzione dei tre blocchi che svolgono sia attività alberghiera sia di ’serviced apartments’. Particolare attenzione, stando a quanto emerge, sarebbe stata dedicata ai pareri che i dirigenti e il soprintendente di allora, Andrea Pessina, hanno prodotto in merito a metrature, forme, colori e vincoli di carattere culturale dell’intero progetto di riqualificazione. Senza dimenticare il ruolo della commissione paesaggistica del Comune, che avrebbe, secondo le prime ricostruzioni, dovuto vigilare sull’intero processo di valutazione dell’impatto ambientale e urbanistico della nuova costruzione.
Al vaglio anche l’operato della commissione paesaggistica del Comune di Firenze, che avrebbe, secondo le prime ricostruzioni, dovuto vigilare sull’intero processo di valutazione dell’impatto ambientale e urbanistico della nuova costruzione.
Il lavoro della procura si preannuncia lungo e con un alto coefficiente di difficoltà. Gli investigatori cercheranno di far luce su eventuali abusi edilizi o violazioni delle norme per la tutela dei beni culturali. Al momento non sarebbero state interessate dall’azione investigativa le committenti, attuali e precedenti, del progetto.