Dopo gli impegni milanesi con il suo sponsor, l’altoatesino ha prenotato esami approfonditi al J Medical di Torino
Reduce da Melbourne e transitato a Milano per impegni con i suoi sponsor, Jannik Sinner si è spostato a Torino: ha prenotato al J Medical, il centro di riferimento della Juventus, degli esami approfonditi per indagare meglio la violentissima crisi di crampi avuta al terzo turno dell’Australian Open contro l’americano Spizzirri. Non era fisicamente a posto, il n.2, in Australia: l’onda lunga dei crampi è stato il kappaò in semifinale con Djokovic, il fuoriclasse quasi 39enne che ha prevalso al quinto set in quattro ore di battaglia. La risposta di Jannik alla domanda sulla sua presenza a San Siro alla cerimonia d’inaugurazione dei Giochi italiani («Non lo so») ha acceso speranze legittime: che il campione italiano più popolare nel mondo potesse avere un ruolo, dato il suo legame con lo sci praticato da bambino, sembrava avere un senso. Magari come uno dei tedofori nell’ultimo giro di pista del fuoco sacro, destinato — dicunt — alle mani di Alberto Tomba, il totem del passato con la responsabilità di accendere il tripode vent’anni dopo Stefania Belmondo a Torino 2006.
Ma Sinner questa Olimpiade l’ha solo lambita. La sua folle agenda — un giorno qui, l’altro a Montecarlo, quello successivo a Doha — dettata dalla priorità di mettere l’allenamento davanti a tutto —, ha spento sul nascere qualsiasi voglia di averlo a San Siro in un evento di risonanza mondiale che invece ha richiesto programmazione, prove, molta poca elasticità. Stasera l’Italia al centro del pianeta non può sfigurare. Non secondaria è stata la riflessione del Coni sulla relazione nulla, fin qui, tra il campione e l’Olimpiade: due rette parallele che non si sono mai incontrate. Sinner saltò Tokyo 2020, posticipata al 2021 dalla pandemia, per scelta tecnica del coach dell’epoca, Riccardo Piatti, che ai tempi lunghi dei Giochi preferì un torneo Atp 500 a Washington (che l’allievo vinse). E Parigi 2024 è finita stritolata nelle maglie del Clostebol, il caso che suggerì la scusa poco credibile della tonsillite diplomatica. Malagò, allora presidente Coni, ci rimase male. Il rapporto è stato ricucito accettando il ruolo di ambassador dei volontari di Milano Cortina. Ma ieri Jannik era in stazione centrale con Bebe Vio per promuovere il treno olimpico di uno sponsor privato, lo stesso che lo veste in campo. Lunedì decolla per Doha.
6 febbraio 2026 ( modifica il 6 febbraio 2026 | 08:54)
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