di
Francesco Bertolino

Il numero uno del gruppo: «Investiremo 70-80 milioni per rafforzare i nostri marchi e crescere all’estero con aperture in India e a Dubai. L’acquisizione di Kasanova? Mi dispiace ma non c’erano le condizioni»

Nuove aperture in India e a Dubai, rafforzamento dei marchi Piombo e Les Copains, tecnologia, dividendi e, perché no, altre acquisizioni. Sono le priorità del 2026 di Ovs che l’anno scorso ha aumentato le vendite del 7% a 1,7 miliardi e il margine di profitto dell’11% a oltre 216 milioni. «È un risultato eccezionale di per sé ma ancor più straordinario perché ottenuto in un contesto molto complesso», rivendica Stefano Beraldo, amministratore delegato del gruppo. «Quest’anno siamo pronti a investire 70-80 milioni per crescere ancora».

Perché dice che il quadro è complesso?
«Fra inflazione e calo dei consumi, in 20 anni il mercato italiano dell’abbigliamento si è dimezzato e oggi vale circa 19 miliardi. I marchi di lusso sono diventati inaccessibili per la classe media che ha perso potere d’acquisto, ma non intende rinunciare al gusto e alla qualità. Ed è in questo solco che ci siamo inseriti noi con un piano preciso».



















































Quale?
«Cinque anni fa ho pensato che per fidelizzare maggiormente i clienti e non legarli solo a prezzo e qualità, avremmo potuto avviare una nuova strategia volta a creare un legame emotivo che è determinante nelle scelte d’acquisto».

Come lo avete costruito?
«Lavorando sulle marche. Non private label ma vere marche. E puntando anche sui negozi, su cui abbiamo investito molto durante la pandemia, quando tutti pensavano che la rete fisica fosse destinata a soccombere all’e-commerce. Ora nei nostri punti vendita si trovano vetrine curate, piante vere e pavimenti in legno: sembrano dettagli ma cambiano l’esperienza d’acquisto. Certo, poi, dietro la vetrina ci deve essere il prodotto e quello di Ovs è migliorato molto».

Che cosa intende?
«Prima le persone andavano da Ovs senza un’idea precisa per trovare prodotti a qualità e prezzi accettabili. Oggi i clienti entrano e tornano nei nostri negozi per cercare Piombo, Les Copains, B. Angel e le altre nostre marche a cui si sono affezionati. Abbiamo alzato la qualità mantenendo prezzi accessibili, conquistando quote di mercato: oggi siamo al 9,5%, eravamo al 2,5% 20 anni fa».

C’è spazio per crescere ancora?
«Sicuramente: vogliamo potenziare l’offerta dei nostri marchi e proseguire nel rilancio di Golden Point. La debolezza del dollaro ridurrà i costi delle nostre forniture e intendiamo riversare una parte dei risparmi sui clienti ».

E il resto dei risparmi?
«Andrà a sostenere il nostro flusso di cassa. Potremo quindi aumentare il dividendo già quest’anno e farci trovare pronti qualora ci siano opportunità di acquisizioni di marchi o catene».

Quella di Kasanova è però sfumata: come mai?
«Abbiamo dovuto rinunciare all’acquisto: aveva senso strategico ma non si sono avverate alcune condizioni che non dipendevano da noi».

State guardando altro?
«Di dossier ce ne arrivano tutti i giorni, ma nel 2026 ci dedicheremo soprattutto alla crescita all’estero, dove abbiamo già 500 punti vendita».

Dove?
«In India abbiamo aperto un grande negozio a Nuova Delhi e quest’anno ne inaugureremo due a Mumbai. Abbiamo in programma anche un’apertura a Dubai».

L’accordo commerciale fra India e Ue vi aiuterà?
«Sì in due modi. Da un lato, ridurrà i dazi sulle importazioni dall’India, il nostro terzo fornitore dopo Bangladesh e Cina. Dall’altro, abbatterà quelli sulle nostre esportazioni in India che sono destinate a crescere con i nuovi negozi».

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6 febbraio 2026