di
Lorenzo Cremonesi

L’autore vive in una casa con temperature tra i 2 e i 10 gradi: «Il nostro inverno entrerà nella storia»

KIEV – «Se non mi ami ti uccido. È un vecchio principio russo che Vladimir Putin adatta contro l’Ucraina: voleva occuparci in nome della sua interpretazione russocentrica della nostra storia, che nega l’identità ucraina indipendente. Ma noi resistiamo e allora lui ha deciso di punirci tutti con la violenza delle bombe», ci dice lo scrittore Andrey Kurkov. Con lui cerchiamo di capire gli umori del Paese all’approssimarsi dell’inizio del quinto anno dell’invasione su larga scala lanciata da Putin il 24 febbraio 2022.

Secondo l’Istituto di Sociologia dell’Università di Kiev il 52 per cento degli ucraini è contrario a cedere il Donbass e di certo non il territorio ancora tenuto dai loro soldati. Come lo legge?



















































«Va ricordato che il dato non comprende i 7 o 8 milioni di profughi scappati in Europa. Ovvio che sono tutti antirussi e dunque la percentuale reale è molto più alta. Vanno anche aggiunti i nostri civili nei territori occupati. Io so che quando si chiede alla nostra gente cosa vuole fare del Donbass, anche se molti sono stanchi della guerra, in genere si preferisce non rispondere nel timore di apparire come dei traditori».

Il 40 per cento sarebbe invece pronto a cedere il Donbass, però con solide garanzie di sicurezza occidentali, che Mosca non accetta…

«Tanti nostri concittadini sembrano più realisti di due o tre anni fa. Nel 2024 solo il 15 per cento era pronto a rinunciare al Donbass, ciò significa che gli ucraini rimasti nel Paese oggi sono parecchio cambiati. Ma, ripeto, sono dati parziali».

Chi sceglie di restare a Kiev, nonostante i bombardamenti e i blackout nel pieno dell’ondata di gelo, come si organizza?

«Siamo in una nuova fase della nostra lotta per sopravvivere. E vedo che tanti miei vicini resistono bene, imparano dalle difficoltà, non ci sono segni di resa. Chi ha deciso di restare era psicologicamente pronto a farlo».

«Un nuovo Holodomor, come lo sterminio voluto da Stalin della nostra gente che non accettava di vivere sotto la dittatura sovietica nel 1932-33. Allora era la fame, adesso è il freddo causato dalle bombe. Quest’inverno rimarrà impresso nella nostra storia come uno dei momenti più alti della resistenza nazionale».

Com’è sistemato a casa sua?

«Nel piano superiore del nostro appartamento siamo scesi a 2 gradi sopra lo zero, in quello basso il termometro è sui 10. Per qualche giorno siamo rimasti al buio e senz’acqua. Poi è tornata, con 4 o 5 ore al giorno di corrente. Ora facciamo come i nostri nonni: riempiamo i thermos di acqua calda e ci vestiamo pesanti per non disperdere il calore corporeo».

Cosa pensa dei negoziati di Abu Dhabi?

«Il risultato concreto è stato la liberazione dei prigionieri di guerra. Putin non intende negoziare, è convinto di stare vincendo. Si continua a trattare soltanto perché Putin non vuole rompere con Trump».

Il fronte sembra allo stallo…

«Putin si fermerà soltanto quando non avrà più soldati da mandare nel tritacarne delle prime linee».

Il 2026 sarà come il 2025?

«Ci saranno differenze. Alla fine del 2026 le situazioni economiche di Russia, Ucraina ed Europa saranno diverse, arriveremo all’esaurimento delle risorse. Occorre vedere chi lo avvertirà per primo, sebbene io creda che l’esercito russo stia diventando più stanco del nostro. In rete vediamo la crescita delle proteste dei soldati russi e sui campi di battaglia le nostre unità rilevano che parecchi russi feriti vengono curati molto superficialmente e rimandati subito sulle prime linee. È vero che la mancanza di nuove reclute per noi è un vecchio problema, ma ora per i russi potrebbe essere anche peggio».

A che punto siamo della guerra?

«Siamo al punto in cui l’Europa prende il posto degli Stati Uniti e, sebbene tra divisioni e polemiche interne, capisce che la difesa dell’Ucraina è un suo interesse primario. Il risultato di questo conflitto condizionerà il futuro dell’Ue. Mi sembra un dato fondamentale. In superfice appare come uno stallo, in realtà stanno capitando un mucchio di cose, inclusa la nascita dell’industria bellica europea forgiata dall’esperienza dei droni ucraini».

Il 61 per cento degli ucraini continua a credere in Zelensky…

«Il suo ruolo di presidente non è messo in dubbio. Si voterà soltanto dopo la fine della guerra e allora potremo capire che peso abbiano avuto gli scandali della corruzione interna sulla sua popolarità>.

Tra poco uscirà un suo nuovo romanzo su Kiev…

«Fa parta della trilogia storica su quello che avvenne dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 e poi con l’occupazione di Kiev».

7 febbraio 2026