di
Giacomo Fasola

Il 9 febbraio, alle 6:30, l’Italia fa il suo esordio assoluto in un Campionato mondiale di cricket. Prima sfida a Calcutta contro la Scozia. Diretta tv su Sky

DAL NOSTRO INVIATO 
CALCUTTA (INDIA) L’Italia ai Mondiali di cricket. Questo scenario che fino a qualche anno fa poteva sembrare surreale diventerà realtà lunedì 9 febbraio alle 6:30 di mattina, quando la Nazionale scenderà in campo a Calcutta contro la Scozia in quella che per noi è una prima assoluta (la partita verrà trasmessa in diretta su Sky Sport).
 
Con oltre 2,5 miliardi di appassionati, il cricket è il secondo sport di squadra più seguito al mondo dopo il calcio, ma è diffuso in modo più irregolare: amatissimo in Inghilterra e nelle sue ex colonie, dall’Australia all’India, è poco praticato in Europa continentale. In Italia arrivò coi marinai britannici a fine Ottocento, per poi riapparire un secolo dopo con la prima ondata migratoria proveniente dal Subcontinente indiano.
 
La qualificazione della «patria di Paolo Maldini e Roberto Baggio» (è un titolo dell’Indian Express) ai Campionati mondiali T20 2026 è stata accolta con grande stupore nei Paesi in cui il cricket è una specie di religione. E forse con ancor più stupore in Italia, dove molti lo confondono con croquet e polo. Ma fino a che punto può spingersi la Nazionale? Chi sono gli Azzurri in campo? E soprattutto: come si gioca a cricket? Ecco una guida completa per tifare l’Italia ai Mondiali.

Le regole del gioco

«Il cricket è l’unico sport che riesci a spiegare solo quando hai già finito di giocarlo», si dice in Inghilterra. Conviene allora partire dal baseball, più familiare per il pubblico italiano: entrambi sono sport «di mazza e palla» in cui la partita si articola nelle due fasi di attacco e difesa. 



















































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Nel cricket lo scopo dei battitori, che scendono in campo a coppie, è segnare punti colpendo la pallina e correndo fra le linee di battuta poste davanti ai wicket (tre paletti di legno su cui poggiano due barrette). L’obiettivo della squadra in difesa, invece, è eliminare i battitori. In tre modi: colpendo il wicket con il lancio; prendendo al volo la palla dopo la battuta; oppure colpendo il wicket mentre i battitori corrono. L’inning termina quando sono stati eliminati dieci battitori, oppure quando sono stati effettuati tutti i lanci previsti (il numero cambia a seconda del formato). 

A quel punto, la squadra che era in attacco passa in difesa e viceversa. Vince la partita chi mette a segno più punti.

Italia ai Mondiali di cricket, la guida completa: le regole, i ruoli, la durata delle partite e le possibilità degli Azzurri

I ruoli in campo

Sono fondamentalmente quattro: batter (battitore), bowler (lanciatore), all rounder e wicket keeper. Non si tratta di ruoli fissi, perché chi nel turno di difesa lancia poi va in battuta; e chi se la cava bene in entrambe le specialità si chiama, appunto, all rounder. 

Il wicket keeper è invece l’unico giocatore con guantoni e gambali: raccoglie le palle mancate dal battitore e può eliminarlo colpendo il wicket prima che rientri nella sua linea di battuta. Fondamentale è poi il fielding, che consiste nel cercare di prendere al volo o comunque di intercettare la palla colpita dal battitore. 

Qualche altro termine tecnico utile per seguire una partita in tv: il pitch è la striscia centrale del campo dove avvengono lanci e battute; il boundary è il confine del terreno di gioco; il six è la battuta che supera il boundary senza toccare terra e vale sei punti (se invece rimbalza prima di uscire ne vale quattro, mentre ogni corsa dei battitori vale un punto).

Le tre formule

Non esiste un’unica forma di gioco ma tre, diverse per durata e strategie. I Test match sono quelli tradizionali che si disputano nell’arco di cinque giorni; negli ODI, One Day International, la partita termina dopo 50 over (300 lanci); e poi c’è il Twenty20, il formato più breve e spettacolare che vediamo nei Mondiali in corso in India e Sri Lanka. 

In questa formula, introdotta nel 2003 per velocizzare il gioco e adeguarlo ai tempi televisivi, l’inning dura 20 over (120 lanci) e la sfida si conclude in circa tre ore. A rendere popolare il T20 è stata l’Indian Premier League, che in pochi anni è diventata una delle leghe sportive più ricche al mondo: un giocatore può guadagnare fino a tre milioni di euro per due soli mesi di torneo. La consacrazione arriverà nel 2028 con le Olimpiadi di Los Angeles, che segneranno il ritorno del cricket ai Giochi dopo 128 anni.

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Dove si giocano i Mondiali

L’edizione 2026 del Campionato del Mondo T20 si disputa in otto sedi: Delhi, Mumbai, Calcutta, Bangalore, Chennai e Ahmedabad in India; Colombo e Kandy in Sri Lanka. La scelta delle due nazioni ospitanti ha ragioni anche politiche, dal momento che da anni India e Pakistan non disputano sfide bilaterali nei rispettivi Paesi. 

Organizzare tutte le partite del Pakistan in Sri Lanka, però, non è servito a evitare le tensioni. A inizio gennaio il Bangladesh ha infatti comunicato che non avrebbe giocato in India: ufficialmente per tutelare la sicurezza dei suoi giocatori, secondo molti osservatori per via delle relazioni sempre più fredde fra i due Paesi. 

A questo punto il Pakistan ha preso le parti dei bengalesi, offrendosi di ospitare i loro match, ma la federazione internazionale ha negato ogni spostamento. Risultato? Il Bangladesh è stato escluso, mentre il Pakistan ha minacciato di boicottare l’attesissima partita con l’India prevista per il 15 febbraio.

Chi sono gli Azzurri

Il capitano è sudafricano, tra i più forti ci sono due coppie di fratelli australiani e i «giocatori locali» sono cingalesi e pachistani residenti in Italia. La Nazionale azzurra è un crogiolo di lingue e culture diverse in cui il nostro Paese fa da denominatore comune. 

Australiani e sudafricani sono figli e nipoti di italiani emigrati dopo il secondo Dopoguerra. Gli altri sono immigrati, arruolabili in Nazionale perché per le regole internazionali del cricket bastano tre anni di residenza continuativa nel Paese. 

Quali sono i nomi da tenere d’occhio? I battitori Wayne Madsen e JJ Smuts; i lanciatori Grant Stewart e Crishan Kalugamage; gli all rounder Ben Manenti e Zain Ali, che secondo il viceallenatore azzurro Kevin O’Brien ha grandi margini di crescita: «Ai giocatori del campionato italiano manca l’esperienza a livello internazionale, non  il talento» dice al Corriere.

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Il girone dell’Italia e le favorite

Gli Azzurri sono stati inseriti nel girone C insieme a Scozia, Nepal, Inghilterra e Indie Occidentali. Per l’Italia, numero 27 del ranking e Cenerentola del torneo, la partita teoricamente più abbordabile è quella contro gli scozzesi, già battuti nelle fasi di qualificazione e ripescati all’ultimo per sostituire il Bangladesh. 

Anche il Nepal (a Mumbai il 12 febbraio) è alla portata della nostra Nazionale, mentre inglesi e caraibici (a Calcutta il 16 e 19 febbraio) sembrano di un altro livello. Ma come dice il capitano azzurro Madsen, «il T20 è molto imprevedibile e basta poco per far girare una partita». Per passare alla seconda fase servirà concludere il girone tra le prime due.
 
La vittoria del torneo se la giocheranno probabilmente le tre superpotenze: India, Australia e Inghilterra. In seconda fila ci sono Nuova Zelanda, Sudafrica e Pakistan. La finale si giocherà l’8 marzo nel Narendra Modi Stadium di Ahmedabad, che con i suoi 132.000 posti è il più grande impianto di cricket del mondo. Se però tra i finalisti ci sarà il Pakistan, la partita verrà spostata al più piccolo R. Premadasa Stadium di Colombo. A meno che le dispute fuori dal campo non riservino altre sorprese.

8 febbraio 2026 ( modifica il 8 febbraio 2026 | 19:35)