di
Massimiliano Nerozzi

Come a Bergamo, la squadra di Spalletti non riesce a concretizzare le tante occasioni e va sotto di due gol. McKennie accorcia, poi il colpo di testa del difensore

Per le emozioni è stata una notte da Super Bowl, in cui s’è visto di tutto: una Juve che ha fatto (gioco) e ha disfatto (gol presi da codice penale), che s’è ritrovata sotto 2-0 tra un fine primo tempo e un inizio di secondo dantesco e che ha segnato il touch-down del pareggio nel recupero del recupero. Con una zuccata da centravanti di Kalulu su cross di Boga, uno di quelli che ha cambiato la notte, insieme all’insistenza di Zhegrova, dentro all’intervallo perché Conceicao, il prescelto, aveva sentito qualcosa cigolare. Visto che l’altra rete era stata di McKennie, tanto per restare in ambito Nfl (di cui il texano è patito), siamo alle solite: gol dei centravanti, David per tutta la partita, Openda nel finale, n0n pervenuti. Nel frattempo, l’Allianz aveva visto l’Inferno dell’1-3 divorato da Noslin, che aveva spedito il pallone a riveder le stelle.

A lungo, è stato il copia-incolla di tante serate, da Cagliari a Bergamo, tre giorni fa, in cui Madama macinava ma non quagliava: ieri sera, 63 per cento di possesso palla e — udite, udite — 34 tiri, ma solo 8 nello specchio. Tra pasticci, ribattute, errori di mira. C’era pure un aggravante, se stavolta i bianconeri s’erano fatti quasi due gol da soli: su un’imperdonabile leggerezza di Locatelli il primo, e sul ridislocamento della difesa il secondo, con Cambiaso (bruciato da Isaksen) che non aveva ancora disfatto le valige, traslocando da trequartista a terzino destro. Dopodiché, bravissima la Lazio ad approfittarne, è una qualità pure questa. Sul racconto era pesato pure un errore di Guida (e ancor più grave della Var) che non aveva visto Gila travolgere Cabal, sull’innesco della rete poi annullata a Koopmeiners (per fuorigioco): a occhio, un rigore più che sospetto. 



















































A futura memoria, si stava sullo 0-0. Fino alla stoccata di Pedro (deviata da Bremer), per lo 0-1, i bianconeri avevano scritto un romanzo forse a tratti confusionario, ma appassionato, con due occasioni pulite: la gran zuccata di Bremer messa in angolo da Provedel e quella alta di David. Poi, Spalletti veniva tradito dal fuoco amico: Locatelli si fa scippare da Maldini, dopo averne sentito il contatto e disporre di tutta la visuale e il tempo per liberarsi del pallone; e il bis di Isaksen, con la difesa in déshabillé. Lucio era partito con un 4-2-3-1 molto «liquido» che aveva sorpreso pure Sarri («giocano a quattro», aveva bofonchiato). 

Cabal a sinistra per coprire Yildiz e Cambiaso da vice Conceicao, a modo suo, entrando molto dentro al campo, dove si incrociava e scambiava con McKennie. In una fase di impostazione che vedeva abbassarsi Locatelli, a volte tra Bremer e Koop, aprendo per le avanzate di Kalulu, nello spazio lasciato libero dai tagli di Cambiaso, appunto. Mansioni più che posizioni. È così che i bianconeri erano arrivati spesso in area, ma senza mai trovare il peso specifico e il fiuto per fare la differenza: un film già visto. Aspettando la Roma, la Juve resta quarta e, sabato, sfida l’Inter: ripetere gli stessi errori sarebbe fatale.

8 febbraio 2026 ( modifica il 8 febbraio 2026 | 23:21)