Un killer professionista, dalla mira infallibile, ma per niente fisionomista. Tanto da sbagliare la vittima e uccidere, al posto del nuovo reggente del clan Amato-Pagano, un malcapitato imbianchino, Antonio Coppola, 52 anni, che indossava ancora la tuta da lavoro, e ferire il suo amico, Antonio Persico, 25 anni, titolare di una barberia. I due mercoledì sera, ad Arzano, erano insieme nella Smart della vittima per discutere dei lavori di ristrutturazione del negozio che Persico voleva affidargli.
APPROFONDIMENTI
Un errore di persona, tragico e devastante, è la inquietante ipotesi avanzata dagli inquirenti. Unica colpa di Rosario Coppola, quella di somigliare in maniera sorprendente al nuovo reggente della costola arzanese degli Amato–Pagano, vicino al clan Monfregolo, recentemente scarcerato e residente nella stessa zona. Il boss avrebbe preso il posto di un altro pregiudicato che sarebbe scappato con la cassa del clan facendo sparire le tracce.
La vittima
Sembra essere questa, dunque, l’ipotesi più accreditata di un omicidio che, pur commesso con modalità tipiche della camorra, non trova in questa prima fase di indagine gli elementi che possano direttamente o indirettamente collegare Rosario Coppola in un contesto organico alla malavita organizzata. La vittima, che annoverava lievi precedenti risalenti addirittura al 2005, di fatto era un perfetto sconosciuto alle forze dell’ordine. Vita regolare, un figlio quindicenne avuto dal precedente matrimonio, una nuova compagna. Mai fermato e controllato, nessun contatto con la malavita organizzata di Arzano, era molto conosciuto e soprattutto benvoluto in città, dove era ritenuto un abile e capace imbianchino, sempre disponibile con tutti. Per questo l’ipotesi del tragico scambio di persona sembra essere quella presa in considerazione dagli inquirenti, che tuttavia per scrupolo investigativo non escludono anche un tentativo di rapina finito nel sangue.
Agguato ad Arzano, il Prefetto: «Disposti controlli mirati»
La prefettura
Sul grave fatto di sangue è intervenuto tempestivamente il prefetto di Napoli, Michele di Bari, che in una nota, oltre a condannare fermamente l’accaduto, ha ribadito la particolare attenzione da parte delle forze di polizia attraverso mirati controlli che saranno ulteriormente intensificati. Il prefetto ha altresì sottolineato «la necessità di garantire la sicurezza dei cittadini del contesto territoriale di riferimento, attraverso la costante presenza delle forze dell’ordine, anche al fine di aumentare la percezione della vicinanza delle istituzioni alla popolazione e alle amministrazioni locali e di monitorare il territorio, per prevenire e contrastare i reati e le diverse forme di illegalità». La vicenda sarà approfondita in occasione di un prossimo comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Le telecamere
Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, vedono i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna, diretto dal maggiore Andrea Coratza, e quelli della compagnia di Casoria e della tenenza di Arzano, impegnati in una serie di perquisizioni e verbalizzazione delle persone che sono state ascoltate in caserma. I militari hanno anche acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza non solo di via Sette Re, dove è avvenuto l’omicidio, ma anche in un’ampia zona circostante. Ancora da definire l’esatta dinamica dell’agguato che presenta ancora qualche punto oscuro. La salma è stata posta sotto sequestro giudiziario e trasferita all’obitorio dell’ospedale di Giugliano dove verrà eseguita l’autopsia. Nello stesso nosocomio è ancora ricoverato il ferito, in condizioni stabili.
L’omicidio di Rosario Coppola, oltre a scioccare l’intera città, ha confermato lo stato di fibrillazione della camorra arzanese. Il motivo? Gli Amato–Pagano sono in un momento di forte arretramento non solo per gli arresti recenti ma anche per la spada di Damocle delle rivelazioni dei numerosi collaboratori di giustizia che stanno svelando i segreti del clan. Senza una guida «forte», inevitabilmente ad Arzano sono saltati tutti gli equilibri, situazione questa che porta agli scontri tra le varie fazioni pronte come non mai a scontrarsi armi in pugno.