di
Greta Privitera

L’attivista dovrà scontare quasi 18 anni in prigione. Il figlio Ali: «Sono devastato»

Da Parigi, la voce rotta di Ali Rahmani: «Sono devastato, è una notizia terribile». Se sei il figlio di una delle donne più coraggiose d’Iran, a tua volta ti tocca essere forte abbastanza per reggere le conseguenze delle azioni eroiche di tua madre. «Grazie di cuore, non smettete di parlare di lei. Il regime deve rilasciare tutti i prigionieri politici», dice il ragazzo di 19 anni. È arrivata una nuova, terribile, condanna per Narges Mohammadi ingegnera, attivista e Premio Nobel per la Pace

Sei anni di carcere per «assembramento e collusione contro la sicurezza nazionale» e un anno e mezzo per «propaganda contro il regime». Come se non bastasse: due anni di esilio interno nella città di Khusf, e altri due di divieto di viaggio. Con queste nuove accuse, «la nostra Narges deve scontare più di 17 anni in prigione, e 154 frustate», ci scrive un’amica da Teheran. 



















































La Fondazione che ha il suo nome racconta che dopo settimane di isolamento e interruzione totale delle comunicazioni, al 59esimo giorno di silenzio, Mohammadi è riuscita a parlare con l’avvocato, Mostafa Nili. Il 12 dicembre è stata arrestata a Mashhad, per avere partecipato alla cerimonia funebre di Khosrow Alikordi, attivista trovato morto in circostanze sospette.

 Il 2 febbraio Mohammadi ha iniziato uno sciopero della fame che ha interrotto ieri a causa del peggioramento delle condizioni fisiche. Nella breve chiamata, ha raccontato di essere stata trasferita in ospedale solo tre giorni fa. Ma è già tornata dietro le sbarre. 

Mohammadi ha avuto un infarto, soffre di dolori toracici, ipertensione e ha gravi problemi alla schiena. Prima di essere ri-arrestata, è stata ai domiciliari per un anno: «La detenzione è una minaccia per la vita». 

Per capire il suo coraggio: ieri è stata portata davanti al Tribunale Rivoluzionario di Mashhad, dove ha rifiutato la difesa perché convinta che la magistratura della Repubblica islamica non abbia legittimità. «Vede questi procedimenti come una mera farsa con un finale prestabilito. Ha sempre detto: “Non parteciperò a un processo teatrale”. Non ha pronunciato una sola parola, né ha firmato un solo documento. Li ha lasciati soli nella loro commedia», racconta Taghi Rahmani, il marito . 

Sempre il figlio ricorda l’ultimo mese iraniano segnato dai massacri ordinati dagli ayatollah. Ogni giorno emergono nuovi dettagli, nuove storie della strage. Il sindacato delle maestre e dei maestri ha pubblicato un lungo elenco di nomi di bambini uccisi durante le proteste: sono duecento. G

8 febbraio 2026 ( modifica il 8 febbraio 2026 | 22:34)