Manca, però, una casella importante per il cinema. Casella cui forse lui neanche aspira ma che senz’altro meriterebbe non solo per il suo talento ma anche perché Lino Guanciale è un po’ il nostro Keanu Reeves: fuori da qualsiasi circolino che si rispetti – il famoso circolino messo alla berlina da Giuliana De Sio in una storica puntata di Belve – e disponibile e affabile con tutti, tanto sul palco quanto sulla metropolitana che, ohibò, prende anche lui come noi comuni mortali (un giorno parleremo del perché ci stupiamo delle cose più innocue, ma non sarà oggi).

Battute a parte, è sempre più raro oggigiorno trovare degli attori capaci che non abbiano la puzza sotto il naso e che accettino di mettersi in gioco per davvero. Tralasciando quel pregiudizio ancora radicato che vede gli attori impegnati nelle fiction italiane di un livello più basso rispetto a quelli che recitano nel cinema d’autore, sarebbe ora che anche Lino Guanciale avesse una possibilità. Non per forza con un regista altisonante ma con un copione capace di far brillare le sue diverse sfumature, da quelle più drammatiche e corrosive a quelle più brillanti e leggere. La speranza, insomma, è che presto o tardi arrivi il copione giusto: nel frattempo il pubblico può continuare ad apprezzarlo nella tridimensionalità delle sue maschere e, naturalmente, in metropolitana.