di
Teresa Cioffi
Il patron dei market piemontesi. «L’operazione è ancora in corso». Cresciuto come ex garzone di macelleria, ora tranquillizza i suoi lavoratori. La sua azienda produce 165 milioni di ricavi
«Ho già fatto una riunione con i miei ragazzi. Ho garantito davanti ai responsabili che Borello continuerà a esserci». Fiorenzo Borello, il signore degli scaffali 100% piemontesi, li chiama «ragazzi». Anche se poi aggiunge: «C’è anche chi è con noi da quarant’anni». Il fondatore del marchio, che ancora prima di diventare imprenditore è cresciuto come ex garzone di macelleria, ora tranquillizza i suoi lavoratori. Spiega che nessun posto di lavoro è a rischio. Lo fa dopo che l’azienda, 165 milioni di ricavi, ha comunicato ai sindacati che «nell’ambito di un più ampio processo di riorganizzazione preordinato alla eventuale cessione totalitaria delle quote societarie a favore di Unes Max, Borello intende sottoscrivere un aumento di capitale della costituenda società a responsabilità limitata per ora denominata genericamente Newco».
Il 2026 si era aperto con un primo cambio di passo, ovvero con la fine della partnership con Pam a favore del gruppo milanese Unes. Era stato comunicato che l’obiettivo consisteva «nell’arricchire l’esperienza d’acquisto dei consumatori locali unendo la qualità e la varietà dei prodotti Unes alla profonda conoscenza del territorio che Borello ha costruito negli anni». Si trattava quindi di ampliare la gamma senza tradire la filosofia del marchio, unica realtà piemontese in un settore dominato dai giganti della grande distribuzione. Così i prodotti dell’insegna parte del Gruppo Finiper Canova erano entrati nei 52 punti vendita di Borello. Ora la collaborazione diventa qualcosa di più, con una cessione delle quote a favore di Unes.
«L’operazione — si legge nella nota trasmessa ai sindacati –—dovrebbe presumibilmente perfezionarsi entro giugno». Da qui la preoccupazione dei circa 800 lavoratori e di Filcams, Fisascat e Uiltucs che chiedono garanzie sul futuro. «L’insegna rimane, faremo le cose insieme — dice l’imprenditore —. Il lavoro continua e non c’è nessuna intenzione di lasciare qualcuno a casa. C’è un mondo da costruire e che, in questo momento, stiamo ancora costruendo».
L’operazione con Unes, spiega, è in definizione: «Dobbiamo ancora fare la perizia giurata, creare la Newco, vendere delle quote. Ma potranno anche non essere tutte le quote e, comunque, saranno di proprietà al 100% di Borello». Nella nuova società c’è da capire quale ruolo effettivamente ricoprirà l’imprenditore. Qualcuno lo vorrebbe presidente, oppure potrebbe diventarne consigliere. In qualsiasi caso, garantisce la propria presenza ai vertici. E se da una parte assicura che «il cliente non si accorgerà di nulla, abbiamo già riscontrato un grande apprezzamento verso il prodotto Unes», dall’altra ribadisce che i suoi lavoratori non hanno da temere: «Come faccio a mandare a casa del personale? Ieri mattina sono andato a vedere un locale per aprirlo. Noi stiamo assumendo, facciamo decine di colloqui al giorno. C’è chi vuole crescere e noi permetteremo di farlo».
Fiorenzo Borello, che in oltre 50 anni ha costruito un impero ma sempre local, non ha mai nascosto le difficoltà del settore: «La distribuzione oggi è un vero pasticcio — aveva dichiarato qualche tempo fa —. Anche quella alimentare. Noi abbiamo gli stessi problemi di tutti: prezzi impazziti, costi dell’energia alle stelle. La nostra fortuna è che abbiamo azzeccato formato, piccole dimensioni e qualità, location intelligenti, quando tanti puntavano sul prezzo bassissimo e sulle grandi dimensioni». Ora il marchio si trasforma. Per crescere, fa intendere il fondatore. «E chi mi conosce lo sa —conclude l’imprenditore —. Resterò in azienda fino alla fine».
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8 febbraio 2026
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