di
Chiara Maffioletti

L’attrice ha conquistato tutti con la sua esibizione: «Una sfida con il corpo, ma per fortuna c’era la mamma, una stella polare. Sono arrivata a Milano che non stavo neanche in piedi. Ero in fibrillazione»

Sabrina Impacciatore ha passato il giorno dopo la sua sorprendente performance alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi in aeroporto. Ed è proprio in uno scalo tra un volo e l’altro, che risponde. «Non so neanche dove mi trovo, sono in piedi per miracolo», ammette. «Ho dormito credo un’ora e dieci in tutto e non dormivo da una settimana. Sto tornando negli Stati Uniti con ancora con le trecce d’oro e d’argento tra i capelli, non sono riuscita a toglierle».

Che emozione è stata esibirsi di fronte a tutta quella gente?
«Ancora sto cercando di elaborare, era come se fossi in trance. Non ho capito bene cosa sia successo. Il mio numero è andato un po’ in ritardo, perché la parata è durata più del previsto, quindi io ero nel mio camerino in fibrillazione. Avevo fatto il riscaldamento ormai un’ora prima, avevo il terrore di stirarmi… quando poi è arrivato il momento di uscire ricordo solo tutte le preghiere e tutti quelli a cui a cui le ho fatte, perché per sicurezza mi sono rivolta a varie entità».



















































Non ha solo interpretato un ruolo, sul palco ha corso, ha ballato…
«È stata una sfida con il mio corpo. Tra l’altro, mi ero infortunata sul set la scorsa settimana quindi ero ulteriormente in ansia. Dovevo girare una scena in cui ero a bordo campo a insultare un arbitro, invece, seguendo un istinto animale che purtroppo mi governa, ho fatto invasione di campo a freddo e ho giocato a calcio per mezz’ora con i tacchi. Mi sono strappata tutta, poi sono caduta a quattro di bastoni e mi sono infortunata la schiena. Sono arrivata a Milano che non potevo neanche stare in piedi. Di conseguenza non dormivo la notte, ero agitatissima. La sensazione era quella di dover sfidare il mio corpo».

Sfida vinta, non crede?
«L’immagine di tutta quella gente era potentissima, il cuore ha iniziato a battermi così forte che ho detto: adesso uscirà dal petto e si vedrà. Non sapevo come calmarmi. Prima di iniziare continuavo a muovermi per scaldare i muscoli, poi pregavo, poi mi mettevo il burro di cacao ossessivamente, poi facevo degli squat e pregavo ancora. È una sensazione difficile da spiegare, in cui senti anche una solitudine assoluta, proprio l’essenza della solitudine: hai a che fare con la tua più grande paura che è la paura di cadere, di fallire, di deludere, di non essere all’altezza… e puoi contare solo su di te».

La voce si spezza. Si è commossa?
«Sì, poi sono stanca e mi capita di più. Mi sono commossa perché in quel momento ho proprio sentito il calore dei 26 ballerini che erano in scena con me, ragazzi che ho amato perdutamente, con cui ho parlato tanto. Volevo comunicare loro l’importanza di essere lì per veicolare un messaggio d’amore di cui il mondo ha così tanto bisogno in questo momento».

Sul palco esprimeva emozione e molta gioia. Era così?
«Ho provato una gioia molto profonda per la possibilità di esprimere quello che sento, che è legato al senso della vita, per me. Volevo raccontare un viaggio: il mio personaggio parte sola, non ha amici, è isolata e insicura. Ma il viaggio la porta dalla solitudine all’appartenenza, dall’insicurezza all’empowerment. È un viaggio verso la libertà. Quando decido di prendere il controllo decido anche di essere libera, libera di essere me stessa e di accogliere anche gli altri».

Questo viaggio di una persona che si sente inadeguata ma che poi si prende dei rischi, dona il suo cuore, e conquista il mondo, sembra un po’ anche la sua storia, no?
«È vero, ma me ne sono resa conto solo molto dopo. Abbiamo lavorato molto in team e ho contribuito alla creazione della mia coreografia, attraverso un vero lavoro di squadra. Mi chiedevo se questo messaggio sarebbe arrivato e oggi sento che è stato tutto miracoloso».

Ha voluto con lei sua mamma. Cosa le ha detto?
«Mia madre è la mia stella polare: non la vedevo da un mese e mezzo, quindi incontrarci a Milano è stata già una grandissima emozione. Alle prove avevo un terrore che non si può definire: pensavo che questa performance avrebbe segnato la fine del mio momento magico, immaginavo una caduta colossale, in mondovisione. Questo fino a quando ho visto mia madre che piangeva in maniera irrefrenabile, non riusciva neanche a parlare, salvo poi dire: Sabrina, è bellissimo».

Una gioia nella gioia, no?
«Sì, anche perché lei è molto obiettiva. È stato divertente quando le ho fatto vedere una prova di trucco e parrucco e le ho chiesto di dirmi cosa ne pensasse: lei non voleva offendere nessuno, allora è rimasta tipo statua di sale e ha iniziato a emettere delle vocali. Ho capito che dovevamo cambiare».

Ha letto i commenti alla sua esibizione?
«Mi sono arrivati talmente tanti messaggi che non riuscirò mai a rispondere a tutti. Mi hanno chiamato le mie agenti americane, solitamente molto serie e professionali. Ecco, urlavano. Dicevano: “Sabrina, qui è esplosa una bomba! Adesso andremo a Broadway”. E i colleghi di The Paper (serie Sky di cui Impacciatore è protagonista, ndr.), assieme alla troupe, hanno seguito assieme la cerimonia. Mi sento molto orgogliosa di essere italiana».

È riuscita a vedere altri momenti della cerimonia?
«Tutta la prima parte, ed è stato anche quello che mi ha dato lo slancio. Iniziare con i ballerini della Scala è stata una scelta di rarissima eleganza. Poi ho amato Matilda De Angelis e l’omaggio a Fellini, ma è stato tutto veramente emozionante».

Quale è la sua posizione su Ghali?
«Avevo il camerino di fronte al suo. Posso solo dire che il mio cuore è con Ghali, con la famiglia di Ghali e con quello che Ghali rappresenta. Sono solidale con lui e mi sento profondamente orgogliosa che sia cittadino italiano. Spero che come Ghali ce ne siano tanti altri, anzi, questo è proprio un sogno che lancio nell’universo perché per me noi siamo tutti i figli dello stesso Dio. Sogno un mondo così, perché con le differenze, le discriminazioni e la mancanza di rispetto, il nostro si sta ammalando in una maniera gravissima. Noi abbiamo il dovere di creare degli anticorpi: è ciò che dà senso alla mia vita e anche alla mia arte».

8 febbraio 2026 ( modifica il 8 febbraio 2026 | 16:02)