di
Massimo Massenzio
Alex Manna, il killer della 17enne, lo ha accusato per depistare le indagini. Il racconto di Naudy: «Non capivo cosa stesse succedendo»
Naudy Carbone ha origini guineane, ha 39 anni e da 36 è stato adottato da una famiglia di Nizza Monferrato. È un musicista, diplomato al conservatorio di Genova, suona la batteria e il pianoforte e ha collaborato con jazzisti famosi. In passato è stato accusato di molestie ed è stato obbligato a frequentare il Centro di salute mentale. Nella notte fra venerdì e sabato ha rischiato di essere linciato da un commando di una cinquantina di improvvisati «giustizieri». Dopo il ritrovamento del cadavere di Zoe Trinchero, Alex Manna lo ha indicato come il possibile assassino e un gruppo di ragazzi, accompagnati da un paio di adulti, ha cercato di raggiungerlo nella sua casa al quinto piano di una palazzina popolare.
Che cosa ha pensato in quel momento?
«Era l’una e mezza, stavo dormendo e sono stato svegliato dai rumori che arrivavano dalle scale. Qualcuno era sul pianerottolo altri in strada, armati di bastoni. Non capivo cosa stesse succedendo, ma ho chiamato il 112 e dopo pochi minuti è arrivata una pattuglia dei carabinieri. Mi sono barricato e loro da fuori urlavano “esci nero di m…a” ».
Lei non sapeva ancora cosa fosse successo.
«L’ho scoperto dopo. Non conosco quella povera ragazzina e nemmeno la persona che mi ha accusato. Mi hanno portato in caserma, dove ho chiarito la mia posizione. Sono stato tutta la sera a casa, ho lavorato sull’iPad e ho ordinato una pizza a domicilio. Ho lo scontrino».
Si è fatto un’idea del motivo per il quale l’hanno incolpata ingiustamente?
«Sembra tutta una manovra orchestrata. La cosa peggiore è che nessuno ha avuto dubbi sulla mia colpevolezza».
Non è la prima volta.
«Mi imputano tutte le cose peggiori che sono successe qui a Nizza. Una ragazza mi ha accusato di molestie e per quello frequento un percorso terapeutico, ma non ho fatto nulla».
Come si sente adesso?
«Male. Io sono italiano, parlo piemontese e vivo qui da sempre. Ho subito episodi di razzismo in passato, ma non ho mai avuto la sensazione di essere straniero. Da qualche tempo, invece, le mie presunte fragilità psichiche sono diventate un comodo alibi per puntare il dito contro un innocente. Di colore ovviamente».
Non ha ancora sporto querela. Adesso vuole delle scuse dalla città?
«Le scuse sarebbero opportune, ma di sicuro un confronto sarebbe più produttivo. Vorrei spiegare a chi mi accusa di essere pericoloso chi sono veramente. Ma non so se ne avrò la possibilità».
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9 febbraio 2026 ( modifica il 9 febbraio 2026 | 12:41)
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