Che cosa sta succedendo?

«Qui a Minneapolis abbiamo avuto tremila agenti dell’Ice contro i 900 della Polizia al punto che, per rafforzare i diritti costituzionali, il governatore ha fatto intervenire la Guardia nazionale, molto amata. Si è formata una vera e propria struttura organizzativa a difesa dei diritti costituzionali degli immigrati, ha già reclutato 30mila attivisti che pattugliano le strade e allertano gli immigrati. E’ una rete molto ben organizzata fatta di volontari».

Che cosa state facendo come cittadini?

«Ogni persona di buona volontà ha l’obbligo di difendere le costituzioni democratiche e di non far sentire soli gli ultimi. Conosco alcuni latini che, pur avendo i documenti in regola, non escono di casa per il terrore. Noi andiamo a casa loro per non farli stare isolati, è una cosa che non ha distinzione politica o di credo. Io giro sempre con i documenti ben in vista, non in tasca, ma ben in vista al collo, patente da un lato e passaporto dall’altro, perché se mi azzardassi a inserire la mano in tasca per prenderli potrebbero anche spararmi pensando che io possa tirare fuori una pistola. Non mi ero mai immaginato che potesse accadere una cosa simile qui».

Quale futuro vede?

«Non vedo un futuro che possa durare a lungo per l’Ice. Al momento sta cedendo. L’ingaggio con cui sono stati assunti era di 50mila dollari subito e altri benefici ma le promesse sono state infrante. Questa guerra di attrito tra le forze violente, diaboliche dell’Ice contro il popolo non avrà sicuramente supremazia. Il costo però potrebbe essere ancora alto, abbiamo già avuto due morti, cittadini americani».

Che cosa potrebbe aver portato a questa situazione?

Sotto le precedenti amministrazioni democratiche il numero delle persone che furono poi rispedite all’estero era sensibilmente maggiore rispetto a quella di Trump. Di fatto quello che sta succedendo non ha niente a che vedere con l’immigrazione. E’ una battaglia populista intesa a preservare il potere despotico che si è creato Trump con poche persone di dubbia natura democratica. E’ una facciata. Si stima che il Minnesota abbia 300mila immigrati non documentati, illegali, che non significa che hanno commesso reati ma solo che hanno superato la durata del visto concesso oppure che sono entrati clandestinamente. Quasi tutti sono onesti, hanno figli che vanno a scuola e che sono nati qua e quindi di fatto sono cittadini americani per lo «ius soli», pagano le tasse statali e hanno copertura medica pro bono che deriva dall’amministrazione statale o dal loro datore di lavoro (inclusa nella remunerazione). Non sono un peso per la società ma contribuenti netti. Senza gli immigrati negli Stati Uniti non ci sarebbero lavoratori sufficienti nei campi e nel servizio di ristorazione perché sono molto laboriosi e gli americani non vogliono fare quei lavori perché pesanti, hanno turni stressanti, quindi di fatto sono funzionali all’economia».

Perché sta succedendo tutto proprio in Minnesota secondo lei?

I repubblicani non hanno mai vinto in Minnesota dai temi di Reagan. Questa aggressività nei confronti di uno Stato fortemente democratico come quello del Minnesota ha trovato una fierissima resistenza popolare ben rappresentata dal sindaco e dal governatore ma anche dal capo della Polizia che è dalla parte dei cittadini quando i diritti vengono negati. L’Ice è una milizia mercenaria. E’ uno scontro politico e non amministrativo contro gli immigrati. Trump non ha un’etica e non vuole che alle elezioni del Midterm di novembre venga a mancare la maggioranza. Molti repubblicani si stanno sfilando. La cosa migliore per lui sarebbe non fare le elezioni perché se dichiarasse lo stato di emergenza nazionale le elezioni non si faranno”.