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Virginia Piccolillo e Redazione Online

Si terrà il 22 e 23 marzo. Il Capo dello Stato ha sentito la premier Meloni. Ieri la Corte suprema ha accolto il ricorso dei 15 giuristi. Serracchiani (Pd): «Da governo prepotenza istituzionale»

È terminato il consiglio dei ministri che ha affrontato il tema del referendum sulla riforma della giustizia che contiene la separazione delle carriere dei magistrati. Il cdm era stato convocato a sorpresa dopo l’ordinanza della Cassazione. Non cambierà la data del referendum: il cdm ha dunque deciso di confermare la consultazione per il 22 e 23 marzo, integrando però il quesito con gli articoli della Costituzione che vengono modificati dalla riforma della Giustizia.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il nuovo decreto sul referendum. Secondo quanto apprende l’Ansa, il via libera al nuovo testo sarebbe avvenuto dopo un colloquio tra il presidente Mattarella e il presidente Meloni. Fonti del Quirinale, interpellate al proposito,
confermano che per il presidente Mattarella la soluzione individuata è quella giuridicamente più corretta, anche alla luce dell’ordinanza di ieri della Cassazione. L’oggetto della richiesta di referendum è infatti lo stesso per tutti i proponenti; mentre il quesito referendario non viene cambiato ma
soltanto integrato.



















































La riunione era stata convocata, a sorpresa, all’indomani dell’ordinanza con cui la Corte di Cassazione ha accolto il nuovo quesito referendario nella versione formulata dal comitato di 15 giuristi «Volenterosi» promotori della raccolta di firme di 500mila cittadini.

Il cdm decide come dare seguito all’ordinanza: il testo del quesito, infatti, comprenderà anche le citazioni delle norme che, quando la riforma andrà in vigore, risulteranno decadute. 

In un primo momento si era pensato un possibile rinvio. L’ipotesi in discussione era di proporre il 29/30 marzo. Una settimana in più sarebbe stato sufficiente a rispettare i termini concessi ai referendari. Tuttavia la data verrebbe a cadere in corrispondenza della Domenica delle Palme. Di solito le votazioni non vengono fissate in occasione di festività religiose. Se si vorrà slittare ovviamente non si potrà andare alla settimana successiva che è Pasqua. Quindi, in tal caso, si sarebbe arrivati a fissare come data il 12/13 aprile. Poi la decisione di non far slittare ulteriormente i tempi.

Rapida la reazione del Pd che parla di prepotenza istituzionale. «Prima non consentono al Parlamento di poter esercitare la propria funzione, poi fissano una data del referendum senza rispettare la raccolta firme di oltre 500 mila cittadine e cittadini italiani, poi sono costretti a modificare il quesito del referendum senza spostare la data fissata del referendum con la solita tracotante arroganza di chi comanda e non governa. Ora anche le accuse alla magistratura di aver semplicemente svolto il proprio lavoro applicando la legge e lamentando la non imparzialità della stessa. Ancora una volta prevale la linea della prepotenza e della mancanza di rispetto per le istituzioni. Un’altra buona ragione per votare no». Così la responsabile giustizia del partito, la deputata democratica Debora Serracchiani.

I promotori, prima della riunione, avevano ribadito la loro soddisfazione per la decisione della Cassazione «che ha ritenuto legittima la nostra richiesta e che ha riformulato il quesito referendario, facendo espresso riferimento alle norme che il testo della legge costituzionale ha modificato». Proseguono: «Tale decisione è una conferma sia della utilità e della correttezza della nostra iniziativa, sia della necessità di fornire agli elettori la indicazione degli articoli della Costituzione che il testo approvato e sottoposto a referendum intende modificare, e sui quali è richiesto il loro voto ed una loro consapevole riflessione». Ora la palla passa nel campo del governo. «Restiamo in fiduciosa attesa della decisione del Consiglio dei ministri in merito alla fissazione della nuova data del referendum», concludono.


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7 febbraio 2026 ( modifica il 7 febbraio 2026 | 15:28)