Firenze, 7 febbraio 2026 – Non è più solo la necessità a spingere i cittadini verso i ‘compro oro’, ma una precisa strategia di capitalizzazione. Con le quotazioni del metallo prezioso che hanno toccato vette storiche, fino a 150 euro al grammo, non sono solo i meno abbienti a decidere di vendere, ma anche le classi medie, che vogliono magari acquistare un altro monile o semplicemente incrementare la liquidità. Così in Toscana si registra un vero e proprio assalto alle attività di compravendita, che può essere svolta dai ‘compro oro’, ma anche dalle gioiellerie. Molti operatori, però, esercitano senza la necessaria iscrizione al registro obbligatorio. A lanciare l’allarme Nunzio Ragno, presidente di Antico, l’Associazione nazionale tutela il comparto oro, che rappresenta l’attività di tutti i soggetti della filiera, dai produttori ai commercianti, al dettaglio e all’ingrosso, fino all’investimento.
Il boom delle quotazioni, fino a 150 euro al grammo
A dettare il ritmo di questo nuovo assalto, abbiamo detto, è il valore di mercato dell’oro. “Il metallo una settimana fa ha sfiorato i 5.500 dollari l’oncia, toccando dunque i 150 euro al grammo“, spiega Ragno. “Attualmente la quotazione oscilla sui 133 euro, ma prevedo che possa tornare stabilmente a 150 euro entro l’estate 2026”.
Questa impennata ha generato un incremento del 30-40 per cento nelle attività di scambio. A cambiare è anche l’identikit del cliente: “Non è più solo chi è in difficoltà”, sottolinea Ragno, “ma anche il cittadino medio che vuole vendere oggetti obsoleti per capitalizzare, magari sotto forma di permuta per acquistare un gioiello nuovo”.
Il calcolo del divario: migliaia di operatori “invisibili”
Il dato che preoccupa l’associazione nazionale è la discrepanza numerica tra chi effettivamente compra oro usato e chi è iscritto all’Oam, l’Organismo degli agenti e mediatori, del cui consiglio fa parte la stessa associazione Antico. L’Oam ha sede a Roma, che è sotto la vigilanza di Banca d’Italia e del ministero dell’Economia, è una fondazione di diritto privato che esercita una funzione pubblica.
In Italia esistono tra le 12mila e le 15mila gioiellerie e la stragrande maggioranza di queste effettua acquisti di oro usato dai privati. Ad oggi, però, gli iscritti al registro nazionale Oam, tra gioiellerie e compro oro, sono solo 4.180. Anche contando le “unità locali”, ovvero le singole filiali, si arriva a meno di 7mila punti vendita.
Stesso andamento si riscontra in Toscana, dove le attività iscritte all’Oam sono appena 320.
Il rischio dell’abusivismo e le sanzioni penali
Esercitare la compravendita di oro usato senza iscrizione non è una semplice svista. “Molti non sanno o sottovalutano il rischio – avverte il presidente di Antico – ma chi viene sorpreso dalla guardia di finanza affronta conseguenze penali“. L’iscrizione, al contrario, ha costi contenuti (circa 200-300 euro annui) e garantisce il rispetto delle norme antiriciclaggio, come la corretta compilazione delle schede e la fotografia degli oggetti acquistati. Tra l’altro, aggiunge il presidente di Antico, “bisogna prepararsi perché una nuova normativa antiriciclaggio entrerà in vigore l’anno prossimo”. “Stiamo facendo convegni – sottolinea – per spiegare che non si potrà più vendere un oggetto di valore importante da 10-15mila euro, senza assolvere a determinati adempimenti che entreranno in vigore per i gioiellieri e per i beni d’arte, non solo per l’usato. Oggi c’è un dislivello: per un Rolex d’acciaio da 20mila euro non si deve fare alcun adempimento, mentre per un braccialetto da 600 euro da un compro oro sì. Il legislatore europeo sta affinando questa normativa”.
Come difendersi
Per il consumatore il rischio è quello di affidarsi a operatori che non garantiscono la tracciabilità richiesta dalla legge. Il consiglio del presidente Ragno è di verificare sempre la regolarità del negozio. “La consultazione del registro Oam è pubblica e accessibile a tutti sul portale online dell’organismo”. Verificare il nome del soggetto prima di cedere il proprio oro è una garanzia di legalità e sicurezza sia per il cittadino che per il mercato.