di
Guido De Franceschi
Al ballottaggio trionfa António José Seguro con il 66,6%. L’ultrà André Ventura, pur sconfitto con un ampio margine, ha potuto godere di una grande vetrina
André Ventura, il leader del partito di estrema destra Chega (che vuol dire «Basta») ha potuto godere di una grande vetrina. Ma poi, com’era previsto dai sondaggi, il ballottaggio con cui ieri si decideva il prossimo presidente del Portogallo è stato vinto con ampio vantaggio (66,6% a 33,5%) dal socialista António José Seguro. L’affluenza, al 50% (al primo turno era stata del 52,4%), è stata piuttosto alta rispetto al consueto, benché il Paese fosse stato colpito da tempeste ed esondazioni che hanno causato alcune vittime e gravemente afflitto intere regioni: in 3 comuni, troppo ammaccati perché vi si potessero allestire i seggi, circa 30.000 elettori voteranno domenica prossima.
Ventura aveva cercato di sfruttare il disastro naturale, affermando che il governo lo aveva gestito male e che le elezioni avrebbero dovuto essere posticipate per non trattare da portoghesi di serie b gli abitanti delle zone più colpite dall’acqua. E aveva lamentato di aver subito una «campagna di cancellazione». Al contrario, Ventura ha avuto molta visibilità. Ma è vero che attorno a lui, che ha un atteggiamento iconoclasta verso i fondamenti della democrazia portoghese nata dalla Rivoluzione dei garofani del 1974 e ha affermato che al Paese «servirebbero tre Salazar», alludendo con leggerezza al dittatore che lo governò per 36 anni, si è formato un cordone sanitario.
Pur senza entusiasmo, gli «avversari» arrivati terzo, quarto e quinto al primo turno — il liberale João Cotrim de Figueiredo, l’ammiraglio Henrique Gouveia e Melo (che ha corso da indipendente) e il candidato del Partito socialdemocratico (Psd), che, a dispetto del nome, è il grande partito del centrodestra tradizionale, Luís Marques Mendes — avevano tutti e tre invitato a votare per il socialista Seguro.
E se il Psd e il suo leader — il premier in carica Luís Montenegro, umiliato dal pessimo risultato del «suo» uomo — non hanno dato indicazioni di voto, oltre a Marques Mendes anche molti altri big del partito di centrodestra, dai sindaci di Lisbona e Porto ad Aníbal Cavaco Silva, che è stato capo del governo per 10 anni e poi presidente per altri 10, avevano invece dato il loro endorsement al candidato socialista.
Il 63enne Seguro ha stravinto il ballotaggio. Ma nessuno lo aveva visto arrivare. Dopo essere stato sconfitto nel 2014 dall’attuale presidente del Consiglio europeo António Costa nella battaglia per la guida dei socialisti, il neopresidente aveva lasciato la politica per dedicarsi all’insegnamento universitario e all’imprenditoria nel settore del turismo rurale a Penamacor, il paese dell’entroterra in cui è nato. Il suo stesso partito non era entusiasta della sua candidatura: non sembrava un vincente. E invece, con la sua moderazione un po’ noiosa si è rivelato l’uomo giusto per battere Ventura e la sua tonitruante propaganda contro gli immigrati, i gitani e i cantori di un sistema democratico che ripudia il passato autoritario del Paese.
Una propaganda che ha condotto Chega a essere il secondo partito in Parlamento e che attira non solo i nostalgici del regime e gli ultrà di destra (il 20 gennaio la polizia ha arrestato 37 persone affiliate a una pericolosa organizzazione neonazista, il Gruppo 1143, alcune delle quali erano state militanti del partito di Ventura) ma anche elettori che votavano socialista e comunista. Rivolgendosi a loro, Seguro in campagna elettorale ha detto: «Capisco il vostro risentimento».
La tenaglia della sinistra e della destra «tradizionali» per ora ha funzionato. Ma il 33,4% dei portoghesi ha votato per un candidato che promette di disarticolare il «sistema», qualunque cosa questo voglia dire e a costo di cavalcare ogni onda populista. E quindi Seguro, Montenegro e tutti quelli che di quel «sistema» fanno parte dovranno continuare a tenerne conto.
8 febbraio 2026
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