di
Christian Benna
La lettera ai sindacati: «Pronti a cedere la società e i negozi entro giugno»
«Con la presente vi informiamo che Borello, nell’ambito di un più ampio processo di riorganizzazione preordinato alla eventuale cessione totalitaria delle quote societaria a favore di Unes Max, intende sottoscrivere un aumento di capitale della costituenda società Newco». È arrivata come una doccia gelata in pieno inverno la comunicazione ai sindacati della vendita, «entro giugno», dell’ultima catena di supermercati made in Piemonte al 100%. Fiorenzo «Fiore» Borello, perito elettrotecnico ma formatosi come ex garzone di macelleria e diventato imprenditore nel 1985 sfidando i grandi della Gdo con la ricetta del «piccolo è bello» (metrature sotto i mille metri quadrati), «prodotti sani a chilometro zero», e ovviamente, del «mangioma piemonteis», con tanto di tessera fedeltà «ciapapunt», a 72 anni si appresta a gettare la spugna. E a cedere le quote di Borello, 52 punti vendita, 165 milioni di ricavi quasi 800 dipendenti, al gruppo Unes, il colosso lombardo della grande distribuzione organizzata fondato da Marco Brunelli nel 1967.
Il passaggio di consegne era nell’aria da qualche mese. Da quando Borello aveva cambiato piattaforma, da Pam ad Unes. Il 19 febbraio l’imprenditore di Montaldo Torinese spiegherà nel dettaglio il piano di azione ai sindacati, Filcams, Fisascat, Uiltucs. «Vogliamo garanzie sul futuro dei lavoratori. L’azienda ci ha assicurato che non si perderà neanche un posto, ma noi vigileremo con attenzione», spiega Michele Recanelli della Filcams Cgil. L’intesa prevede la nascita di una newco e il passaggio nella nuova società sia delle quote che dei dipendenti. Fin qui tutto bene. Ma a preoccupare i rappresentanti dei lavoratori è che Borello da 40 anni è una rimasto una «mosca bianca» nel panorama della media distribuzione. «Non solo per qualità dei prodotti ma anche per il rispetto dei lavoratori — afferma Stefania Zullo di Fisascat — Nei supermercati Borello le persone sono assunte quasi tutte a tempo determinato. Nel settore invece il 20% sul totale. Non vorremo trovarci di fronte a brutte sorprese in casa Unes, che conta in Piemonte una trentina di punti vendita».
Per ora il cambiamento sarà sugli scaffali dove cresceranno i prodotti Unes e quelli marchio Viaggiatore Goloso. Poi ci sarà spazio anche per ipotizzare un’espansione, mantenendo l’insegna Borello. Di che tipo, si vedrà. Borello ha sempre puntato su una crescita ragionata, senza seguire le mode. Quando tanti, dopo la «sbornia» degli ipermercati nella cintura tornavano ad aprire in centro città, con format piccoli, quasi negozi sotto casa, lui ha iniziato ad andare nei paesi. In questi giorni ci sono aperti i cantieri per Condove e Ciriè per nuovi negozi Borello.
Alla fine ha sempre avuto ragione lui, con un utile annuo di quasi 4 milioni di euro e più di 160 milioni di ricavi. Quanto a Fiorenzo Borello c’è chi, e sono in tanti, è pronto a scommettere che non andrà in pensione, ma rimarrà in azienda, almeno per una prima fase. Del resto, l’ex ragazzo cresciuto in cascina, «tra polli e conigli» dove ha trascorso l’infanzia con i genitori contadini con tre fratelli e sorelle, ancora oggi è sul pezzo. Sveglia all’alba, caffè veloce e subito al lavoro, operativo in magazzino, tra i bancali come in ufficio.
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7 febbraio 2026
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