di
Flavio Vanetti

Giornata storica per l’Italia alla Olimpiade di Milano Cortina: le prime parole dei due big azzurri dopo la discesa di Bormio

Certo, non c’è il sequel dell’oro di Zeno Colò, atteso perché dilatato da un tempo infinito, ben 74 anni da quell’impresa di Oslo 1952. Ma l’Italia, anche se deve rinviare la gioia di celebrare un olimpionico della discesa, saluta un bellissimo doppio podio sulla terribile «Stelvio» di Bormio: Giovanni Franzoni è d’argento e Dominik Paris di bronzo nella libera olimpica che celebra la magnificenza dello svizzero Franjo Von Allmen, un anno fa campione del mondo e adesso autore di un’accoppiata dal valore storico.

Giovanni è il futuro che comunque è già presente, Dominik, a 37 anni, è il grande capitano che si avvia al passaggio di consegne – ma lo vedremo quasi sicuramente pure nella prossima stagione – e che va a prendersi quella medaglia dei cinque cerchi sempre sfuggita nel passato. Per togliersi questa soddisfazione è riuscito, sulla pista che è un po’ casa sua (nella Coppa del Mondo 6 vittorie in discesa e 1 in superG), a mettere alle spalle addirittura Marco Odermatt, il Cannibale di questi anni dello sci, e un altro elvetico da podio, Alexis Monney.



















































I Giochi 2026 si sono così subito illuminati d’azzurro, con un duello Italia-Svizzera che ci ha sì privato del pezzo più pregiato ma che ha regalato emozioni e due podi straordinarii, da unire a quelli più recenti ai Giochi nella disciplina dell’high speed: il terzo posto di Herbert Plank nel 1976 e il secondo di Christof Innerhofer nel 2014. Pensate: in discesa avevamo solo tre medaglie nella storia, di colpo ne sono state aggiunte due negandole, oltre a Odermatt e a Monney, ai non meno favoriti austriaci – Vincent Kriechmayr, nel 2021 campione del mondo sia in libera sia in superG, si è accomodato al sesto posto; Daniel Hemetsberger, che correva con naso e e zigomo rotti per una caduta in prova e con «visus» precario perché non poteva usare le lenti a contatto, ha chiuso settimo dopo aver provato a sorprendere tutti con il numero 1 e un tempo interessante – e infine ad outisder pericolosi come il francese Nils Allegre (ottavo).

Chi è Von Allmen

Von Allmen, che ha uno skiman italiano della Val d’Ultimo, dunque un conterraneo di Paris, ha mandato l’incasso una dote precipua: è il discesista in assoluto più veloce. Ma a volte sbaglia. Sulla Stelvio lo si aspettava al varco nella diagonale della Carcentina, ma anche lì non ha commesso sbavature: si è subito capito che il suo 1’51’’61 sarebbe stato difficile da battere. È anche per questo che assume maggior valore l’impresa di Franzoni, che proprio sulla Carcentina ha lasciato quei pochi centesimi poi risultati decisivi: alla fine sono stati 20 tondi tondi quelli che gli hanno impedito un’impresa ancora più clamorosa. Paris, invece, ha commesso due piccoli errori: uno sul salto di San Pietro, dove ha preso un po’ troppa aria, e uno nella parte bassa. Ma la vera recriminazione, probabilmente, è un’altra: è arrivato a giocarsi una medaglia olimpica sulla pista amica a un’età comunque non più fresca. Non esisterà mai controprova, ma se i Giochi sulla Stelvio si fossero tenuti qualche anno fa – nemmeno tanti – forse Domme avrebbe vinto in ciabatte.

La gioia di Franzoni

È comunque gioia piena per l’Italia – anche se ci si aspettava qualcosa di più da Mattia Casse, undicesimo, e da Florian Schieder, solo diciassettesimo – e soprattutto per loro due. Giovanni Franzoni in questa stagione si è accorto che tutto può andare di fretta: dopo il primo podio, in Gardena, ecco la vittoria e un terzo posto di Wengen, quindi il trionfo di Kitz e ora l’argento olimpico a 24 anni (25 a marzo). Immaginiamo che il pensiero correrà di nuovo all’amico Matteo Franzoso perito a settembre negli allenamenti in Cile, ma intanto c’è il racconto della sua giornata speciale: «Non ho avvertito la tensione nei giorni scorsi. Ma ha cominciato a sentirla man mano che ci si avvicinava alla gara. In partenza avevo le gambe dure, poi ho visto i “temponi” degli svizzeri e mi sono detto ‘stavolta ce ne vuole per batterli’. Però sono partito deciso e ho fatto tutto giusto tranne un passaggio non pulitissimo alla Carcentina. Mai avrei immaginato, a inizio stagione, un giorno così».

Le parole di Paris

Con Paris, sceso subito dopo di lui, ha scambiato una battuta: «Ci siamo detti che sarebbe stato bello essere assieme sul podio. E così è stato». Dominik l’ha elogiato – «Ha fatto vedere che sa resistere anche alla grande pressione: con lui l’Italia sarà sempre presente in discesa» – quindi ha dato sfogo alla sua gioia: «È perfetto. Ho provato così tante volte a vincere questa medaglia… Forse quest’anno, all’inizio, non sono andato fortissimo, ma mi sono reso conto che stavo crescendo. Bello vincere il bronzo su una pista così dura». 

Nel suo palmarés manca ora solo la Coppa del Mondo della discesa: sarà un buon motivo per dedicarle, nella prossima stagione, l’assalto in un probabile epilogo della carriera. Domme di energie ne ha ancora da vendere. E il suo coraggio è sempre da leone.

7 febbraio 2026 ( modifica il 7 febbraio 2026 | 16:23)