di
Valentina Iorio

In un’e-mail inviata allo staff Lewis ha affermato: «È il momento giusto per farmi da parte». Le proteste dopo il licenziamento di quasi un terzo della redazione

Il ceo del Washington Post, Will Lewis, si è dimesso pochi giorni dopo il licenziamento del 30% del personale compresi 300 giornalisti, vale a dire quasi un terzo della redazione. La decisione è stata annunciata sabato dall’azienda di proprietà del fondatore di Amazon, Jeff Bezos, con una nota. In un’e-mail inviata allo staff e condivisa sui social media da uno dei giornalisti del quotidiano americano, Lewis ha affermato: «È il momento giusto per farmi da parte». L’ex ceo non ha fornito ulteriori dettagli sulla sua decisione, limitandosi a dire di averlo fatto «per garantire il futuro sostenibile del Post». L’azienda ha fatto sapere che Jeff D’Onofrio, già direttore finanziario del Washington Post, è stato nominato amministratore delegato ad interim.

Un annuncio inaspettato

L’annuncio delle dimissioni di Lewis ha colto di sorpresa molte persone al Post, secondo il New York Times. Mercoledì Lewis era apparso in riunione e non aveva dato alcun segno di volersene andare. Il giorno dopo era stato fotografato a San Francisco a un evento pre Super Bowl. La sua partecipazione all’evento è stata fortemente criticata dai dipendenti del Post, vista la decisione di chiudere la sezione sportiva del quotidiano nell’ambito dei tagli annunciati nei giorni scorsi.




















































I licenziamenti

Circa 300 giornalisti del Washington Post su 800 hanno perso il lavoro. I tagli riguardano tutti i settori, ma in particolare la redazione Sport, che è stata quasi chiusa, e la sezione Libri, completamente eliminata. Cancellato anche il podcast quotidiano Post Reports. Tagli drastici hanno coinvolto anche la redazione Metro, che si occupa di coprire Washington DC, Maryland e Virginia, e gli uffici di corrispondenza. I corrispondenti in Ucraina e Medio Oriente sono stati licenziati in tronco. La corrispondente da Kiev Lizzie Johnson, ha ricevuto la mail di licenziamento mentre stava lavorando dal fronte ucraino. «Sono appena stata licenziata dal Washington Post in una zona di guerra. Non ho parole», ha scritto sui social. Marty Baron, ex direttore del Post, ha definito il maxi-piano di licenziamenti come «una delle pagine più buie nella storia di una delle più grandi testate giornalistiche del mondo».

L’arrivo di Lewis al « Washington Post»

Jeff Bezos aveva assunto Lewis all’inizio del 2024 con l’incarico di trasformare il Washington Post, dopo anni di perdite finanziarie e di lettori. Lewis, già caporedattore del Daily Telegraph, dal 2014 al 2020 ha ricoperto il ruolo di ceo di Dow Jones ed editore del Wall Street Journal. Dopo aver lasciato Dow Jones, ha co-fondato The News Movement, testata nata con l’obiettivo di informare le nuove generazioni direttamente sulle piattaforme social, come TikTok, Instagram e YouTube.

Il piano di ristrutturazione e lo scontro con Sally Buzbee

Nel maggio 2024, Lewis aveva annunciato di voler creare una terza redazione del Post, focalizzata sui social media e sul giornalismo di servizio. Questa iniziativa non si è mai concretizzata. Nello stesso anno, l’allora direttrice del Post Sally Buzbee ha dato le dimissioni, ufficialmente perché in disaccordo con questa ristrutturazione interna. Ma il New York Times, in seguito, ha rivelato che dietro questa decisione c’era dell’altro.  Lewis aveva tentato di insabbiare il suo coinvolgimento nello scandalo delle intercettazioni illegali utilizzate da alcuni tabloid per spiare celebrità come il Principe Harry, Guy Ritchie e Hugh Grant. Negli atti giudiziari veniva citato anche il tabloid News of the World, che faceva capo alla  News Corporation di Rupert Murdoch, società per cui allora lavorava anche Lewis. Buzbee, prima donna alla guida del Post, ha deciso di pubblicare comunque l’articolo che citava Lewis e poco dopo si è dimessa. I cambiamenti introdotti da Lewis, oltre ad aver creato una frattura tra il ceo e la redazione, finora non hanno portato ai risultati auspicati neanche in termini finanziari. Come ricorda il New York Times, il Washington Post non ha ancora raggiunto quella redditività costante a cui aspirava il proprietario Bezos.

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8 febbraio 2026 ( modifica il 8 febbraio 2026 | 12:41)