di
Massimiliano Nerozzi

Pene dai 3 anni e 4 mesi ai 2 anni e 8 mesi. Il processo vedeva imputati 14 agenti della polizia penitenziaria in servizio nel blocco C per episodi di pestaggi e violenze tra 2017 e 2019. Risarcimento per le vittime

Otto condanne – sette delle quali per tortura – e sei assoluzioni: si è chiuso così – stamattina 6 febbraio – il processo a Torino che vedeva imputati 14 agenti della polizia penitenziaria in servizio nel blocco C del carcere «Lorusso e Cutugno» per una serie di episodi nei confronti di alcuni detenuti. I fatti contestati sarebbero avvenuti tra il 2017 e il 2019 nel padiglione in cui erano detenuti i sex offender. Dopo un’ora e mezza di camera di consiglio il tribunale – presidente Paolo Gallo, giudici a latere Giulia Maccari ed Elena Rocci – ha deciso pene dai 3 anni e 4 mesi ai 2 anni e 8 mesi per tortura: e a 5 mesi a un altro agente, per rivelazione del segreto d’ufficio. Il pubblico ministero Francesco Pelosi aveva chiesto pene fino a sei anni e sei mesi.

Un risarcimento ai detenuti

«Certamente leggeremo con attenzione le motivazioni – commenta alla fine l’avvocato Antonio Genovese, uno dei difensori degli imputati insieme ai colleghi Enrico Calabrese, Mauro Molinengo, Luca Bruno, Beatrice
Rinaudo
, Antonio Mencobello – ma, in punto di diritto, la fattispecie di tortura non ci sembra integrata».  I giudici hanno deciso risarcimenti anche a quattro detenuti – tutelati tra gli altri dagli avvocati Domenico Peila e Manuel Perga – oltre all’associazione Antigone e ai garanti dei detenuti nazionale, regionale e locale, rappresentati tra gli altri dagli avvocati Davide Mosso e Francesca Fornelli.



















































L’inchiesta, la denuncia del garante

L’inchiesta era partita proprio da alcune segnalazioni dell’allora garante comunale Monica Gallo. Al risarcimento dei danni – da liquidarsi in separato giudizio civile – è stato condannato, in alcuni casi, anche il ministero della Giustizia, chiamato in causa come responsabile civile. Ai quattro detenuti costituiti parti civili è stata assegnata una provvisionale di 10 mila euro a testa. I sei proscioglienti sono arrivati, per alcune imputazioni, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non sussiste e per intervenuta prescrizione. Non è la prima volta in Italia di una condanna per tortura ad agenti della polizia penitenziaria, ma l’esito dell’inchiesta, lunga e complessa, era tutt’altro che scontato.

Nel primo pomeriggio di oggi ecco la nota della garante del comune in carica, Diletta Berardinelli.  In relazione alla sentenza la rappresentante del comune parla di «sentenza fondamentale» che «fa luce su fatti che a volte rimangono nell’ombra». Cita poi «Il sovraffollamento cronico, le condizioni degradanti e fatiscenti di molti luoghi di detenzione che, insieme alla grave carenza di risorse, di agenti di polizia penitenziaria e di funzionari giuridico-trattamentali, costituiscono un contesto che mette quotidianamente sotto stress il sistema e le persone che vi operano». Infine, «non deve passare il messaggio che comportamenti contrari al rispetto della dignità delle persone private della libertà possano essere tollerati o considerati inevitabili».


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6 febbraio 2026 ( modifica il 6 febbraio 2026 | 15:16)