Il gruppo romano ha arrotondato all’11,5% circa dal 10,2% la sua quota. L’assemblea dà il via libera alla lista del cda. Il presidente Nicola Maione potrà essere ricandidato

Via libera dai soci di Mps alle modifiche statutarie che introducono la lista del cda, diminuiscono dal 10% al 5% le riserve sull’utile — dando il via libera alla banca per distribuire un pay out del 100% — aumentano la parte variabile della remunerazione dei manager che può raddoppiare rispetto alla parte fissa e infine eliminano il tetto ai mandati degli amministratori. Cosa quest’ultima che consentirà al presidente Nicola Maione, nominato nel board nel 2017, di ricandidarsi a un nuovo mandato. All’assemblea che si è tenuta a Siena attraverso il rappresentante designato si è presentato il 68% del capitale sociale e i diversi punti all’ordine del giorno sono stati approvati con il voto favorevole di oltre il 99% dei presenti. 

Il consenso  di Delfin e Caltagirone

Avrebbero votato a favore Delfin (17,5% del capitale), il gruppo Banco Bpm (3,7%) e altri azionisti. Via libera anche dal gruppo Caltagirone che, a sorpresa, da quanto emerge, è salito dal 10,2% all’11,5% circa del capitale del Monte, complice l’opportunità di investire a Siena il cui titolo resta sottovalutato ma anche in vista del rinnovo dei vertici ad aprile. Non ha partecipato il ministero dell’Economia, titolare del 4,8%. Il Tesoro, che ha portato Mps alla privatizzazione, guarderebbe ora in modo più distante alla fase successiva della banca, ormai in mano ai privati. Affidando piuttosto al board la formazione della nuova governance e della lista del cda. Al voto ha contribuito anche il mercato con la partecipazione di fondi come Blackrock (ha circa il 5% di Mps). Cosa che ha spinto il titolo Mps a 9,04 euro in chiusura, in aumento dell’ 1,5%. 



















































Il balzo in Borsa di Mediobanca

Ma il balzo più grande lo ha fatto il titolo Mediobanca che ha terminato con +5,85%. Secondo gli analisti ha giocato la convinzione del mercato che il ceo Luigi Lovaglio — visti i tempi stretti e il lavoro sul piano — possa essere ricandidato alla guida del Monte. La lettura è che la sua riconferma apra al piano di portare Piazzetta Cuccia (di cui Mps ha l’86,3%) fuori dalla Borsa attraverso un’offerta pubblica, come prospettato dal manager un anno fa a investitori e Bce. Anche se il quadro resta ancora molto fluido. Il mercato ha quindi comprato le azioni dell’istituto milanese in vista di eventuali operazioni straordinarie. «La Bce non ha ancora rilasciato il provvedimento autorizzativo inerente alle modifiche statutarie», ha ricordato poi Mps che continua però le interlocuzioni, tenute dal presidente Maione, con Francoforte che dovrà dare il via libera su tutta la nuova architettura di governance.

20 candidati nella lista

Adesso si arriva al dunque. Tutto si gioca in meno di quattro settimane, visto che la banca sembra voler chiudere la partita, tra piano e formazione della lista, entro fine febbraio. L’idea è infatti di giocare d’anticipo e arrivare alla bozza circa una settimana prima della presentazione a mercato e Bce del progetto Mps-Mediobanca. Da oggi partiranno i sondaggi guidati dal presidente con gli azionisti per individuare i candidati che attraggano il consenso più largo possibile di soci e mercato. Per l’ok occorrerà il voto di almeno dieci consiglieri su 15. La lista — che, secondo la Legge Capitali dovrà comprendere 20 nomi dai quali se ne estrarranno 15 — potrebbe questa volta includere profili più operativi nel mondo bancario, anche per impostare la futura successione del ceo Lovaglio. Quindi non solo professionisti di alto profilo ma anche esperti con esperienze bancarie. 

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5 febbraio 2026 ( modifica il 5 febbraio 2026 | 10:43)