di
Donatella Tiraboschi

L’ex responsabile delle Funi scrisse un post, si scusò, dimise e pagò un decreto penale. Il legale: «Ma la notifica è successiva alla firma del contratto con la trasmissione, non lo sapeva»»

In un angolino, sulla schermata di Tv8, un frame statico lancia la messa in onda di «4 Hotel-la nuova stagione». Il programma che vede protagonisti quattro albergatori in un tour vicendevolmente ospitale, in compagnia dello chef Bruno Barbieri, aveva fatto tappa anche a Bergamo e dintorni nell’autunno del 2024. Riprese e lavorazione, come sempre top secret, qualche indizio raccolto qua e là per un format collaudato e di successo, capace di mixare elementi noti, dalle strutture ai loro titolari, ai servizi offerti, ai luoghi protagonisti.

Insomma, ingredienti in grado di suscitare la curiosità di chi guarda, al netto dell’atmosfera friccicarella e combattiva che anima i concorrenti. Tutti amiconi, certo, ma ciascuno pronto a dare battaglia e a sfoderare verve e simpatia pur di aggiudicarsi il miglior punteggio per i vari servizi offerti e la location e agguantare la vittoria finale. Una simpatica tenzone alberghiera capace di tradursi in una bella cartolina turistica per la città, a cominciare proprio dalle prime immagini del filmato, con Barbieri in cammino su una delle scalette di Città Alta in una giornata di sole.



















































L’attesa per vedere la puntata su Sky (quindi pay tv) era stata lunga perché dalle riprese alla fatidica data della prima in onda, il 26 ottobre 2025, era praticamente passato un anno. Ma, si sa, il potere della tv non si discute ed erano stati in parecchi a guardare l’episodio. Che oggi non è più reperibile su nessuna piattaforma streaming. Dopo la prima (e unica) messa in onda, la Bergamo di 4 Hotel è sparita dal broadcast. Nessuna replica sulla rete in chiaro rivolta ad un grande pubblico e anche su Google non è reperibile alcun filmato, ma solo dei brevi spezzoni di tre dei quattro hotel partecipanti, e cioè La Ripa Boutique Hotel di Albino, Palazzo Santo Spirito in via Tasso e Bes Hotel Terme di Palazzago. Del quarto, Le Funi di Città Alta, non c’è traccia ed è proprio per le vicende legate all’ex responsabile della struttura che i 4 Hotel in salsa orobica sono stati consegnati all’oblio televisivo.

Oggi Paolo Maddaloni, imprenditore allora alla guida dell’albergo (da cui è uscito anche come socio, nel maggio dello scorso anno), si è trasferito lontano da Bergamo, ma i fatti risalgono all’aprile del 2024 quando aveva espresso il suo pensiero in una serie di post pubblicati sulla pagina Instagram del Giornale.it. «Io ho un albergo e nel mio piccolo ho bandito gli ebrei». Maddaloni aveva poi cancellato il post «per non avere problemi» che, però, non sono mancati, dal momento che l’esternazione era stata oggetto di una querela da parte dell’Associazione Italia Israele di Bergamo con un procedimento penale definito con decreto penale di condanna e una pena pecuniaria ridotta di 3 mila 840 euro (pagata nei termini di legge).

I termini e le date contano, in questa storia, perché quando Maddaloni sottoscrive il contratto con la società produttrice del programma, Banijay di Milano, in cui dichiara con autocertificazione «l’assenza di condanne e/o procedimenti penali» è l’11 novembre del 2024. Ma a quella data Maddaloni era già stato condannato dal Tribunale di Bergamo con un decreto del 26 agosto 2024 (depositato in cancelleria due giorni dopo) che, però, gli è stato notificato dieci mesi più tardi, per l’esattezza il 29 giugno dell’anno scorso. «Pertanto non ne era a conoscenza — sostiene il legale bergamasco che lo ha difeso nel procedimento (e preferisce non comparire in una vicenda delicata) —, anche perché il decreto di condanna è stato emesso dal gip su richiesta del pubblico ministero sulla base di prove raccolte in fase di indagini preliminari e senza celebrare alcun processo, quindi senza la presenza o contraddittorio con l’imputato».

La spiegazione legale si è resa necessaria proprio perché la produzione aveva evidenziato, in una raccomandata del 27 ottobre 2025, il fatto che Maddaloni sapesse di una «condanna penale pregressa», contestandogli, a termini di contratto, un comportamento «lesivo dell’immagine e dei valori morali e materiali del produttore». «Contestazioni che hanno amareggiato il mio assistito, il quale, oltre ad essersi scusato pubblicamente per l’episodio, rimasto comunque isolato — evidenzia il difensore —, non ha alcun precedente penale e, in ogni caso, ha prontamente rassegnato le proprie dimissioni da amministratore dell’hotel Le Funi e ha pagato la sanzione irrogata dal tribunale di Bergamo con decreto penale di condanna».

Dopo la prima messa in onda, era intervenuta con una nota anche l’Associazione Italia Israele di Bergamo stigmatizzando come «inaccettabile» che «una persona condannata per reati di odio razziale possa essere protagonista di un programma televisivo». Di fatto resta, fattore non secondario, il dispiacere degli altri concorrenti, perché il programma è una gran bella vetrina promozionale, ora spenta.

Contattati più volte e in più giornate, Banijay e l’ufficio stampa incaricato, Mncomm, sia nelle sedi milanesi che in quelle romane, sono risultati irraggiungibili, con linee mute e infinite attese. «Abbiamo anche scritto — conclude il legale di Maddaloni — senza mai ricevere alcun tipo di riscontro».


Vai a tutte le notizie di Bergamo

Iscriviti alla newsletter di Corriere Bergamo

6 febbraio 2026