di
Livia Gamondi
L’aspettativa di vita è passata da due anni e mezzo a quasi dieci anni. L’immunoterapia sta cambiando la cura, consentendo ai pazienti una buona qualità del vivere, con meno ricoveri in ospedale
Per anni la parola «cancro» è stata impronunciabile. Fino a poco più di dieci anni fa, si preferiva usare «brutta malattia» o «lunga malattia», quasi a esorcizzare una diagnosi che lasciava poco spazio alla speranza. Oggi, i tumori sono sempre più curabili e, insieme alle terapie, è cambiato anche il linguaggio: non è un segnale casuale, ma lo specchio di una trasformazione resa possibile dalla ricerca, anche per quelle forme che un tempo sembravano non avere futuro. Nel 2025 in Italia si stimano circa 390mila nuove diagnosi di tumore, ma il dato si accompagna a una tendenza alla diminuzione e, soprattutto, a un calo complessivo del 9 per cento dei decessi negli ultimi dieci anni. Numeri che raccontano una nuova fase: non solo nella medicina, ma anche nel modo di parlare e pensare al cancro.
Dal 2015 ad oggi, l’aspettativa di vita di chi ha ricevuto una diagnosi di mieloma multiplo è passata da due anni e mezzo a quasi dieci anni. E questo vuol dire molto per i pazienti e le loro famiglie: in Italia sono circa seimila590 i nuovi casi, soprattutto persone over 70, poco più gli uomini rispetto alle donne.
Mieloma multiplo, che cos’è
«A volte inizia con un dolore acuto alle ossa o con un forte mal di schiena che non recede con gli antinfiammatori – spiega Alessandro Corso, direttore della U.O.C di Ematologia all’Ospedale di Legnano. In alcune persone compaio fratture inspiegabili, problemi renali, infezioni. – E sottolinea – l’anemia è il campanello d’allarme che deve condurre a indagini diagnostiche approfondite».
Il mieloma multiplo è un tumore del sangue con un impatto profondo sulla vita di chi ne è colpito. La malattia nasce nel midollo osseo e prende di mira le plasmacellule, globuli bianchi fondamentali per la difesa dell’organismo dalle infezioni. Quando queste cellule subiscono una trasformazione genetica, iniziano a moltiplicarsi senza controllo, alterando l’equilibrio del midollo e ostacolando la produzione delle cellule sane. Le conseguenze sono spesso gravi: anemia, problemi di coagulazione, maggiore vulnerabilità alle infezioni e lesioni alle ossa. A complicare il quadro, le plasmacellule tumorali producono grandi quantità di anticorpi anomali, le cosiddette proteine monoclonali, inutili per il sistema immunitario e potenzialmente dannose per l’organismo.
«Nel mieloma multiplo le ricadute non sono infrequenti e ognuna è un po’ più seria – spiega Silvia Mangiacavalli, ematologa dell’U.O.C. di Ematologia dell’IRCCS Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia-. Ma oggi gli avanzamenti della ricerca ci hanno portato ad avere più terapie che possiamo prescrivere e questo ci ha fatto smettere di avere un atteggiamento rinunciatario. Ci occupiamo di pazienti anziani con la consapevolezza di poter somministrare terapie che possono essere ben tollerate e anche con una buona qualità di vita per dei tempi anche lunghi. Una domanda che ci viene spesso posta riguarda il futuro: “Mio figlio o mia figlia si sposerà l’anno prossimo, spero di poterla vedere”. La nostra risposta nella maggior parte dei casi è un sì senza esitazione».
Le nuove terapie
L’immunoterapia è la nuova frontiera della cura dei tumori e nel caso del mieloma multiplo deve essere in grado sia di colpire le cellule mielomatose sia di ripristinare l’attività antitumorale. Gli anticorpi monoclonali sono stati la prima forma di immunoterapia utilizzata per il trattamento del mieloma multiplo. Successivamente ne sono stati resi disponibili altri tra cui i coniugati anticorpo-farmaco (ADC), come belantamab mafodotin, approvato da Ema e in attesa della conclusione dell’iter regolatorio Aifa, che nel loro insieme danno origine a un potente agente oncolitico in grado di veicolare citotossine, altrimenti non tollerabili, direttamente sulle cellule tumorali dove viene rilasciato. Il vantaggio è oltre che essere efficace è ben tollerato.
«Il mieloma multiplo non è una sola malattia- spiega Silvia Mangiacavalli -, oggi siamo in grado di allungare la vita dei pazienti e il nostro obiettivo è di riuscire a tenere le persone lontane dall’ospedale con una buona qualità di vita e soprattutto con la possibilità di fare dei progetti per il futuro e di realizzarli».
«L’avanzamento della ricerca ci ha portato a dei risultati molto buoni per i pazienti- spiega Alessandro Corso – quello che ci aspettiamo è di avere un controllo a lungo termine della malattia e guadagnare qualità di vita. Inoltre, uno degli obiettivi a cui puntiamo è di arrivare alla cosiddetta MRD, malattia minima residua, per poter sospendere la terapia. È già avvenuto in ematologia e dunque non è un sogno irrealizzabile».
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9 febbraio 2026 ( modifica il 9 febbraio 2026 | 14:59)
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