Reggio Emilia, 6 febbraio 2026 – Dramma occupazionale a Reggio Emilia. Come un fulmine a ciel sereno, I.C.R. ovvero Industria Chimica Reggiana, azienda storica del territorio fondata nel 1961, ha deciso di chiudere l’attività a Reggio Emilia e di licenziare 54 dipendenti.

Chiusura dell’attività produttiva a Reggio Emilia e 54 licenziamenti

La notizia choc è arrivata da una nota stampa della Cgil: “L’azienda ha comunicato in mattinata alla Rsu aziendale la decisione unilaterale di dismettere l’impianto produttivo su Reggio Emilia aprendo nell’immediato una procedura di licenziamento collettivo per 54 dipendenti (54 famiglie) – scrive la Filctem Cgil in una nota – I motivi dichiarati dall’azienda sono il calo dei volumi registrati negli ultimi anni e l’obsolescenza dell’impiantistica che richiederebbe investimenti troppo onerosi”.

L’azienda era passata nel 2020 in mano americana

L’azienda, specializzata nella produzione di stucchi per carrozzeria e mastici per pietra, settori nei quali ha raggiunto posizioni di leadership col proprio marchio Sprint commercializzato e conosciuto in tutto il mondo, nel 2020 era stata acquisita dal gruppo Ppg Industries Inc., azienda americana leader del settore Car Refinish e Light Industrial Coatings. In Italia l’attività produttiva prevalente è garantita dal sito di Reggio Emilia, considerato il “quartier generale” che occupa complessivamente 74 dipendenti, e da uno stabilimento nella provincia lombarda di Lodi.

Proclamato uno sciopero immediato che proseguirà anche lunedì 

La Filctem Cgil, unitamente alla Rsu, ha richiesto all’azienda l’immediato ritiro della procedura unilaterale di licenziamento chiedendo l’attivazione di un tavolo a supporto della tenuta occupazionale, richiesta che l’azienda ha rispedito al mittente. E’ stata subito indetta un’assemblea sindacale nella quale le lavoratrici e i lavoratori, all’unanimità, hanno deciso di proclamare un immediato sciopero che proseguirà anche nella giornata di lunedì 9 febbraio con un presidio dalle 8 davanti ai cancelli della fabbrica di via M. Gasparini, 7.

“Inaccettabile la chiusura, un incubo per le famiglie”

“Riteniamo del tutto inaccettabile la decisione aziendale volta esclusivamente a salvaguardare l’interesse economico dell’impresa, in barba alla responsabilità sociale che le aziende dovrebbero sempre tenere in considerazione. Da oggi inizia un incubo per altre 54 famiglie su un territorio già colpito da crisi e perdite occupazionali importanti. Questo è l’effetto anche della mancanza totale di politiche industriali nazionali che la Cgil già da diversi anni denuncia, e per questo chiediamo alle istituzioni, tutte, un intervento concreto a salvaguardia di questa importante realtà. Se non fosse già abbastanza chiaro il tessuto industriale manifatturiero del territorio reggiano e provincia si sta giorno dopo giorno “sgretolando”, impoverendo irrimediabilmente la nostra società”.