
Il criminologo (Christian De Sica) e il brigadiere (Lillo), protagonisti del giallo-comico Agata Christian
GIOCA CON I GRANDI CLASSICI DEL GIALLO il nuovo film di Eros Puglielli, che torna a dirigere la coppia Christian De Sica e Lillo Petrolo (neo co-conduttore di sanremo 2026) in Agata Christian – Delitto sulle nevi.
Il resto del cast di Agata Christian e il successo al box office
Nel quale troviamo anche Paolo Calabresi, Maccio Capatonda, Giorgio Colangeli, Sara Croce, Chiara Francini, Marco Marzocca, Enzo Paci e Alice Pagani. Aggiungete un incredibile Tony Effe, incluso tra i sospettati, e una breve partecipazione di Ilaria Spada in un ruolo perfetto per lei. Ingredienti e formula che si sono dimostrati (subito) vincenti. Il box office parla chiaro: su un podio tutto italiano, Agata Christian è secondo, a soli 100.000 euro dal primo, inossidabile Le cose non dette di Gabriele Muccino. Medaglia di bronzo a Lavoreremo da grandi di Antonio Albanese. Per la cronaca, quarto è Hamnet e quinto Buen Camino.

Christian De Sica nel film
La trama giallo-comica di Agata Christian
Tanto famoso quanto presuntuoso, Christian Agata (De Sica) è il criminologo più conosciuto del momento. Dopo l’ennesima ospitata televisiva – finita bruscamente, come nel suo stile – viene contattato dal giovane Walter Gulmar (Maccio Capatonda). È lo stralunato erede di una storica industria ludica che lo vuole come testimonial della riedizione del loro gioco da tavolo Crime Castle. Agata decide di accettare, e di raggiungerlo nella casa di famiglia in Valle d’Aosta (lo splendido Castel Savoia di Gressoney-Saint-Jean). Qui fa la conoscenza di una nutrita compagnia. Ovvero: il padrone di casa Carlo (Giorgio Colangeli) e sua moglie Laura (Ilaria Spada), la figlia India (Alice Pagani), vegana e spendacciona. E il giardiniere Elvio (Marco Mazzocca), l’assistente Serena (Chiara Francini), suo marito Olmo (Enzo Paci), il creativo dietro quasi tutti i giochi dell’azienda. Infine: il poco etico influencer youtuber One Shot (Tony Effe), la coppia di poliziotti locali composta da Candido Tarda (Paolo Calabresi) e il poco amato dagli animali Vanni Cuozzo (Lillo).
È con loro che il criminologo si trova a dover collaborare quando tutto precipita. Letteralmente: quella che doveva essere una semplice passeggiata al rifugio dei cinque asceti dell’anziano capo famiglia fieramente patriarcale, è funestata da una valanga. Alla quale seguono altre due morti. Unica cosa certa: l’assassino è uno degli invitati rimasti in vita. Tutti hanno interesse a bloccare la successione al vertice dell’azienda e i piani di vendita.
Recensione: il crime giocosamente all’italiana funziona
La comedy di Eros Puglielli non è solo una mera parodia di un genere dal grande pedigree, o il suo frettoloso rifacimento all’italiana. È vero: cita esplicitamente 10 piccoli indiani e Poirot e sfrutta l’onda lunga dei tre Knives Out disponibili su Netflix. Ma lo fa dando un taglio molto personale all’esperto detective, ben diverso dallo stiloso Benoit Blanc di Daniel Craig, ma anche dalle maschere indossate in passato da Christian De Sica. Che è davvero il fulcro del film. Insopportabile, egocentrico, inutilmente cattivo e nemico delle lasagne, il suo Christian spezza l’aplomb nato dall’isolamento nel quale si nasconde – e che pare soffrire – con improvvise cadute di stile, anche grossolane. Un po’ come fa lo stesso film, che si sviluppa in maniera elegante, con movimenti di macchina più avvolgenti e piani sequenza alternati a inserti slapstick più espliciti, per quanto non tutti riusciti. Al centro, il continuo botta e risposta tra De Sica e Lillo a dettare il ritmo dell’indagine, con gli altri personaggi ad avvicendarsi sulla ribalta, a turno, e a dare varietà a un noir “da camera” che evita di disperdersi grazie proprio alle scenette paradossali e alle improbabili ricostruzioni che di volta in volta accusano o scagionano questo o quel sospettato. Non tutte le gag risultano ugualmente efficaci, certo, ma la coerenza di fondo è salva e tutto porta al tradizionale redde rationem. Immancabile in una versione 3D del Cluedo citato dallo stesso regista, sia nella sua versione da tavolo sia in quella cinematografica (Signori, il delitto è servito, 1985). Solo uno dei tanti riferimenti e citazioni da riconoscere (divertendosi) nel corso del film: dallo storico Invito a cena con delitto a Febbre da cavallo, Fracchia e la belva umana, Vacanze di Natale, Frankenstein Junior, Gomorra e Posaman…

Lillo, De Sica e Paolo Portoghesi
Un film particolare, nella sua filmografia: una svolta nel curriculum?
In realtà sono convinto da sempre che il giallo e il thriller si abbinino perfettamente alla commedia, si prestano perfettamente all’umorismo. Nei paesi anglosassoni c’è questa tradizione: penso a Invito a cena con delitto e tutto quel mondo lì. È quello che facciamo nel nostro film.
Un Cluedo dal vivo, in qualche maniera: è un appassionato di giochi?
Di giochi da tavolo e di gialli, oltre che di comicità. Diciamo che in questo film c’è tutto il mio mondo. Anche se ultimamente evito il Risiko, perché ci ha portato a liti pesanti con gli amici. Siamo passati al Dixit. Però sì, i giochi da tavolo per me sono una passione, al pari dei film gialli.
Giochi a parte, nel film ha dovuto affrontare anche delle scene d’azione?
Come Tom Cruise! Ho saltato dei tronchi, e senza controfigure! Anche in Italia possiamo dimostrare di essere in grado di fare tutto noi. Il primo giorno siamo caduti subito in un crepaccio… Un aneddoto che racconteremo nelle prossime cene. Per anni.
Nel film ha anche una scena molto sensuale con la fidanzata di Maccio, Sara Croce: lei dice di non aver capito più niente quando l’ha vista…
Sì, anche se ormai mi sto un po’ allontanando da quel tipo di personaggio, di bello. Lo dico: faccio fatica. Ma niente: ce lo infilano sempre!
Il politicamente scorretto non può morire
Dopo il successo del buonista Buen Camino di Zalone, c’è speranza per chi fa ancora comicità “scorretta”?
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Il tema del politicamente scorretto, o di quello che viene definito politicamente scorretto, è un tema che mi sta a cuore. È il raccontare quello che accade veramente nella vita Se non puoi più raccontarlo in chiave comica, è un problema: diventa tutto finto. È come se vivessimo in un mondo finto, dove non esiste la scorrettezza: che invece nella vita c’è. Un attore comico deve raccontarla.