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Alessandro Fulloni, inviato a Sion
Lo sfogo della titolare, col marito Jacques, del Constellation. La lettera della coppia ai dipendenti: non scarichiamo colpe su di voi
«Sono state dette tante bugie, troppe… C’est faux, falso. Falso. Falso… Non sono mai scappata. E non scappo nemmeno ora, perché voglio la verità».
Le famiglie delle vittime però sono furibonde.
«Non posso entrare nei dettagli dell’inchiesta. Ma dico che io la capisco, quella rabbia che provano. Abbiamo accettato di essere il volto di quello che è accaduto, perché so che ciò che sgomenta noi non è niente in confronto a ciò che stanno vivendo loro. Io? Non mi sento in diritto di parlare di me».
Insistiamo: i familiari delle vittime dicono che al Constellation non vi fosse sicurezza, nessuna uscita d’emergenza, la mousse da pochi spiccioli che ha preso subito fuoco.
«Le vittime hanno ogni diritto di dire tutto, sono vittime».
Le 13 sono passate da poco e Jessica Moretti — indagata col marito Jacques per il rogo di Capodanno a Crans-Montana; i reati ipotizzati sono omicidio, lesioni e incendio colposi — esce, non vista, dal commissariato di Sion da una porta laterale. Accanto a lei, i suoi avvocati Yaël Hayat e Nicola Meier e il legale del Corso, Patrick Michod. Al sesto piano della caserma si stanno svolgendo l’interrogatorio di Jean-Marc Gabrielli, il «figlioccio» di Jacques. Il 33enne non è indagato, ma ascoltato come persona informata sui fatti. La sua è però una testimonianza-chiave visto che in quella notte lui era lì. Benché sotto inchiesta, secondo la legge svizzera la donna ha il diritto di ascoltare l’audizione — oltre i pm ci sono trenta parti civili — e lei infatti si presenta alle 8 e 30, quando comincia il fuoco di fila delle domande.
Adesso però è l’ora di pranzo. Jessica allunga il passo per raggiungere l’Oasi, un bar lungo avenue de France. Il caso vuole che dentro ci siano dei cronisti italiani. Hayat, Meier e Michod si scambiano un cenno d’intesa. «Ma sì, potete farle qualche domanda».
Signora Moretti, lei sta seguendo tutti gli interrogatori…
«Con mio marito, non vogliamo sottrarci alle nostre responsabilità, per niente. Anzi, sin dall’inizio abbiamo deciso di contribuire alle indagini. Lo ripeto: sono qui per ottenere la verità. Questa è la cosa più importante».
Dov’è Jacques ora?
«A casa con i nostri bimbi di cinque anni e dieci mesi. Ci alterniamo: un’audizione la seguo io e un’altra lui».
Il bilancio dell’incendio è di 41 morti…
«È una situazione molto complicata… non avremmo mai immaginato, nemmeno nel nostro peggior incubo, che potesse succedere una cosa del genere. Io spero che le indagini contribuiscano a fare luce sulla vicenda, lo spero per prima».
Perché con suo marito avete scritto, mercoledì, una lettera ai vostri ex dipendenti? Ci sono queste frasi: «Portiamo il lutto per coloro che non ci sono più», e «non scarichiamo colpe su di voi».
«Abbiamo indirizzato loro parole che vengono dal cuore. Siamo completamente isolati in questi giorni. Penso che ciò abbia creato molti malintesi, bugie… Era importante per noi mettere le cose in chiaro, l’unico mezzo per esprimerci e proteggerci da tutto quello che è stato detto. Abbiamo voluto spiegargli che non li abbiamo dimenticati e che tutto ciò che viene detto è completamente folle. Stanno sopportando un calvario… Sono i nostri protetti, lo sono ancora».
Tra i dipendenti c’era anche Cyane, la sua petit soeur, incolpata, ingiustamente, di aver appiccato il rogo perché sorreggeva le bottiglie scintillanti…
«Nei giorni scorsi ho riletto un suo messaggio in cui mi chiamava “tata” Jessica, zia Jessica…».
È morto anche il deejay Mateo Lesguer, 23 anni…
«(Fatica a rispondere) È stato con noi per tre stagioni consecutive…».
L’Italia segue da vicino l’inchiesta. Cosa pensa della premier Meloni?
«I like her (risponde in inglese: mi piace)».
Jessica, lei è scappata con la cassa di quella sera?
«Assurdo, une mensonge», una menzogna. Poi si allontana con i tre legali. «C’est tout», è tutto.
6 febbraio 2026 ( modifica il 6 febbraio 2026 | 08:41)
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