di
Massimo Massenzio

Il femminicidio di Nizza Monferrato, la sorella della 17enne uccisa: «La cercavamo disperati e lui era indifferente». La mamma di Alex: «È un bravo ragazzo»

«La discussione tra noi stava andando bene e stavamo chiarendo gli episodi che ci hanno fatto allontanare. All’improvviso, non so per quale motivo, le ho sferrato un pugno». Comincia così la drammatica — e contraddittoria — confessione di Alex Giuseppe Manna, il 19enne di Montegrosso d’Asti che venerdì sera, a Nizza Monferrato, ha ucciso Zoe Trinchero, 17 anni

Il movente del femminicidio, apparentemente, non esiste. Non riesce a spiegarlo neppure Alex, soprannominato «Billone», che ha smesso di studiare dopo la terza media, non lavora, ma possiede 5 moto da cross. Di fronte al pm della procura di Alessandria Giacomo Ferrando, il 19enne ha raccontato una storia confusionaria, ha ammesso il lucido tentativo di depistaggio e ipotizzato di essere stato drogato a sua insaputa: «Avevo bevuto una sola birra, forse dentro mi hanno messo qualcosa con effetti stupefacenti».



















































Il racconto di Alex

È solo la prima ipotesi fantasiosa di un racconto strampalato che comincia alle 20.40, quando Alex esce da casa della fidanzata e va a una festa organizzata nel garage di un amico: «Abbiamo bevuto, poi siamo andati a comprare da mangiare. A un certo punto io e Zoe ci siamo allontanati perché dovevamo chiarirci. Due o tre anni fa avevamo avuto una relazione, io l’avevo tradita e volevo chiarire per non perderla».

Il chiarimento

 I due ragazzi si staccano dal gruppo, vanno sulla balconata che si affaccia sul canale Nizza, dove Alex l’aggredisce: «L’ho colpita con la mano destra, in faccia — ammette —. È stato un pugno forte, facevo boxe e lei si è accasciata e respirava male. Tremava e da lì non ci ho più visto». L’assassino sostiene di essere stato preso dal panico: «L’ho presa dalla schiena e tirata dentro il letto del fiume. Anche io mi sono chiesto perché non ho chiamato i soccorsi».

La verità dall’autopsia

Un interrogativo che rimane senza risposta e adesso sarà l’autopsia a stabilire se Zoe fosse ancora viva e se si sarebbe potuta salvare. Un pensiero che non attraversa la mente di Alex: «Sono andato verso i miei amici al garage, mi chiedevano dove fosse Zoe, io ho fatto scena muta e un signore ci ha detto che c’era un corpo nel fiume. Sono andato nel panico, siamo scesi, Zoe non respirava e non aveva battito». 

Il depistaggio

Gli amici hanno spostato il corpo dall’acqua e chiamato i soccorsi, mentre Alex comincia a costruire il suo depistaggio: «Ho detto che era stato un ragazzo di colore ad aggredirla, cercando di scamparmela e sono andato a casa a posare la giacca. L’ho lanciata in soffitta quando ho sentito le sirene». Poi cambia ancora versione, come se stesse parlando di un videogioco: «Non le ho dato solo un pugno, ma è stata una raffica veloce, solo con il destro». 

L’intervento della fidanzata

Infine l’arrivo della fidanzata che lo convince a dire la verità, ma lui cambia ancora versione: «Non ho provato a baciare Zoe e non avevo interesse sessuale o sentimentale, ma abbiamo avuto un litigio quando abbiamo parlato del tradimento. Non l’ho lanciata, l’ho lasciata cadere». In paese sono invece convinti che la rabbia di Alex sia stata provocata da un rifiuto, un «no» che Alex non è riuscito ad accettare. Lui prova ad addossare la responsabilità ad altri: «Spero che tutto non sia stato causato dalle droghe, visto che alcuni amici si stavano fumando delle canne. Io ho smesso».

In paese

A Montegrosso, paese di origine delle famiglie di Alex e Zoe, nessuno riesce a credere a quello che è successo. La madre del 19enne si chiude nel cascinale sulla collina: «È un bravo ragazzo, ma per ora non posso dire di più». Ad Asti ieri sera molti amici di Zoe — e anche la maestra di Alex —, hanno partecipato alla manifestazione organizzata da Non Una di Meno, mentre a Nizza Monferrato la sorella della 17enne si è chiusa nel dolore insieme agli altri parenti: «Ora che sappiamo la verità, sembra impossibile che quel ragazzo sia riuscito a rimanere indifferente, mentre la famiglia, disperata, la cercava. Zoe aveva sempre il sorriso addosso, una cosa del genere non doveva capitare proprio a lei». 


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9 febbraio 2026 ( modifica il 9 febbraio 2026 | 13:20)