di
Paolo Conti

Molti davano per certa la cacciata di monsignor Micheletti, ma il parroco è anche rettore del Pantheon (che nel 2025 ha portato nelle casse della diocesi 10 milioni di euro)

Nell’intricata vicenda del volto dell’angelo «sosia» della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella basilica di san Lorenzo in Lucina a Roma, si intersecano mille diversi piani di lettura che svelano scontri di potere culturale e anche religioso. Un contesto molto frequente nella Città Eterna dove il Vaticano, come si è visto con il Giubileo 2025, continua inevitabilmente a esercitare un ruolo da protagonista. E che questa volta ha avuto soltanto due protagonisti: il parroco Daniele Micheletti e il sagrestano restauratore Bruno Valentinetti. Sin dal primo giorno, ma la conferma è arrivata ieri, entrambi hanno agito in piena autonomia e senza informare nessuno delle loro iniziative. Provocando uno scontro, molto vellutato e diplomatico, che ieri è apparso evidente per chi sappia muoversi nell’Impero dei Segni.

Due giorni fa, nel furore del caso del volto della Vittoria alata nella cappella dedicata a Umberto II, si era arrivati a un accordo. Ovvero che qualsiasi decisione sul ripristino dell’affresco originale del 2000 realizzato dal sacrestano e restauratore Bruno Valentinetti sarebbe stata adottata dopo un tavolo di confronto tra il Vicariato (la basilica è anche parrocchia della parte più significativa del centro storico di Roma), il Fec (Fondo Edifici di Culto del ministero dell’Interno, proprietario dell’edificio) e la Soprintendenza statale speciale per Roma Capitale, guidata da Daniela Porro. Invece nulla, parroco e restauratore hanno agito autonomamente.



















































Quando comincia a circolare la foto originaria e si scopre che il viso di Meloni è stato cancellato dal ministero della Cultura parte una nota in cui si legge che «alla luce della cancellazione del volto della decorazione … in accordo col ministro Giuli, la Soprintendente Speciale di Roma, Daniela Porro, ha fatto presente al rettore della Basilica che per qualsiasi intervento di ripristino è necessaria una richiesta di autorizzazione al Fondo edifici di culto del ministero dell’Interno, al Vicariato, alla Soprintendenza con accluso bozzetto dell’immagine». In sostanza la Soprintendente speciale Daniela Porro dice: «Voi non potete decidere di cambiare a vostro piacimento la decorazione pittorica di un luogo tutelato come la Basilica, non è una proprietà privata, dovete chiedere il permesso». Come ha già spiegato Porro in diverse occasioni quegli affreschi del 2000 di Valentinetti non sono vincolati in alcun modo: ma la tutela riguarda il contesto della basilica, un bene prezioso. Per capirlo, basta osservare l’altare maggiore dove campeggia il grande, splendido crocifisso di Guido Reni.

Passa qualche ora e arriva una nota del Vicariato che volutamente non contiene alcun accenno a ipotetici ordini impartiti «dal Vaticano» per la cancellazione del volto, così come sostiene Valentinetti. Tanto che l’incipit specifica che l’iniziativa viene presa «in merito alle recenti notizie riguardanti le modifiche apportate all’opera pittorica all’interno della parrocchia di san Lorenzo in Lucina». Anche qui, tradotto: gli uffici del cardinale vicario Baldo Reina non hanno dato alcuna disposizione, noi ne abbiamo avuta solo notizia.

Quando si è scoperto l’angelo con il volto di Meloni molti davano per imminente la cacciata del parroco. Ma chi conosce i meccanismi della chiesa romana sussurra: nella diocesi non si arriverà a uno scontro diretto con il parroco, lui è anche rettore del Pantheon, secondo l’accordo sul biglietto a pagamento il 70% degli introiti va al ministero, il 30% alla diocesi, quei soldi transitano nei suoi uffici, nel 2025 ci sono stati 6 milioni di turisti con un biglietto a 5 euro. Mancano ancora dati ufficiali conclusivi degli incassi del 2025 ma non è assurdo immaginare un incasso per la diocesi tra gli 8 e i 10 milioni che arriveranno nella contabilità della rettoria del Pantheon. Ovvero di monsignor Daniele Micheletti, rettore del Pantheon e parroco di san Lorenzo in Lucina.


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5 febbraio 2026 ( modifica il 5 febbraio 2026 | 07:17)