Al Bano apre la sua agenda. Davanti a sè ha mesi impegnativi: da Striscia la notizia a Verissimo. Poi «ho serate in Russia, Azerbaijan, Germania. Il ragazzo ancora tira», scherza con il quotidiano Libero.





Il figlio a Crans Montana

Parla di tutto, di guerre e guerriglie e ancora di Crans Montana come di un pericolo scampato. «Mio figlio poteva essere in quella festa maledetta. Eravamo tutti lì, mia figlia Cristel festeggiava il 40esimo compleanno. Una tragedia incredibile in un Paese super organizzato. Mio figlio ha studiato per due anni in Svizzera, andava ogni settimana proprio in quel locale con gli amici, non aveva mai notato niente di strano».





Sanremo

Poi con Alessandra Menzani si torna a parlare di Sanremo. Ma non attacca. Soprattutto quando viene fatto il nome di Carlo Conti: «No comment, ma gli auguro un grande Sanremo, fa parte del Dna italiano». E alla domanda se il prossimo Festival lo condurrà nuovamente Amadeus… «Non ho una risposta, certo che ebbe un successo che pochi s’immaginavano. C’è gente che rivedrei con molto piacere. Mi riferisco Paolo Bonolis». Al Bano soffre di “sanremite”. «Sì, non mi passera mai, un male “psicologico”. Sa, quando iniziavo a guardarlo da piccolo per me era come evadere in un mondo fatto di musica, di gara, di emozioni. Noi non avevamo niente, a Cellino San Marco non avevamo nemmeno l’organo nella chiesa. Mio padre aveva barattato il grano per comprare una radio. Poi ho fatto la scuola media e le magistrali, ma la “sanremite” non è passata…». Il suo Festival di Sanremo «peggiore fu quello del 2017. Avevo una canzone bellissima, Di Rose e Di Spine, ma è stata cacciata dalla gara. Ho avuto però due rivincite: è stata scelta come simbolo e melodia per una campagna contro i tumori e poi Elisabetta Sgarbi l’ha usata come sigla della Milanesiana». Il più bello invece è stato «quello che ho vinto con Romina nel 1984, con Ci sarà. Appena ho sentito questo brano ho capito che sarebbe stato trionfale. Persino quando il sarto è venuto a cucire il mio abito ho sentito odore di vittoria». L’ultima sua apparizione all’Ariston risale a Sanremo 2015, fuori gara con Romina per una reunion per cantare Felicità. Fu record d’ascolti. Se gli riproponessero di farla? «Non saprei, perché no? Dipende da cosa propongono, siamo artisti»





L’Eurovision

Se mai tornasse al Festival, se mai dovesse vincerlo (con Felicità non ci riuscì: «Ma poi divenne un inno mondiale»), Al Bano non direbbe di no all’Eurovision. E c’è un motivo. «Non si può condannare un popolo perché una parte del governo politico ha deciso di fare quello che ha fatto. Stesso discorso con gli sportivi. Gli artisti e gli atleti, non sono guerriglieri e non sono identificabili con l’intera Nazione. Non capisco l’intelligenza dove va a finire certe volte».




Ultimo aggiornamento: lunedì 9 febbraio 2026, 10:41





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