di
Simone Canettieri
E leader raccomanda ai ministri: comunicate bene. Piantedosi: «Gratitudine per il confronto sempre equilibrato con il Quirinale»
«Difendiamo chi ci difende». Giorgia Meloni interviene in Consiglio dei ministri dopo aver ascoltato le dettagliate relazioni (un’ora e mezza) di Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, architetti del pacchetto a nome dell’Interno e della Giustizia.
La premier è descritta come «soddisfatta»: le tre norme che aveva più a cuore, anche sulla scia della cronaca dell’ultimo mese, passano per decreto, dopo il confronto con il Quirinale. Si tratta dello stop alla vendita dei coltelli ai minorenni, del cosiddetto «fermo preventivo» per i facinorosi e dello «scudo penale» per gli agenti.
Ecco perché, incassato il successo politico, la premier si raccomanda di «comunicare bene» lo spirito del provvedimento. Di evitare in primis dichiarazioni a effetto in conferenza stampa e, in generale, di spiegare che «non va chiamato scudo penale, ma si tratta di una legge a tutela di chi ci difende, ma anche dei cittadini comuni».
La discussione in Consiglio dei ministri fila liscia. «La gente, a partire dai nostri elettori, si aspetta questo da noi: norme severe, e pazienza se la sinistra ci attaccherà», sottolinea Giancarlo Giorgetti. Tanto che Francesco Lollobrigida dice che per lui 12 ore sono anche poche, e che «si poteva essere anche più duri». Fino all’ultimo si discute se inserire l’esigenza di far scattare il fermo davanti a un pericolo «concreto» o «attuale». Questa è materia di Alfredo Mantovano, sottosegretario e giurista, nonché ambasciatore del governo ieri l’altro al Quirinale prima dell’accordo.
Matteo Salvini che da settimane ha spinto sul pacchetto si limita a un via libera, salvo soffermarsi sul decreto Infrastrutture, che lo interessa per via del Ponte dello Stretto, ribadendo che non intende «mettere limiti ai controlli della Corte dei conti: sono tutte strumentalizzazioni». C’è sintonia nel centrodestra, come spiega anche Antonio Tajani quando ribadisce che il decreto ha rispettato il dettato costituzionale, sgomberando il campo da scontri con il Colle (sui coltelli il leader di Forza Italia si concede una battuta: e per quelli da cucina come funziona?).+
Quando la riunione finisce è lo stesso Piantedosi a voler sottolineare la «grande gratitudine ed apprezzamento per il confronto sempre estremamente equilibrato con il Quirinale». Una posizione che mira a «spazzare il campo rispetto alle infondate ricostruzioni su liti, ritardi e spaccature nonché sulla presunta incostituzionalità delle norme». E per questo guarda al Parlamento «dove si auspica la massima condivisione dei provvedimenti, nella convinzione che tutte le forze politiche e sociale abbiano a cuore la sicurezza e in particolare abbiano interesse a isolare i violenti consentendo lo svolgimento di manifesta manifestazioni pacifiche».
Non si parla della notizia politica della settimana: l’addio di Roberto Vannacci alla Lega. «Su questo per una volta sono d’accordo con Salvini», scherza Tajani prima di salire in Consiglio dei ministri mentre per ironia della sorte sta passando proprio il capo del Carroccio. Ma il generale potrà fare parte della coalizione? Ancora Tajani: «Vediamo».
Lo scoglio sicurezza è superato, adesso si ritorna alla geopolitica. Questa mattina Meloni e il ministro degli Esteri incontrano a Milano nella giornata del via alle Olimpiadi Marco Rubio e J. D. Vance. Sarà l’occasione, tra l’altro, per spiegare il no dell’Italia al Consiglio di Pace per Gaza voluto da Trump.
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6 febbraio 2026 ( modifica il 6 febbraio 2026 | 07:04)
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