di
Davide Frattini
Considerate «beni di lusso», non possono entrare a Gaza, dove un pacchetto costa fino a 250 euro. Sotto inchiesta per contrabbando diversi soldati israeliani e Bezalel Zini, fratello del direttore dei servizi interni
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – Prima della guerra un pacchetto di sigarette a Gaza costava sui 5 euro. Con l’inizio dell’offensiva, gli israeliani chiudono i valichi, lasciano passare solo — e in parte — beni considerati essenziali. Le sigarette vengono indicate come «un lusso» ed escluse dall’elenco. Durante la guerra, e ancora adesso, un pacchetto arriva a costare quasi 250 euro al mercato nero che — spiega l’intelligence — è gestito da Hamas per pagare gli stipendi ai miliziani.
Così le indagini della polizia e dei servizi segreti interni si sono trasformate da un’inchiesta sugli israeliani che contrabbandavano sigarette e altri prodotti nella Striscia in uno scandalo nazionale in cui gli arrestati saranno incriminati anche per «aver aiutato il nemico in tempo di guerra», di fatto — commentano alcuni ufficiali — «tradimento». Ancora più sconcertante per gli investigatori è che tra gli accusati ci sia Bezalel Zini, fratello di quel David che quattro mesi fa è stato messo dal premier Benjamin Netanyahu alla guida dello Shin Bet, ovvero degli 007 che questi reati devono contrastare.
I portavoce si affrettano a precisare che non c’è alcuna traccia del coinvolgimento del capo dei servizi. La destra già parla di strumentalizzazioni perché gli Zini fanno parte dei gruppi più oltranzisti e messianici tra i coloni; l’opposizione fa notare quanto meno il conflitto di interessi. Infatti dei diversi filoni quello che riguarda Bezalel è seguito solo dalla polizia, anche se con quelle accuse resta una questione di sicurezza nazionale.
Gli agenti hanno ricostruito che almeno dodici tra soldati in servizio attivo e riservisti hanno trasferito ai palestinesi dall’altra parte anche cellulari, batterie, parti di auto, cavi elettrici: tutti componenti considerati per possibile «uso militare» e bloccati dall’ingresso a Gaza.
Gli scambi avvenivano vicino alla linea gialla che delimita l’area sotto il controllo delle truppe e i territori dove Hamas è tornata a spadroneggiare. I militari si muovevano liberamente in divisa e su veicoli dell’esercito.
Bezalel Zini è accusato solo per il traffico di sigarette: «Ma il tabacco ha ormai un valore più alto — commenta un ufficiale al quotidiano Yedioth Ahronoth — di droni o materiali dal doppio uso. I balzelli imposti da Hamas sui pacchetti finiscono nelle sue casse e permettono all’organizzazione di rafforzarsi per il prossimo scontro».
La tregua in vigore dall’ottobre scorso continua a traballare. Ieri i colpi tirati dai carri armati tra le tende per i rifugiati a Khan Younis e vicino alla città di Gaza hanno ucciso 23 persone, tra loro 7 minori. L’esercito stava rispondendo a un attacco contro una postazione al di là della linea gialla in cui un ufficiale è rimasto ferito. L’obiettivo del bombardamento — spiegano i portavoce — era il capo di un’unità speciale di Hamas. Dall’inizio del cessate il fuoco quasi 600 palestinesi sono stati ammazzati.
6 febbraio 2026 ( modifica il 6 febbraio 2026 | 12:31)
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