di
Giovanna Maria Fagnani
Hanno 23 anni e mezzo milione di follower, lavorano per un’agenzia di Manchester, una studia Giurisprudenza e l’altra un master in Corporate Finance (con una borsa di studio per merito): «Così riusciamo a pagarci l’affitto e la vita a Milano»
La mattina a lezione. A esaminare bilanci, analizzare criteri di valutazione degli investimenti o discutere di «global administrative law» e diritto bancario. In pausa pranzo, via di corsa per partecipare a un fitting di Victoria’s Secret o di un altro brand, scattare foto per una campagna pubblicitaria o incontrare un’azienda che propone una collaborazione. Poi il rientro in università, spesso con trucco e acconciatura nuovi. E poi la palestra, la cena e, dopo cena, di nuovo sui libri. È frenetica l’agenda di Martina e Giulia Albini. Ventitré anni, sorelle gemelle, influencer (mezzo milione di follower tra Instagram e TikTok dove sono «@legemels»), modelle per un’agenzia di Manchester, frequentano la Bocconi. Originarie di Padenghe sul Garda, nel Bresciano, tre anni fa si sono trasferite a Milano per studiare.
Martina, che l’anno scorso si è laureata in economia e management, è iscritta al master in Corporate finance (con una borsa di studio per merito). Giulia, dopo il primo anno in Cattolica, ha seguito la sorella in Bocconi e frequenta Giurisprudenza. L’anno scorso si sono trasferite in Spagna per fare un master nell’industria del lusso all’università di Les Roches. Un ateneo dove il dress code elegante e formale è obbligatorio. Perfetto per due giovani che sui social mostrano come anche il mondo dell’alta finanza o la giurisprudenza internazionale si possano coniugare con il glamour. «È l’unica cosa su cui dibattono i nostri follower sui social: c’è chi ci commenta che andare all’università non è andare a una sfilata di moda, ma io sono convinta che non si possa andare a lezione vestiti in tuta. Vestirsi in una maniera professionale, adeguata all’ambiente, porta risvolti anche sulla produttività» dice Martina.
In effetti, questo è davvero l’unico «rimprovero» che i follower fanno sui social. A differenza dei profili di moltissime influencer, che lavorano con brand di moda, il loro profilo non è invaso da commenti sessisti, proposte hot, critiche aspre e così via. Perché i contenuti sono diversi e anche la community. Si parla di moda, suggerimenti di look, certamente, ma gli #adv non abbondano. Anzi, c’è perfino chi dice: «Perché non dicono mai le marche?». Anche al campus della Bocconi capita che qualcuno le fermi per un selfie. O che qualcuno si faccia avanti per chiedere di uscire «ma sempre in maniera gentile, mai avuto brutte esperienze» dicono.
Il successo sui social, che le ha portate al lavoro di modelle, è arrivato per caso. «Li usavamo come i nostri coetanei, ma all’inizio la cerchia era ridotta ai nostri familiari ed amici. Noi siamo sempre state molto chiacchierone e delle amiche ci hanno parlato un giorno di TikTok, social che non conoscevamo. Abbiamo scaricato la app e dopo un paio di giorni passati a guardare i video degli altri, abbiamo deciso di esserne anche noi partecipi e abbiamo pubblicato un video ironico sulla realtà di avere una sorella gemella. È andato virale, ci scrivevano persone entusiaste, dicendo di rivedersi in noi. Da lì non ci siamo più fermate. Ci siamo rese conto nel tempo di avere un pubblico che ci ascoltava e allora abbiamo pensato che sarebbe potuta diventare anche un’occasione di lavoro». Una prima agenzia le recluta come «talent». Poi, la proposta di un’agenzia di Manchester, che le recluta come fotomodelle. «Non possiamo sfilare in passerella, siamo troppo basse», scherzano. «Lavoriamo per brand di abiti, skincare, gioielli. Le campagne sono destinate ai mercati internazionali».
Ma, anche se ora, grazie a questi due lavori, sono perfettamente in grado di pagarsi l’affitto della casa e la vita a Milano senza più contare sull’aiuto dei genitori, il successo sui social non le distrae dagli studi universitari. «Sui social ci raccontiamo in modo autentico. Mostriamo le nostre giornate per invogliare le ragazze, soprattutto quelle più giovani di noi, a dare il meglio di sé, a studiare. Noi puntiamo moltissimo sulla nostra formazione. E condanniamo chi ha come modello il successo effimero di balletti su TikTok o peggio ancora le piattaforme di contenuti per adulti come Onlyfans. Collaboriamo solo con brand che condividono i nostri principi e valori. Preferiamo la qualità delle collaborazioni alla quantità».
La passione per la moda? Viene da mamma Lara, che insieme al papà, Marco e ai nonni, sono i loro fan numero uno. «Da piccole mamma ci faceva vedere “I love Shopping”, è il nostro film del cuore». Non vanno pazze, invece, per «Il Diavolo veste Prada». «Certe storture e stereotipi che appaiono in quel film ora che lavoriamo nella moda le abbiamo viste davvero. Amici nell’ambiente? Abbiamo amicizie molto solide fuori dai social e da quel mondo». Come scelgono i contratti? Giulia, che fa giurisprudenza, li esamina. Martina, invece, fa i calcoli. «Sono io la ragioniera della famiglia» dice. Dopo vari traslochi, vivono in porta Romana. «I nostri genitori lavorano in campo immobiliare, ma abbiamo voluto fare tutto da sole. E conosciamo la fatica anche di altri nostri compagni di università nel trovare un alloggio. Abitiamo vicino a Giannasi, che fa piatti buonissimi, e ci spostiamo a piedi, amiamo camminare. Resteremo a Milano anche finita l’università».
Una vita in simbiosi, la loro. «Avere una sorella gemella è come avere una migliore amica sempre con te» dicono. E dai video traspare l’amore che le lega. Non si separano quasi mai, a parte quando fanno le vacanze coi fidanzati (ma è un continuo mandarsi messaggi o video). «Studiamo sempre insieme, nella stessa stanza. Se una ha un esame, l’altra l’accompagna. I traguardi li festeggiamo insieme». Non litigano (quasi) mai per i vestiti: «Se un brand sceglie due look diversi, ognuna sceglie quello che le piace meno, per lasciare il migliore all’altra». I loro video sono sempre spiritosi: pillole di vita di due sorelle impegnatissime.
«Anche da bambine volevamo fare sempre molte cose. Abbiamo studiato danza classica per anni e questo ci aiuta nel pilates». A scuola Martina ha fatto il liceo scientifico e Giulia quello delle scienze umane nello stesso istituto: il Paola di Rosa a Lonato. «Un liceo dove abbiamo avuto ottimi docenti, abbiamo un bel ricordo di loro, in particolare del prof di filosofia». Come tutte le nuove generazioni, hanno un’attenzione alla sostenibilità. Dai brand ricevono una marea di prodotti da provare. Ma ciò che non serve viene ridistribuito. «Ad amici e familiari in primis, anche se con papà è più difficile: al massimo per lui vanno bene dei profumi unisex. Ma per fargli un regalo lo abbiamo portato allo stadio a vedere la Juve». E a volte di questi regali ne beneficiano anche i compagni di università. «Qualche giorno fa una di noi aveva un esame. Quando è finito, l’altra si è presentata all’uscita con una valigia piena di prodotti di bellezza, da regalare ai compagni. Così un momento di tensione si è stemperato in allegria».
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8 febbraio 2026
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