di
Marco Luceri
C’è tutto il cinema di Gabriele Muccino nel suo ultimo film ma qui portato a un livello estremo, da avere la piacevole sensazione che sia la sua opera più sincera, viscerale e positivamente amorale
C’è tutto il cinema di Gabriele Muccino nel suo ultimo film, «Le cose non dette», ma qui portato a un livello estremo, da avere la piacevole sensazione che sia la sua opera più sincera, viscerale e positivamente amorale.
La storia sembra quasi un pretesto: c’è una coppia che non riesce ad avere figli, lui è Carlo, un professore di filosofia alle prese con un secondo romanzo che proprio non viene, lei è Elisa, è una giornalista affermata; gli altri due non fanno che litigare dalla mattina alla sera, lui è Paolo e ha un ristorante che gli prende un sacco di tempo, mentre lei è Carolina, una donna irrisolta che riversa sulla figlia tredicenne Vittoria, piuttosto acerba, le sue nevrosi. In mezzo c’è l’amante di Carlo, Blu, una bellissima studentessa che lo desidera tutto per sé. Per rimettere a posto i cocci delle loro vite le due coppie decidono di concedersi una vacanza a Tangeri, dove però tutti i nodi verranno al pettine e la situazione diventerà sempre più esplosiva.
E’ meraviglioso come Muccino se ne infischi di ogni elemento riconducibile a una qualsivoglia illusione di realtà, per lasciarsi andare alla forza del cinema come affabulazione retorica, estremizzando ogni elemento della messinscena. E non si tratta della solita esasperazione urlata e ansiogena dei personaggi (un marchio di fabbrica, ormai), quanto proprio di un’idea di scrittura e di regia che mette insieme due generi, il melò e il noir, concedendosi il lusso di riproporli come contenitori di vita.
Due esempi: sul versante melò il ricorso alle arie del melodramma ottocentesco per sottolineare i sentimenti di amore, gelosia, follia e perdizione; sul versante noir la malatissima adolescenza che viene rappresentata, in particolare da Vittoria, vera e propria femme fatale che ne combina di tutti i colori (davvero notevole la scena della masturbazione sotto la doccia, una cosa impensabile nel cinema italiano contemporeaneo).
Ma ce ne sarebbero tantissimo altri da evidenziare per questo film nero e soleggiato (Tangeri come spazio liminale, purgatoriale, di sospensione assoluta) che punta a contorcere lo stomaco, prima che la mente. Riuscendoci alla perfezione.
Regia: Gabriele Muccino; Interpreti: Miriam Leone, Stefano Accorsi, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini; Sceneggiatura: Gabriele Muccino, Delia Ephron; Fotografia: Fabio Zamarion; Scenografia: Massimiliano Sturiale; Distribuzione: 01. Italia, 2026, 120’.
A Firenze è in queste sale: Portico, Principe, The Space
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6 febbraio 2026
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