Bologna, 4 febbraio 2026 – Cosa sarà Arte Fiera 2026? Lo fa intendere già dal titolo scelto “che scalda l’atmosfera”, proprio la canzone di Lucio Dalla ‘Cosa sarà’ del 1979, il nuovo direttore Davide Ferri, che vuole sottolineare l’inizio di un nuovo ciclo, ma anche dichiarare l’importanza di farsi delle domande nel momento in cui si riceve una fiera nelle proprie mani per la prima volta.
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La nuova direzione di Arte Fiera
La prima kermesse fieristica dedicata all’arte moderna e contemporanea nata in Italia nel 1974, torna per la sua 49^ edizione dal 6 all’8 febbraio e con Ferri, forlivese, classe 1974, entra in una nuova era, dopo quella di Simone Menegoi in carica dal 2019 al 2025.
Sempre in tandem con il manager Enea Righi, che per il quarto anno ricoprirà il ruolo di direttore operativo, Ferri mostra di aver messo in atto diversi cambiamenti – un rinnovato team di curatori, un nuovo progetto per il padiglione del ’moderno’ e una diversa articolazione delle sezioni curate – per rafforzare la fisionomia di una fiera storica che vuole sottolineare la sua identità, celebrando l’arte italiana in tutte le componenti.
Le novità portate da Davide Ferri
“Da un lato – spiega Ferri – c’è rispetto verso il ciclo precedente e una continuità, perché abbiamo deciso di rafforzare quello che è diventato negli ultimi anni il tratto identitario di Arte Fiera, ovvero un paesaggio di gallerie italiane che trattano arte italiana e straniera, e che sono state tutte recuperate”. E prosegue: “Mi rende felice che questo paesaggio l’abbiamo migliorato, perché tornano nomi come Alfonso Artiaco, Galleria d’Arte Maggiore, entra per la prima volta Kaufmann Repetto, ma anche una scena di gallerie di recente fondazione, intendo di dieci o quindi anni di storia, come Ciaccia Levi, Martina Simeti, Matta, Fanta, ArtNOble, che rappresentano davvero il meglio. È come se avessimo potenziato la proposta, anche sul piano della ricerca, delle ultime generazioni, cosa che mi sta a cuore e che proietta naturalmente la mia identità e quello che ho fatto sulla fiera”.
Si tratta in parte di una risposta, afferma Ferri, a quello che i collezionisti gli hanno domandato quando è entrato alla direzione, ovvero di distribuire l’intensità espositiva su tutta la lunghezza dei padiglioni. “I nostri meravigliosi padiglioni – spiega – che sono lunghi e stretti, sempre illuminati di luce giorno, vanno calibrati nell’intensità che si fa fare ai visitatori, ed ecco che i nuovi ingressi mi hanno dato la possibilità di dare forza e rilanciare la vitalità del padiglione assieme alle sezioni curate”.

Davide Ferri, il nuovo direttore di Arte Fiera a Bologna
Tutte le sezioni di Arte Fiera 2026: fra new entry e ritorni
Ferri aveva precedentemente curato ad Arte Fiera – fino allo scorso anno – la sezione Pittura XXI, ora in mano a Ilaria Gianni, e quindi aveva bisogno di rinnovare il team di curatori per le cinque sezioni.
Fotografia e dintorni è il nuovo nome della sezione dedicata al medium fotografico ed è affidata a Marta Papini. Multipli – per la prima volta a cura di Lorenzo Gigotti, editor, co-fondatore e co-direttore editoriale di NERO – attraversa un ampio spettro di linguaggi e formati raccontando il crescente successo delle pratiche orientate alla riproducibilità e all’accessibilità.
Prospettiva, nuovamente a cura di Michele D’Aurizio, è dedicata alle ricerche creative delle nuove generazioni con monografiche proposte da gallerie emergenti.
Infine la novità Ventesimo+, il nuovo progetto per il padiglione del moderno, rivolto alle gallerie che operano nell’ambito di un Novecento storico, affidato ad Alberto Salvadori. Ad accogliere tutti i visitatori già all’ingresso della camminata che porta dalle biglietterie ai padiglioni, un’opera inedita di Marcello Maloberti commissionata dalla fiera: si intitola Kolossal e vede una gru collocata sopra un autocarro che innalza un cartello stradale di Bologna, “sradicato dalla sua originaria collocazione e ora sospeso tra terra e cielo ad evocare la storia della città”.