Fabio Fognini non è mai stato soltanto un tennista.
È stato un’idea di tennis. Un’interpretazione libera, istintiva, spesso ingestibile. Genio e sregolatezza, certo. Ma soprattutto talento puro, quello che non si insegna e non si allena. Quello che nasce con te e, se provi a domarlo troppo, ti si rivolta contro.

Forse l’Italia non ha mai avuto un giocatore capace come lui di far sembrare il tennis un gesto naturale, quasi inevitabile. Dritti giocati d’istinto, rovesci che partivano prima ancora del pensiero, partite vinte o perse sempre seguendo una logica tutta sua. Fognini non ha mai chiesto permesso a questo sport. Lo ha amato e odiato con la stessa intensità.