Nell’era dell’intelligenza artificiale i mestieri tradizionali restano indispensabili. Le grandi aziende tech entrano in competizione per assicurarsi i talenti

Fino a qualche generazione fa si trattava di un mestiere tramandato di padre in figlio: si cominciava direttamente dalla pratica, accumulando col tempo e l’esperienza i «trucchi del mestiere». Oggi il lavoro dell’idraulico e quello dell’elettricista acquistano una dignità tutta nuova: diventano profili ricercati, sono chiamati a seguire corsi di aggiornamento all’interno delle aziende per cui lavorano. Questo accade perché è in atto un’impennata nella costruzione dei data center, le infrastrutture fisiche in cui «prende vita» l’intelligenza artificiale, che risucchiano enormi quantità di acqua ed energia e richiedono forza lavoro specializzata sia per la costruzione che per la manutenzione. Ma è proprio il personale che scarseggia: a mancare sono soprattutto elettricisti e idraulici, tanto che secondo il Bureau of Labor Statistics, tra il 2024 e il 2034 negli Stati Uniti mancheranno in media 81 mila elettricisti ogni anno, mentre il numero di quelli assunti crescerà del 9% nel prossimo decennio. Profili dunque ricercatissimi quelli degli idraulici e degli elettricisti, al pari, se non di più, dei ricercatori e degli ingegneri specializzati.

Perché è difficile trovare idraulici ed elettricisti

Chris Madello, rappresentante internazionale della United Association, un sindacato che riunisce gli idraulici, afferma che i data center stanno richiedendo più personale che ogni altro settore dell’industria e che con la crescita dell’intelligenza artificiale la domanda di lavoratori qualificati è destinata ad aumentare.
Ma perché mancano così tanti idraulici ed elettricisti? «Sono anni che in America manca la manodopera edile» denuncia Anirban Basu, chief economist della Associated Builders and Contractors. Secondo Basu la causa principale è il cambiamento generazionale: queste competenze prima passavano di padre in figlio, mentre oggi chi lavora nel settore incoraggia i figli a studiare e laurearsi. Ciò fa sì che molti lavoratori qualificati stanno raggiungendo l’età della pensione.
Basu parla di uno «tsunami d’argento», una metafora utilizzata per descrivere l’invecchiamento della popolazione: c’è un’onda travolgente di persone anziane, che si associa a un calo delle nascite. A questo si aggiunge un ulteriore fattore di competizione: le grandi aziende tech che costruiscono data center devono contendersi i talenti con gli altri comparti dell’edilizia: la costruzione di alloggi, ospedali, fabbriche, infrastrutture energetiche. Tutti settori che a loro volta fanno fatica a trovare manodopera.



















































Le grandi aziende tech cercano talenti

Anche l’Italia sta cercando di accelerare nella costruzione dei data center. Realtà al momento localizzate soprattutto nel Nord Italia, ma che non sono paragonabili ai grandi impianti di elaborazione americani: quelli di maggiori dimensioni consumano come una città da un milione di abitanti. E all’interno di queste enormi aziende si sta delineando una vera e propria «caccia ai talenti», che include elettricisti, idraulici e termoidraulici. Google ha annunciato la scorsa primavera una donazione all’Electrical Training Alliance, per aiutare 100 mila elettricisti ad aggiornare le loro competenze e formare 30 mila nuovi apprendisti entro il 2030. Un progetto che, secondo la multinazionale, avrà un impatto significativo sul settore nei prossimi anni. Secondo uno studio di McKinsey, tra il 2023 e il 2030 negli Stati Uniti serviranno 130 mila elettricisti qualificati in più, 240mila operai edili e 150mila supervisori nei cantieri. Ecco che nell’era dell’intelligenza artificiale, i mestieri tradizionali continuano a essere indispensabili.

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9 febbraio 2026