di
Diana Cavalcoli
Come spiega l’Agenzia delle entrate può accedere al «regime speciale per lavoratori impatriati» anche chi trasferisce la propria residenza in Italia, pur continuando a lavorare in smart working alle dipendenze di un datore di lavoro estero
Rientrare in Italia e continuare a lavorare in smart working per una società con sede in Germania, nel Regno Unito o in altro Paese è compatibile con l’agevolazione fiscale prevista per i lavoratori impatriati. Lo conferma l’Agenzia delle Entrate con l’interpello n. 2 del 13 gennaio 2026: ciò che conta, si legge, non è l’essere assunti da un datore italiano, ma che l’attività lavorativa sia svolta prevalentemente sul territorio italiano, anche con contratto con impresa estera. In definitiva, può accedere al «regime speciale
per lavoratori impatriati» anche chi trasferisce la propria residenza in Italia, pur continuando a lavorare in smart working alle dipendenze di un datore di lavoro estero «a partire dal periodo d’imposta in cui avviene il trasferimento in Italia».
Il regime per gli impatrati
Il regime agevolato riconosce una tassazione ridotta al 50 % del reddito da lavoro dipendente o autonomo prodotto in Italia, fino a un limite annuo di 600.000 euro di imponibile. Il beneficio si applica per cinque anni fiscali a partire dall’anno in cui si trasferisce la residenza fiscale in Italia (quindi per chi rientra alla fine del 2025 la fruizione scatterà per il 2026). La norma, che garantiva vantaggi più ampi prima dell’intervento del governo Meloni, è pensata per attrarre in Italia lavoratori altamente qualificati dopo un periodo trascorso all’estero. Tra i requisiti indispensabili: non essere stati fiscalmente residenti in Italia nei tre anni precedenti il rientro, possedere elevata qualificazione o specializzazione, e l’impegno a mantenere la residenza fiscale in Italia per almeno quattro anni.
Il caso specifico
Nel caso sottoposto a interpello, la contribuente – laureata in ingegneria gestionale, trasferitasi inizialmente nel Regno Unito e poi rientrata in Italia nel settembre 2025 – ha stipulato un contratto a tempo indeterminato regolato da un contratto collettivo italiano con una società che ha sede legale a Berlino, lavorando da remoto dall’Italia. Il Fisco ha confermato che, qualora siano soddisfatti tutti i requisiti di legge, il regime agevolato può essere riconosciuto. Nonostante la riforma del 2024 abbia ridotto rispetto al passato il livello dell’esenzione (in precedenza si poteva arrivare anche al 70-90 % con possibilità di estensioni), il regime dei lavoratori impatriati resta un incentivo significativo per chi decide di tornare in Italia dopo un’esperienza all’estero.
8 febbraio 2026 ( modifica il 8 febbraio 2026 | 16:24)
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